Un senso di incertezza

Emilia Teumin

 Emilia Teumin , nata in Svizzera nel 1905, è la più giovane degli imputati nel processo agli appartenenti al Comitato Ebraico Antifascista. La sua famiglia si trasferisce in Russia ed Emilia aderisce al Partito comunista nel 1927. Il suo ruolo nel CEA è limitato: collabora con Lozovsky per tenere i contati con tutti comitati antifascisti. Dal processo:

Presidente: Durante le indagini preliminari lei ha descritto le attività del CEA come nazionaliste e antisovietiche e ha detto che Lozovski e Mikhoels avevano creato questa atmosfera al comitato.

Teumin: Ecco alcuni fatti relativi all’attività nazionalista del CEA. In una riunione redazionale Epshteyn ci insegnò come preparare articoli da inviare negli Stati Uniti. Ad esempio disse che se scrivevamo di un’azienda americana che aveva inviato fasce di gomma riscaldanti in regalo agli ospedali militari dovevamo raccontare l’avvenimento nella maniera seguente. Dovevamo scrivere dell’eroismo di un soldato ferito dell’Armata Rossa che usava la fascia riscaldante americana e di come questa fascia lenisse le sue sofferenze. E, soprattutto, dovevamo citare il nome dell’azienda che aveva inviato le fasce. Così gli uomini d’affari americani traevano profitto dal sangue del popolo sovietico e noi avremmo anche dovuto ringraziarli, inchinandoci fino a terra.

Peretz Markish

 Nei circoli yiddish Markish e Bergelson rappresentano stili letterari molto diversi. Bergelson è un romanziere realista, famoso per i suoi ritratti ricchi di dettagli della vita nelle piccole comunità di ebrei che vivono profondi cambiamenti sociali. Markish è il principale rappresentante dell’ espressionismo letterario ed è famoso per le poesie e i testi teatrali.

Markish ha viaggiato molto ma non ha resistito alla nostalgia per l’Unione Sovietica. È attratto dalla cultura russa ed è un sostenitore sincero del bolscevismo. E tuttavia pochi mesi dopo il suo ritorno già esprime la sua insoddisfazione per la situazione e parla di boria comunista.

Presidente: Che cosa le fa credere che Mikhoels sia stato assassinato?

Markish: Il giorno dopo la sua morte la situazione era incerta e confusa e qualcuno del comitato sosteneva che Mikhoels era stato assassinato. In effetti è possibile uccidere qualcuno simulando un incidente stradale. Per due giorni il pensiero non mi ha abbandonato: iniziarono a circolare voci che fosse ubriaco ma poi risultarono false. Le cause della morte non furono accertate nemmeno nei giorni seguenti. Mikhoels conosceva Trofimenko, il comandante del distretto militare bielorusso: le mogli erano amiche ma nemmeno i coniugi Trofimenko conoscevano i dettagli della sua morte. Una situazione del genere, in cui anche le persone più vicine alla vittima non sapevano come era morta, mi dava un senso di incertezza. Cominciai a pensare che forse mi ero sbagliato e scrissi di getto quella poesia, sull’onda dell’emozione. Tuttavia non l’ho mai pubblicata, ho solo scritto una prima versione.

Presidente: Invece di non prestare attenzione alle voci, lei se ne è servito per ritrarre la sua morte come un omicidio, paragonando Mikhoels alle vittime delle rappresaglie antisemite (legge i versi).

Boris Shimeliovich

Boris Shimeliovich è rimasto un convinto sostenitore del comunismo. Ha fatto parte del Joint Distribution Committee che distribuisce cibo alle popolazioni affamate dell’Ucraina. Come direttore sanitario dell’ospedale Botkin di Mosca si è occupato dell’assistenza sanitaria ai leader del partito e del governo. Shimeliovich è l’unico che rifiuta di confessare nonostante sia sottoposto a violenti pestaggi durante gli interrogatori. Riportare anche piccoli brani dei verbali degli interrogatori significa per me far sì che anche solo una piccola eco delle voci di queste persone ingiustamente perseguitate e uccise possa giungere e rimanere qui, nel limitato spazio di Israelepersempre.

Shimeliovich: …Come ho già detto non mi ritengo colpevole di pensieri, azioni e crimini contro il partito o il governo. Tuttavia devo aggiungere che quando ho firmato la dichiarazione finale che attestava la conclusione delle indagini (penso che fosse il 26 marzo 1952) ho chiesto all’inquirente Strugov e al procuratore capitano Kozhura di registrare nella dichiarazione che non mi ritenevo colpevole. Il procuratore Kozhura rifiutò di accogliere la mia richiesta per un periodo piuttosto lungo, sostenendo che dalla mia testimonianza rilasciata durante le indagini preliminari risultava chiaramente che non mi ero mai dichiarato colpevole. Nell’atto di accusa però si afferma che Shimeliovich, oltre ad aver confessato, è stato smascherato dai testimoni.

+++++++++

Francesco Maria Feltri, La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin.

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in FRANCESCO MARIA FELTRI, La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin. Contrassegna il permalink.