Hanno sofferto più di chiunque

Conservo solo piccole parti dai verbali di udienza delle testimonianze degli scrittori e poeti legati al CEA, processati e giustiziati nell’agosto del 1952.

ISAAC FEFER

Itsik Fefer (o Feffer)

Fra tutti gli scrittori, Itsik Fefer è il comunista più fedele e impegnato. Entrato nell’Armata Rossa, ha combattuto nella guerra civile. Se può essere condannato per aver collaborato con l’accusa, ciò che ha portato a numerosi arresti, non ha mai, comunque, abbandonato il sentimento di lealtà nei confronti dei suoi amici ebrei. Ha scritto appelli in difesa di Israele ed ha espresso il diritto degli ebrei di piangere per i propri morti.

Membro della giuria: Gli atti contengono una testimonianza che afferma che Mikhoels portò con sé una Bibbia quando andò in America. A che scopo?

Fefer: La Bibbia non è letta soltanto dai fedeli. Ci rivolgevamo a un pubblico che non era sempre in grado di comprendere le nostre affermazioni antifasciste e a volte era necessario affidarsi al linguaggio biblico. Ecco perché egli portò con sé una Bibbia e devo dire che essa si rivelò abbastanza utile. La Bibbia è uno dei grandi monumenti della cultura ebraica.

Presidente: Nelle sue opere lei fa diverse allusioni antiche, come “la chioma di Sansone”, “il richiamo di Bar Kochba”, “le sagge rughe del rabbino Akiba” , “la saggezza biblica di Isaia” e “i pensieri del nostro splendido Salomone il saggio”. Dov’è la cultura sovietica in tutto questo?

Fefer: C’è molta saggezza nell’eredità di ogni popolo. Non vedo motivi per ripudiare Salomone. Ma ho già detto che i nostri ideali erano pervasi dallo stalinismo e confermavamo la nostra amicizia con gli slavi. Le mie poesie erano centrate sull’idea che avremmo ancora ballato sulla tomba di Hitler. Voglio ricordarle il mio discorso alla manifestazione di New York: avevo citato Pokryshkin come esempio di qualcuno che rappresenta tutti i popoli.

Presidente: Se non erro lei continua a sostenere l’idea fortemente nazionalista secondo cui gli ebrei hanno sofferto più di chiunque.

Fefer: Sì, ritengo che il popolo ebraico abbia vissuto sofferenze eccezionali.

Presidente: Gli ebrei furono forse gli unici a soffrire durante la Grande guerra patriottica?

Fefer: Non troverà nessun popolo che abbia sofferto al pari degli ebrei. Sei milioni di ebrei su diciotto furono eliminati, vale a dire un terzo, fu un grande sacrificio. Abbiamo il diritto di piangerli e anche noi abbiamo combattuto il fascismo.

DAVID HOFSHTEYN 

Matvey Vaisberg, Ritratto di David Hofshteyn

Presidente: Lei afferma “In quel periodo ho pubblicato la mia poesia “Neve” su Naye tsayt: tentavo di spaventare gli ebrei dipingendo gli orrori della rivoluzione socialista e la ‘violenza’ dei bolscevichi contro la popolazione civile”. Ha scritto lei questa poesia?

Hofshteyn: La poesia esiste: è una poesia sulla neve che cade e sul sangue che la macchia. Vengo da una piccola città e quella poesia  fu scritta sotto l’influenza di un pogrom. All’avvento del potere sovietico Naye tsayt, ribattezzata Komfon (Bandiera comunista) stampò i miei versi, che giacevano da sei mesi su qualche scrivania, inediti. Fu la mia prima poesia rivoluzionaria.

Presidente: Lei ha testimoniato, durante le indagini, che quella poesia contiene accuse nei confronti dei bolscevichi che avrebbero umiliato la popolazione civile: le faccio notare che questa testimonianza reca la sua firma.

Hofshteyn: A quel tempo non ero in grado di ragionare.

Presidente: Inoltre, in seguito lei ha affermato: “Nel 1918 ho pubblicato un articolo denigratorio nei confronti dell’Armata Rossa”.

Hofshteyn: Il mio primo articolo sull’Armata Rossa fu pubblicato dalla prima pubblicazione yiddish, chiamata Di royte armey. Era il necrologio di mio cugino Asher Schwartzman.

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Francesco Maria Feltri, La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin 

Informazioni su Velia Loresi

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