Il ricordo del loro segreto

I marrani secolarizzati, perseguitati e allontanati dalle loro tradizioni, costretti a fuggire da Spagna e Portogallo, erano come consegnati a se stessi, alle proprie scelte.

Tutto quello struggersi per una salvezza nell’ aldilà, quel sacrificare la vita, patire tormenti, finire sul rogo -perché mai? Chi l’ aveva ordinato?

Si iniziò a pensare che l’ unica legge doveva essere quella del guadagno: era nella vita terrena, nel tempo tra la nascita e la morte, che ciascuno doveva dar prova delle proprie capacità.

La diaspora marrana si protrasse per tre secoli raggiungendo il culmine attorno al 1680. Nei porti iberici, i profughi marrani, numerosissimi, erano pronti a imbarcarsi sul primo vascello per raggiungere le coste nordafricane, le città italiane o l’ Impero ottomano, dove, speravano, sarebbero tornati liberamente all’ ebraismo. Ma come poteva avvenire lo scambio tra mercanti che non si conoscevano? A prevalere fu la solidarietà tra i marrani anche perché l’ inquisizione non aveva interrotto la sua caccia.

…i marrani, avvolti dal sospetto e dalla diffidenza, accusati di essere fedifraghi, avevano dovuto imparare a fidarsi reciprocamente. Ciò che consentì quella straordinaria rete di collegamenti fu quindi la fiducia reciproca, lascito prezioso di un legame fraterno sviluppato nella clandestinità forzata.

Portogallo: dopo 500 anni, il ritorno degli ebrei. Niente antisemitismo e la vita ebraica rifiorisce con mikvé, scuole, negozi… (da: Bet Magazine Mosaico, 11 luglio 2016

Nella diaspora, gli ebrei, mostrando affinità ogni volta differenti, apparivano isole sparse, insieme unite e divise dal mare. L’ arcipelago dei marrani venne chiamato con un termine portoghese Nação. Divisi per riti, tradizioni, lingue, in esilio sull’ arcipelago, i marrani erano uniti dalla Nação.

Si consideravano appartenenti alla Nação non per un legame identitario che non avevano, bensì per lo stigma che ne aveva fatto l’ altro dell’ altro, il sospetto che ovunque li aveva inseguiti. Era la storia ad accomunarli, e il ricordo del loro segreto, che non li abbandonava, pur nelle loro molteplici differenze.

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Donatella Di Cesare, Marrani. L’altro dell’altro.

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