Un grande candelabro a sette bracci

Manoscritti ebraici copiati a Otranto

Dell’attività dei copisti ebrei otrantini restano due importanti manoscritti, uno dei quali, oggi conservato alla Biblioteca Palatina di Parma, racchiude una delle copie più antiche e autorevoli della Mishnà (La seconda legge, codice di diritto rabbinico alla base del Talmud), celebre per le sue glosse marginali in “giudeo salentino”. Il codice, redatto nell’XI secolo, fu corredato da spiegazioni di termini poco chiari dell’antica raccolta di diritto ebraico in un volgare italiano estremo-meridionale, scritti in caratteri ebraici.

Alcuni dei vocaboli, perlopiù interpretazioni di termini del lessico quotidiano, sono ancora oggi in uso nei dialetti salentini (ad esempi kòrnula=”carruba”; serrùla=”vasetto” ). Altri frammenti di opere (perlopiù trattati talmudici) copiate a Otranto sono stati recentemente reperiti in biblioteche e archivi dell’Italia centro-settentrionale, reimpiegati nelle legature di libri e faldoni notarili (soprattutto a partire dalla metà del XVI secolo, quando molti libri ebraici furono condannati dalla Chiesa, soprattutto a seguito della bolla papale Cum nimis absurdis di Paolo IV, che proibiva la circolazione del Talmud e ne ordinava la distruzione.     

Parma, Biblioteca Palatina, Ms. 3173, manoscritto della Mishnà con glosse in dialetto salentino, 1072 ca. (da: Guida al Salento ebraico)

Zurigo, Collezione Braginsky, Ms.35, Shabbetày, inno nuziale secondo il mihag di Corfù (da: Guida al Salento ebraico)

Otranto, Museo Diocesano di arte sacra, La stele funeraria in pietra calcarea contiene sette righe in greco e due in ebraico e porta inciso in alto a sinistra il candelabro a sette bracci. L’iscrizione riporta: Qui giace Glyka figlia di Sabino e di 〈…〉 deceduti prima di lei. Il loro riposo sia con i giusti. (da: Guida al Salento ebraico)

Nella cattedrale di Otranto fino alla metà del Cinquecento si continuarono a celebrare contemporaneamente riti secondo la tradizione latina e greco-ortodossa. Pare che all’esterno dell’edificio fosse stato installato un grande candelabro a sette bracci, che incuriosiva i visitatori provenienti da lontano. Certamente il legame tra la comunità cristiana e la relativamente numerosa comunità ebraica in città doveva essere forte, se in pieno XIV secolo un pellegrino diretto in Terra Santa, Jacopo da Verona, scrisse nel suo resoconto di viaggio in latino che nel giorno della celebrazione del Corpus Christi del 1346, mentre si trovava a Otranto, “tenni una predica al mattino e un’altra dopo l’ora nona, cui parteciparono numerosi ebrei che vivono in città insieme ai cristiani”…

+++++++++++++

Fabrizio Ghio-Fabrizio Lelli, Guida al Salento ebraico

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in FABRIZIO GHIO-FABRIZIO LELLI, Guida al Salento ebraico. Contrassegna il permalink.