I fatti erano ancora troppo vicini

Liliana Picciotto, storica del CDEC (Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea) di Milano ha scritto la prefazione al libro intitolato Abenaim, dal nome della famiglia dell’autore, Umberto Abenaim.

Questo libro, un piccolo “lessico famigliare”, scritto da Umberto Abenaim, ci riporta con il suo racconto nel cuore dell’Italia ebraica. Quell’Italia ripudiata nel periodo 1938-1945 da un governo che condannò gli ebrei all’umiliazione di vedersi dipinti sui giornali come malfattori, alla mortificazione di essere radiati dall’esercito, alla disperazione di non poter continuare il proprio lavoro. Il secondo periodo, quello dell’occupazione tedesca e della formazione della Repubblica Sociale Italiana, a partire dall’autunno del 1943, fu, se possibile, ancora peggiore…

Si tratta di un bellissimo libro, ricco di foto e documenti, non solo storia di una famiglia ebrea della borghesia toscana dagli anni che precedettero il periodo fascista sino ai giorni nostri, ma anche testimonianza delle sofferenze patite dagli ebrei italiani durante la persecuzione nazista.

A rivelarmi la verità furono, durante la mia adolescenza, alcuni indizi. Erano gli anni 60. Anni, nei quali non era ancora naturale, quantomeno in Italia, parlare di Auschwitz perché i fatti erano ancora troppo vicini per essere affrontati  lucidamente. Era troppo forte il dolore di chi era stato perseguitato, catturato ed internato ed era ancora vivo per poterlo raccontare.

Scrive l’autore nel prologo che da bambino non sapeva nulla delle origini della sua famiglia, nessuno parlava di ciò che aveva vissuto negli anni terribili di prima e durante la guerra e delle sofferenze patite.

In questo mio lento cammino verso l’ebraismo ho trovato il desiderio di ricostruire la vita di mio padre, Carlo Abenaim, e della sua famiglia. Sono fatti che, altrimenti, sarebbero rimasti invisibili, intrappolati nelle pieghe della storia. Fatti che ho deciso di raccontare non solo per mantenere viva la sua memoria.

Piacenza, Auditorium Sant’Ilario, testimonianza di Umberto Abenaim nella Giornata della Memoria 2014 (dal web)

Ci sono stati anche dei giusti, conclude Umberto Abenaim.

Troppo pochi, vorrei aggiungere io, se potessi, pensando ai tanti che sono rimasti indifferenti, o a chi è restato chiuso nei nauseanti “fatti propri”. Per non parlare di chi ha denunciato il vicino di casa, senza mai pagare.

 

 

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Umberto Abenaim, ABENAIM. Una famiglia ebrea  e le leggi razziali

Informazioni su Velia Loresi

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