Fecondità spirituale e ruolo sociale dello yiddish

Per più di mille anni, lo yiddish è stato una delle principali lingue di comunicazione nelle comunità ebraiche, parlato soprattutto nell’ Europa occidentale, centrale e orientale. Venne chiamato taytsh (termine che, alla fine del XVI secolo, metteva in evidenza la parentela con il tedesco), loshn-ashkenaz (lingua dei paesi germanici), bilshoyneynu (nella nostra lingua). Nel XVII secolo si trova per la prima volta la parola yiddish; nel XIX secolo si parlò di “jüdisch-deutsch” e di “jüdisch-spanish”. Il termine yiddish venne alla fine adottato per designare la lingua degli ebrei ashkenaziti nella sua totalità (storica, sociologica, linguistica) e come espressione di tutta una sfera della cultura ebraica. La lingua yiddish è stata un segno evidente, sin dai tempi più antichi, della volontà degli ebrei di vivere seguendo i precetti dell’ebraismo separati dai loro vicini.

La lenta agonia dello yiddish come lingua parlata è il risultato di un lungo processo graduale. L’esodo rurale, l’urbanizzazione, l’industrializzazione, la secolarizzazione dei modi di vita tradizionali e l’assimilazione linguistica hanno provocato una lenta obsolescenza delle lingue ebraiche. Nello spazio di due secoli, il ruolo sociale dello yiddish si è ridotto gradualmente: da lingua vernacolare parlata da larghi settori della società ebraica, lo yiddish si è ridotto a non essere più che un idioma familiare, parlato nell’ intimità della casa ebraica, o anche una specie di lingua privata, segreta.

È stata soprattutto la Shoà che ha dato un colpo drammatico alla vita dello yiddish: nel 1948 degli undici milioni di ebrei che lo parlavano ne erano rimasti cinque o sei.

Ma quando gli ebrei nel 1948 hanno proclamato il loro stato, l’ivrit, l’ebraico moderno, è diventato la lingua vivente del popolo di Israele. È solo allora che lo yiddish ha ritrovato il suo spazio all’interno della cultura ebraica.

Dobbiamo…ricordare la fecondità spirituale e il ruolo sociale e politico che lo yiddish ha avuto per quasi un millennio in Europa e nel mondo. Dobbiamo riaffermare che lo yiddish, come tutte le lingue ebraiche, ha avuto funzione di simbolo dell’indipendenza politica e che, grazie a questa lingua, gli ebrei hanno potuto avere una certa indipendenza in seno alle nazioni.

La lingua yiddish è servita da tramite tra la tradizione e la modernità e ha permesso l’inserimento degli ebrei nella modernità.

Uno dei grandi meriti dello yiddish è quello di essere stato di sostegno in questo passaggio, assumendo un doppio ruolo per la sopravvivenza del popolo ebraico: ha contribuito alla trasmissione dei fondamenti dell’ebraismo ed ha accompagnato il processo di secolarizzazione che ha coinvolto la società ebraica a partire dal XVIII secolo.

Jean Baumgarten (1932-2012), autore di saggi, compositore. Di origine ebraica, a 10 anni supera clandestinamente, da solo, la linea di demarcazione per raggiungere il padre a Grenoble. Dei parenti abitanti in Polonia non è rimasto nessuno. Gli altri che vivono a Parigi vengono deportati nel luglio del 1942. A 17 anni Baumgarten aderisce al movimento dei giovani trotskisti (MRJ, Mouvement Révolutionnaire Juif). Nel 2002 entra a far parte della LCR (Ligue Communiste Révolutionnaire).

Ho acquistato il libro “Lo yiddish” sapendo che era stato pubblicato dalla casa editrice Giuntina. Successivamente ho scoperto, informandomi sulla sua biografia, che Baumgarten è stato un convinto antisionista. Ha scritto il libro “En finir avec le sionisme”. Ho letto alcune affermazioni da brivido:”Un jour viendra où le peuple israélien et ses gouvernements successifs payeront le prix de leurs ignominies! ” Sono stata incerta se ospitare questo libro nella mia collezione, in uno spazio che ha il nome di Israele per sempre. Ho deciso comunque di continuare la lettura, tutto quello che posso apprendere su una delle più importanti lingue antiche può essere interessante e arricchire il mio bagaglio culturale.

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Jean Baumgarten, Lo yiddish

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