Il cognome “Abbenaini”

Carlo Abenaim, congedato dall’esercito perché ebreo, viene assunto come ingegnere dall’impresa di costruzioni Borini a Torino. Spesso torna a Pisa a far visita ai genitori, al ritorno si ferma a Genova in casa della  sorella Vanda e di suo marito, il rabbino  Riccardo Pacifici.

Il piccolo Emanuele, figlio della sorella Vanda, si trova nella Comunità Ebraica di Casale Monferrato dove il rabbino Raffaello Lattes e la moglie si prendono cura di lui e di altri ragazzi. Emanuele impara l’Hatarà Balak e come recitare l’Arvit, come mettere i tefillin.

Furono tutte cose che il rabbino Pacifici apprezzò molto quando andò a visitare il figlio nel giugno del 1943. Aveva con sé la sua personale sfida al regime, il suo libro Raccolta di Midrashim.  

Raccolta di Midrashim di Riccardo Pacifici (da:Torah.it)

A Genova in molti stimano il rabbino Pacifici, anche il cardinale Pietro Boetto che non ha mai sostenuto il fascismo. Il suo segretario, don Francesco Repetto, sarà insignito della medaglia dei “Giusti tra le Nazioni” dallo Yad Vashem.

Il sacerdote sostenne la rete clandestina di aiuti alla Delasem (Delegazione per l’assistenza degli Emigranti Ebrei) tanto che la Curia genovese funzionò a tutti gli effetti come la centrale per la distribuzione degli aiuti internazionali agli ebrei nell’Italia del Centro-Nord sino alla fine della guerra.

Il rabbino Pacifici, pur avendo 39 anni e due figli piccoli, decide di continuare a guidare la comunità e assistere i numerosi profughi provenienti dalla Francia del Sud. Nel novembre del 1943, Riccardo Pacifici viene catturato nella sinagoga dalle SS tedesche e trasportato ad Auschwitz e a nulla serve l’intervento del cardinale Boetto presso le autorità fasciste . 

Genova, Galleria Mazzini, Pietra d’inciampo dedicata a Riccardo Pacifici

Emanuele, figlio di Wanda e Riccardo Pacifici, studia nel collegio ebraico di Casale Monferrato. Viene salvato dalla cattura da parte delle SS, assieme agli altri ragazzi, dalla domestica Giuseppina Gusmano che li nasconde a casa propria. Nell’ottobre del 1943, Carlo porta con sé il nipote Emanuele a Rezzano di Calci, dove la famiglia Abenaim è conosciuta ed amata.

Rimasero al sicuro solo per una ventina di giorni. A fine ottobre venne affisso, a pochi metri dalla loro casa, un manifesto con una disposizione del Comune di Calci che intimava a tutte le persone di “razza ebraica” di presentarsi presso gli uffici comunali per autodenunciarsi. Chi non l’avesse fatto sarebbe stato arrestato e soggetto ad ammende pecuniarie.

Gli Abenaim sono gli unici ebrei a Calci. Inizia la fuga e l’affannosa ricerca di un rifugio nei conventi di suore e nelle case di religiosi che, per il sostegno della curia fiorentina, sono ormai piene a dismisura. Carlo, ospite di una famiglia di Arena Merato, è preoccupato, teme, nel caso che venga catturato, di mettere in pericolo anche la vita della madre e delle persone che lo ospitano.

Così decise di consegnarsi ai tedeschi, tacendo di essere ebreo, per essere arruolato quale manovalanza nella Todt in Italia e in Germania. Papà fu davvero fortunato. I tedeschi non si accorsero che aveva falsificato il suo documento ad arte.Il cognome “Abbenaini”non gli suonò né strano né ebreo..

Carlo deve recarsi a Piacenza.

Bombardamento del ponte di chiatte sul Po, 17 luglio 1944 (dal sito: PiacenzAntica)

…servivano mani forti e capaci per costruire un ponte a chiatte per colmare il vuoto lasciato dall’abbattimento, avvenuto il 17 luglio di quell’anno, da parte delle forze alleate. 

Wanda Boselli Abenaim

In questa città, Wanda Boselli, che diventerà sua moglie, trova per lui un alloggio presso la famiglia Bosi. Ma, ai primi di settembre, le truppe anglo-americane e i partigiani cacceranno da Pisa tedeschi e fascisti.

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Umberto Abenaim, ABENAIM. Una famiglia ebrea e leggi razziali 

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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