Il sapere era diventato troppo oscuro

Leggendo ‘Lo yiddish’ di Jean Baumgarten scopro, con mia grande sorpresa, che esistono numerosi manoscritti in lingua yiddish nelle principali biblioteche europee, davvero pensavo che fosse una lingua solamente parlata. Non è così: manoscritti in yiddish si trovano in Germania, in Italia (Parma, Roma, Milano, Venezia), in Olanda, in Inghilterra, nei paesi dell’est. Mi affascina il pensiero che esistano opere scritte in questa lingua vernacolare, scritti che testimoniano della vita di antichi uomini e donne: una piccola traccia deve rimanere in questo mio piccolo spazio (che credevo di aver perduto e che, fortunatamente, ho ritrovato e che è diventato importante per me).

E dunque, durante il Rinascimento si era creato un fossato tra la cultura religiosa delle élites e quella degli strati più bassi del popolo ebraico: in molti sfuggivano al controllo della tradizione.

La letteratura yiddish antica testimonia la necessità da parte delle autorità di riprendere il controllo delle masse ebraiche disorientate, attraverso un tentativo di volgarizzazione dei testi canonici della tradizione.

In seguito all’ invenzione della stampa si diffusero i libri in yiddish e venne modificato l’accesso al sapere rimettendo in causa il monopolio culturale dei letterati. Mentre l’aramaico e l’ebraico restavano le lingue dello studio, lo yiddish serviva essenzialmente come lingua parlata nelle situazioni di interlocuzione della vita corrente (contrattazioni, transazioni commerciali, insegnamento orale da maestro a discepolo).

 La traccia più antica di yiddish è inserita nel Machazor di Worms, del 1272.

Si tratta di una benedizione scritta nello spazio fra le lettere quadrate della parola ebraica bedaatò che è all’inizio di un inno liturgico (piyyut) recitato il primo giorno di Pesach. Il testo dice: “Colui che porta questo Machazor nella sinagoga sia gratificato da una buona giornata”. Questa corta preghiera, che non è parte integrante della liturgia in ebraico, è rivolta all’ebreo, un “ignorante che non conosce la lingua sacra, incaricato di portare il Machazor (libro di preghiere festivo) dalla casa del proprietario alla sinagoga.

 La letteratura yiddish antica è caratterizzata, in opposizione alla centralità del Talmud, da un ritorno alla Bibbia.

In numerosi autori troviamo un’intima convinzione che il sapere era diventato troppo oscuro, che lo studio si era corrotto a causa di un eccesso di complessità per cui era necessario un ritorno alla lettura delle sacre scritture, liberate dai troppi commenti che oscuravano il senso originale. La letteratura yiddish si affermò dunque come reazione alla supremazia del Talmud e ai metodi di trasmissione fondati sul pilpul (dall’ebraico “pepe”, un metodo di analisi molto elaborato dei testi sacri), il cui maggior difetto era quello di escludere una gran parte degli ebrei.

La Bibbia fu la fonte da cui attingere leggende, racconti, opere in versi. Nel manoscritto di Cambridge del 1382 si trovano racconti in versi ispirati alla storia di Abramo, di Giuseppe, di Mosè. 

Pagina del Bovo-Bukh, popolare romanzo cavalleresco. la prima opera letteraria laica in yiddish, stampata nel 1541, L’autore è Elia Bachur Levita (1469-1549 ), poeta e grammatico tedesco.

 Non si trovavano, nella letteratura yiddish antica, molti trattati legislativi o relativi al rituale e alla legislazione civile o penale.

Esisteva tuttavia un settore specifico: i testi relativi ai precetti che tutte le donne ebree devono rispettare: nidah (l’impurità rituale), chalah (il prelievo sulla pasta del pane ebraico) e hadlakat haner (accensione della candela del sabato). È una delle caratteristiche originali della letteratura in yiddish l’aver prodotto queste opere, riservate alle donne, che raggruppano l’essenziale delle leggi, sparse nella letteratura sacra.

Un accenno al Maa’seh (Mayse, in yiddish),  favola o racconto e al Mashal, parabola, che facevano parte dei sermoni  inseriti dai predicatori nei commenti della Bibbia al fine di inculcare consigli etici. 

L’incontro dell’arte del grande poeta ed erudito ebreo Elia Bachur Levita con i racconti cavallereschi del Rinascimento fu all’origine di alcuni dei testi più belli e più liberi della letteratura yiddish antica. Queste opere ci obbligano a riconsiderare il posto di questa letteratura nel concerto delle letterature europee dal XVI secolo in poi.

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Jean Baumgarten, Lo yiddish

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