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L’ebraismo è una lingua

Lingua semplicissima in apparenza, le cui consonanti sono prese a prestito dall’alfabeto fenicio e rimandano ai pittogrammi sumeri e le cui vocali non appaiono né nella maggior parte dei documenti religiosi né nell’ebraico moderno. Una lingua in cui ogni lettera, come vedremo, costituisce un universo. Una lingua che ha continuato a essere scritta con caratteri calligrafici per venticinque secoli; una lingua che non ha mai cessato di essere letta, ma nella quale, da ormai duemila anni, hanno scritto solo pochissimi scrittori soprattutto nell’XI secolo, come Ibn Ezra e Yehuda Halevi. Una lingua che ha smesso quasi completamente di essere parlata diciotto secoli fa (se non attraverso i suoi derivati, il giudeo-spagnolo, il giudeo-arabo e l’yiddish), prima di risorgere alla fine del XVIII secolo a Königsberg, poi, nel IX, a Odessa con Bialik, Jabotinskij e Cernichovskij, e nel XX in Palestina, prima a scuola e poi alla radio, nei romanzi di Agnon e di Shlonsky, prima della rinascita letteraria magnificamente illustrata da Amos Oz nei suoi romanzi. 

Da: Dizionario innamorato dell’ebraismo di Jacques Attali

Ibn Ezra

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Heather Amery, The Usborne First Thousand Words in Hebrew. Illustrated by Stephen Cartwright

 

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