Shalom ‘al mishkavà

Origini della presenza ebraica a Lecce

La frequentazione ebraica della città vanta una antichità sorprendente, fin dall’età imperiale romana. I primi ad insediarsi furono verosimilmente profughi dalla Giudea, migrati nella penisola già prima della distruzione del Tempio di Gerusalemme del 70 e.v. La popolazione ebraica di Lecce fu equiparata dalla legislazione di Onorio agli altri cittadini e godette di ogni diritto, tanto che, tra le prime testimonianze superstiti di ebrei locali, si trova la menzione  di un “Pater Lypiensium”, un dignitario leccese, citato nella più antica iscrizione funeraria ebraica datata. Rinvenuta nelle catacombe di Venosa, essa è graffita su intonaco e risale al 24 settembre 521. Il testo è in latino e in ebraico. 

Venosa, Catacombe ebraiche, Iscrizione di Augusta (da: Guida al Salento ebraico, di Ghio-Lelli)

“Hic requiescet Augusta uxor Boni vffiri laudabilis, filia Isatis Patris de Anciasmon nepus Symonatis Patris Lypiensium annorum XX (?) me(n)sum trium sub die VIII Kalendas Octobres indictione XV consulatus Valeri”.

In ebraico si legge poi:

“Shalòm ‘al mishkavà: Agusta amèn”.

Che in traduzione suona:

“Qui riposa Augusta, moglie di Bono, uomo degno di lode, figlia di Isas, Pater di Onchismos, nipote di Symonas, Pater di Lecce: aveva 20(?) anni, tre mesi, l’ottavo giorno delle calende di ottobre, nella XV indizione del consolato di Valerio”.

In ebraico: Pace sul suo giaciglio: Agusta, amen”.

La defunta sepolta a Venosa era figlia di un ottimate di Onchismos, l’odierna Saranda nel Sud dell’Albania, di fronte  Corfù, e nipote di un uomo importante di Lecce. La costante mobilità degli ebrei adriatici, che li portava ad attraversare più volte nella loro vita il Canale d’Otranto (secondo percorsi che restarono immutati per tutto il Medioevo), rende evidente l’importanza, per le comunità ebraiche salentine, dei rapporti commerciali e intellettuali tra centri pugliesi (la giovane Augusta, nipote di un ebreo leccese, viene sepolta a Venosa, centro di una comunità ebraica rilevante sin dall’epoca tardo-repubblicana) e balcanici (Augusta è figlia di un ebreo di Saranda).

Una scoperta archeologica, effettuata da una missione di scavo israeliana nella cittadina albanese, ha suffragato l’evidenza dell’iscrizione: è stata rimessa in luce infatti l’antica sinagoga di Onchismos, decorata a mosaico con simboli rituali simili a quelli rinvenuti nelle catacombe venosine. Risalente al V secolo e trasformato in chiesa già nel secolo successivo, l’edificio sarebbe stato costruito proprio da ebrei che facevano la spola tra Puglia e costa balcanica. Magari tra loro c’era anche il nonno leccese di Augusta.

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Fabrizio Ghio-Fabrizio Lelli, Guida al Salento ebraico

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