Si rifiutano di collaborare alla loro distruzione

Quasi tutti i quindici imputati appartenenti al Comitato Ebraico Antifascista sono costretti a subire brutali interrogatori notturni, vengono percossi, torturati, messi in isolamento. Neppure la scienziata Lina Shtern viene risparmiata. Dopo quattro mesi, gli inquirenti riescono ad accusarli di diversi reati: nazionalismo borghese, creazione di una rete antisovietica, tradimento. Intanto Stalin è sempre più paranoico e molti di questi inquirenti finiscono a loro volta in carcere.

Eynikayt, giornale yiddish

Percossi, minacciati, profondamente umiliati, gli imputati sono trasformati in attori compiacenti dell’ennesima farsa stalinista. Nel marzo 1950 essi ricevono notizia della chiusura delle indagini. 

 Mikhail Ryumin

Mikhail Ryumin, responsabile della nuova squadra inquirenti, inizia ad indagare su alcuni medici del Cremlino ma, nel frattempo, alcuni imputati del CEA ritirano le loro confessioni. Allora riprendono le indagini e il 5 marzo 1952 viene compilato l’elenco definitivo degli imputati accusati di complotto sionista ispirato dagli Stati Uniti contro l’Unione Sovietica. Prima dell’inizio del processo, la loro sorte è già segnata.

La corte è composta da tre giudici militari ed è presieduta dal luogotenente generale Alexander Cheptsov il quale capisce subito che si tratta di una macchinazione e tenta inutilmente di sospendere il procedimento.

… il regime è amaramente deluso poiché gli imputati si rifiutano di collaborare pienamente alla loro distruzione.

Solomon Lozovski

Merita di essere ricordata la testimonianza di Lozovski:

…un nostro antenato era fra gli 800000 ebrei fuggiti dalla Spagna nel 1492, quando il grande inquisitore Tomas de Torquemada aveva emanato il decreto che costringeva gli ebrei a convertirsi al cattolicesimo o a lasciare il paese. Chiunque si fosse rifiutato alla conversione aveva due mesi di tempo per lasciare la Spagna.

Dopo tre anni e mezzo di totale isolamento, nel corso del quale è stato sottoposto a minacce brutali e a torture, Lozovski si difende dalle accuse con grandissima energia e dignità suggerendo ai giudici che il tribunale sovietico non è differente dall’Inquisizione spagnola.

Cheptsov chiede al governo di riaprire le indagini, poi inoltra una domanda di grazia ma è tutto inutile.

La loro vita rispecchia tristemente la tragedia degli ebrei sovietici: la combinazione di impegno rivoluzionario e idealismo li aveva legati a un sistema al quale non potevano rinunciare. Per quanto dubbiosi, essi tennero per sé la delusione, servendo gli interessi del Cremlino con l’entusiasmo necessario: non erano dissidenti: erano martiri ebrei, ma erano anche patrioti sovietici e Stalin ha ripagato la loro fedeltà distruggendoli.

Con l’eccezione di Lina Shtern condannata a cinque anni di esilio e di Solomon Bregman che muore in carcere, gli altri tredici imputati sono giustiziati il 12 agosto 1952. All’inizio di marzo del 1953, Stalin muore.

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Francesco Maria Feltri, La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin. Introduzione di Joshua Rubenstein

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