Abbandonati da tutti

Lenin ha sempre cercato la soluzione del cosiddetto problema ebraico e non ha mai creduto in nulla che non fosse una completa assimilazione degli ebrei.

Stalin vuole accelerare questo processo. Egli si aspetta che gli ebrei scompaiano mentre il regime offre la carota della modernizzazione e il bastone per chi rifiuta l’assimilazione. Certo, una  cosa erano le formulazioni ideologiche dei leader bolscevichi prima della rivoluzione e un’altra l’applicazione della loro dottrina a persone in carne e ossa, una volta conquistato il potere.

All’inizio Stalin permette agli ebrei di insediarsi in Crimea e sostiene l’idea di una cultura yiddish laica. Alla fine degli anni ’30 gli ebrei hanno ruoli importanti nella società sovietica: sono attivisti di partito, direttori di giornali, giornalisti, industriali, Tuttavia, dopo la vittoria di Stalingrado, il dittatore adotta un atteggiamento nazionalistico a favore del popolo russo e a svantaggio delle minoranze.

Sholem Asch, Itsik Fefer, Solomon Mikhoels a New York nel 1943.

Il singolo ebreo è vulnerabile perché molti ebrei hanno raggiunto posizioni eminenti nell’ambito culturale, scientifico e accademico; è giunto il momento di sostituirli. In pratica sono coinvolte tutte le istituzioni della società sovietica: giornali, università, il Teatro Bolshoi sono sottoposti a epurazioni per ridurre considerevolmente il numero di ebrei nelle posizioni direttive.

Stalin è convinto che, in caso di guerra con l’Occidente, gli ebrei lo tradirebbero. Mikhoels non sfugge al suo destino: verrà assassinato nel gennaio 1948.

Solomon Mikhoels

Mikhoels, il cui vero nome è Solomon Vovsi, nasce in Lettonia nel 1890 e riceve un’educazione ebraica tradizionale. Dopo studi di giurisprudenza, si unisce alla compagnia teatrale yiddish di Petrograd  che trasformerà, a Mosca, nel Teatro ebraico di Stato.

Oltre a vari altri riconoscimenti, Mikhoels riceve l’ordine di Lenin e il Premio Stalin per il testo teatrale Freylekhs (Gioia). Ma, come egli stesso afferma, si tratta di una decorazione di facciata da mostrare quando qualcuno afferma che siano in atto misure antiebraiche. Coraggiosamente, esprime in pubblico, dopo la guerra, il dolore per la perdita di tante vite di ebrei. Al Teatro ebraico di Stato di Kiev, mostra al pubblico un vaso di cristallo pieno di terra raccolta a Babij Jar, “terra che contiene il grido delle madri e dei padri, dei bambini e delle bambine che non hanno vissuto abbastanza da diventare adulti, le urla di tutti coloro che sono stati uccisi lì  dalle belve fasciste”.

Mikhoels è un uomo segnato, una persona troppo diretta, un grande attore e Stalin non ritiene che sia “pronto” a subire un processo, dove non avrebbe svolto di buon grado il ruolo assegnato agli imputati dalla polizia segreta. Meglio eliminarlo fisicamente. Nel giro di una settimana, Mikhoels è invitato a Minsk per recensire uno spettacolo teatrale : non tornerà vivo dal viaggio. La figlia di Stalin ode il padre al telefono mentre riceve la notizia della morte di Mikhoels e ricorda che Stalin approva la versione ufficiale che parla di incidente automobilistico.

Nel 1948 gli eventi precipitano. A maggio viene proclamato lo Stato di Israele. Molti ebrei sovietici scrivono al CEA invitando i suoi leader a difendere più esplicitamente il nuovo stato. A settembre Golda Meir, a capo di una delegazione è in visita al Cremlino. Una folle numerosa si riunisce per festeggiare Rosh Hashana e scorta Golda Meir per le strade gridando “L’anno prossimo a Gerusalemme”

Stalin ne ha abbastanza. Ordina lo scioglimento del Comitato Ebraico Antifascista e la chiusura di Eynikayt. Prende il via l’assalto frontale alla cultura ebraica e iniziano gli arresti di quindici persone legate al CEA. David Hofshteyn è il primo ad essere arrestato nel settembre 1948: l’ultimo arresto è quello di Leon Talmy, il 3 luglio 1949.

La scomparsa degli scrittori yiddish suscita apprensione in Occidente, dove essi sono ben conosciuti e hanno numerosi rapporti personali e professionali, ma i portavoce sovietici e i loro sostenitori sanno evitare con abilità le domande imbarazzanti.  Paul Robeson

Paul Robeson, cantante e attivista per i diritti civili, si reca a Mosca e pretende che gli venga mostrato Fefer. Capisce che l’amico è in stato di detenzione ma Fefer lo implora di tacere per evitare ritorsioni contro i familiari. Robeson, alla radio, alla fine del suo ultimo concerto a Mosca, si dice soddisfatto per aver incontrato Fefer, che gli è parso “pallido e malaticcio” e conclude il concerto con una canzone partigiana ebraica ispirata alla sollevazione del ghetto di Varsavia., “Zog nit keyn mol” (Abbiamo ancora molta strada).

…nel 1950, quando l’American Jewish Yearbook pubblica notizie assai allarmanti riguardo ad “arresti e deportazioni dei leader del CEA, fra cui molti noti scrittori yiddish” (affermazione vera solo in parte), le organizzazioni ebraiche occidentali, il governo israeliano e i governi occidentali non attuano sforzi comuni per salvare gli arrestati: i prigionieri sono abbandonati da tutti.

++++++++++++

Francesco Maria Feltri, La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin. Introduzione di Joshua Rubenstein

 

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in FRANCESCO MARIA FELTRI, La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin. Contrassegna il permalink.