Un muratore di prima categoria

Il giovane Sam Pivnik viene selezionato per il lavoro in un sottocampo di Auschwitz-Birkenau sorvegliato dalle SS in una località chiamata Fürstengrube o Miniera del principe. Si tratta di una piccola miniera di carbone, abbandonata precedentemente perché le gallerie erano diventate pericolose. Nel 1944 gli impianti avevano ripreso a vivere: le condizioni di vita a Fürstengrube non sono molto diverse da quelle di Auschwitz-Birkenau ma qui non ci sono carri bestiame, non c’è una rampa e non c’è nessuno che passa per andare nelle camere a gas.

Miniera di Fürstengrube

Se Fürstengrube era una via di fuga dall’inferno, la Maurerschule era sulla strada per il paradiso. Un gruppo di noi fu destinato alla Scuola di Muratura, che si trovava al centro del complesso, per imparare il mestiere. Molto probabilmente sarei finito a fare lo stesso lavoro a casa mia, se non ci fosse stata la guerra: a servizio in una delle grandi industrie di Bedzin.

Ora Sam fa ufficialmente parte della forza lavoro, anche se schiavizzata, della Germania e sta dando il suo contributo all’economia tedesca. Segue un corso di tecnica muraria con quei misteriosi schemi di costruzione tedeschi che sono stati portati ovunque sventoli la bandiera con la svastica.  

Pianta del campo di Fürstengrube, basata su un disegno di Hermann Josef, 1965

E fu così che Szlamek Pivnik, numero 135913, divenne un muratore di prima categoria. Imparai a prendere con precisione le misure e a fare sbrigativi schizzi e planimetrie; imparai come scavare le buche per gettare le fondamenta e a costruire dei muri che, proprio come il Reich per cui stavo lavorando, sarebbero rimasti in piedi per millenni.

Dopo due settimane, Sam inizia il lavoro vero e proprio e questo gli dà diritto a una zuppa densa, al pane e a una manciata di sigarette che sono merce di scambio per altro cibo. Uno dei suoi capi è Max Schmidt, un ragazzo di circa vent’anni che viene da una famiglia contadina della Germania settentrionale, non lontano dalla costa baltica ed è un nazista convinto. Quando nel gennaio 1945 i soldati russi entrano in Polonia tutto cambia: i nazisti bruciano i documenti e i prigionieri iniziano la lunga marcia della morte. 

Il campo di lavoro di Fürstengrube (Wesola in polacco), in Alta Slesia, era uno dei più grandi campi esterni dipendenti da Auschwitz. Fu costruito nel settembre del 1943 come campo di lavoro per la miniera di carbone di Fürstengrube. Il campo venne  diretto fino al marzo 1944 dal Hauptscharfürer Otto Moll e, successivamente, da Max Schmidt. Sam Pivnik nelle sue memorie fornisce una visione dettagliata della vita quotidiana del campo. Un noto detenuto nel campo era il musicista Gideon Klein.

 Il 19 gennaio 1945, all’avvicinarsi dell’Armata Rossa, dei 1.283 prigionieri sopravvissuti 250 vennero uccisi e i restanti con a capo Schmidt iniziarono una marcia della morte fino a Gleiwitz. Da lì vennero deportati in vagoni ferroviari scoperti fino a Mauthausen. Durante il viaggio i prigionieri, indeboliti dalla mancanza di cibo e dalle temperature rigidissime (meno di 20 gradi), morivano e venivano buttati dal treno. I loro corpi, trovati lungo i binari della ferrovia, vennero seppelliti nei cimiteri vicini, a Ruppertsgrün o a Beiersdorf.

Oggi è impossibile trovare sulle mappe quel luogo, anche se un’organizzazione commemorativa dell’Olocausto lo ha segnato con una grossa croce nella foresta.

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Sam Pivnik, L’ultimo sopravvissuto. La testimonianza mai raccontata del bambino che da solo sfuggì agli orrori dell’olocausto 

Informazioni su Velia Loresi

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