Il cielo si fece nero come la pece

Il giorno del tredicesimo compleanno di Sam, i nazisti invadono la Polonia, il 1° settembre 1939.

 Dalle finestre e dal cortile che portava alla bottega di mio padre quella sera si potevano vedere le colonne di fumo salire come lunghe ciminiere a intaccare il tramonto. Sentivamo l’odore di bruciato nell’aria ancora calda, non il profumo dolce del legno che ricordavo dal Giardino dell’Eden, ma un odore aspro, pungente, che non conoscevamo.Ghetti, campi di concentramento e campi di sterminio in Polonia

Pochi giorni dopo i nazisti sono a Bedzin. Sam vede le motociclette scure col sidecar. I conducenti portano elmetti bassi sulla fronte, guanti e occhiali da motociclista, la loro faccia è scura. Dietro di loro, i camion stracolmi di soldati armati; seguono i mezzi blindati con cannoni e mitragliatrici. Iniziano i rastrellamenti, vengono fermati soprattutto gli ebrei ortodossi  con le loro lunghe barbe e i riccioli. Il loro compito sarà cercare tra le macerie gli ordigni inesplosi. E venerdì 8 settembre arrivano le squadre della morte, le Einsatzgruppen, con la missione di eliminare sistematicamente gli ebrei.

…quando scese il crepuscolo sgaiattolai fuori dal nostro appartamento e salii sul tetto di un piccolo capanno costruito a ridosso di un muro più alto. Riuscivo a vedere un bagliore rosso che colorava il cielo e il fumo nero levarsi a ondate nel cielo violaceo della notte incombente. Era la grande sinagoga, il simbolo del mio popolo, ed era in fiamme. Le travi bruciavano e cedevano sul crinale sotto il castello. Ed era Shabbat, il giorno per noi più importante.

Non so per quanto tempo restai lì, in punta di piedi, pietrificato da quello spettacolo.  

Ghetto di Bedzin (Bendsburg), via Modzejowska

Anche gli ebrei di Bedzin, ora, sono soggetti alle Leggi di Norimberga che già da quattro anni sono in vigore in Germania. Il padre di Sam e la sorella Hendla lavoreranno nello stabilimento di Alfred Rossner assieme ad altri diecimila ebrei, e ricevono un permesso speciale che dovrebbe proteggerli dalla violenza delle squadre delle SS. Nonostante le code per avere un poco di pane, la proibizione di frequentare alcune strade e aree pubbliche, la consegna allo Judenrat di quindici chili d’oro e sessanta di argento, tra i membri della comunità ebraica la vita in qualche modo va avanti. Nell’aprile del 1941  iniziano ad arrivare dalla città di Oświęcim, a quaranta chilometri da Bedzin, sfollati con i loro carri, calessi, slitte. Ebrei di  Oświęcim arrivano a Bedzin

È in questo periodo che tutti gli ebrei vengono obbligati a portare al braccio una fascia gialla con la stella di David di colore nero e a farsi scattare una foto.

…tutti noi ci mettemmo disciplinatamente in posa per le nostre “foto segnaletiche”. Quella di mia nonna è sopravvissuta fino ad oggi, ed è una delle due immagini che ancora conservo di lei.  

Nelle strade si vedono giovano diventati improvvisamente vecchi a causa della malnutrizione, i loro capelli precocemente ingrigiti. Ma il peggio deve ancora arrivare.

Il 12 agosto 1942, ricorda Sam Pivnik, inizia l’operazione Aktion: da Bedzin e dai paesi vicini affluiscono nei due stadi della città tutti gli ebrei, muniti di un documento. Sam e i familiari sono all’Hakoah, lo stadio fuori città, assieme ad altre circa ventimila persone. Dovranno essere divisi in tre gruppi, alcuni resteranno a Bedzin, altri andranno nei campi di lavoro, altri, infine, saranno trasferiti in Oriente.

Nel giro di qualche minuto il giorno divenne notte, e il cielo si fece nero come la pece. La pioggia si rovesciava su di noi, e i più piccoli si ripararono in fretta sotto le giacche dei loro genitori. Il terreno su cui sedevamo divenne un pantano e l’acqua ci trapassava la pelle.

Nonna Ruchla-lea viene allontanata dai familiari.

Il padre di Sam e la nonna Ruchla’lea

L’ultima immagine che conservo di lei è in quel campo fradicio e fangoso, con le lunghe code di ebrei esausti le cui vite dipendevano da un pezzo di carta. Aveva ottantadue anni all’ epoca ed era tutt’ altro che in buona salute, debole e quasi completamente cieca. La conoscevo da sempre e avevo imparato ad amare lei e i suoi occhi luminosi e gentili, le mani ossute, le storie della buonanotte che mi raccontava. 

Ebrei di Bedzin si trasferiscono alla Kamionka

Altri sette mesi e gli ebrei vengono trasferiti alla Kamionka, nel villaggio di una cava abbandonata. Nella biblioteca di Yad Vashem a Gerusalemme ci sono alcune foto della Kamionka in cui si vedono le baracche e le strade piene di mobili mentre alcune donne stendono i panni.

Nel giro di un mese avrei compiuto diciassette anni e stavo appiattito sul pavimento di un solaio soffocante, avvolto nella semioscurità, bevendo piscio e ascoltando i lamenti dei miei fratellini mentre là fuori i tedeschi stavano ancora sparando contro la mia gente.

6 agosto 1940: anche  i Pivnik vengono deportati.

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Sam Pivnik, L’ultimo sopravvissuto. La testimonianza mai raccontata del bambino che da solo sfuggì agli orrori dell’Olocausto 

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