Una forma tutta particolare e originale di negazionismo

Avevo già letto anni fa la prefazione al libro  La notte dei poeti assassinati  curata da Francesco Maria Feltri. Rileggendola,  la trovo ancora talmente interessante che decido di tenerne traccia nella mia raccolta.

Il libro è un documento della particolare forma di persecuzione attuata, in Unione Sovietica, dalla politica staliniana contro gli ebrei.  Il libro contiene la trascrizione degli atti del processo segreto, che ha luogo nella primavera-estate del 1952 e che coinvolge una quindicina di intellettuali ebrei. Questi, per lo più personaggi famosi, intellettuali, politici, scrittori, durante la guerra e negli anni immediatamente seguenti la Shoà, hanno collaborato al Comitato Antifascista Ebraico (CEA). In seguito, vengono accusati di spionaggio, alto tradimento, cospirazione e condannati.

Jonathan Safran Foer, scrittore e saggista statunitense, Dal suo libro Ogni cosa è illuminata, sul tema degli ebrei in Unione Sovietica, è stato tratto un film.

Durante il processo viene proclamata la loro innocenza. Ma i giornali, in quella primavera del 1952, non riportano neppure la notizia e si dovrà aspettare la morte di Stalin (1953 ) per avere la conferma dell’ innocenza degli imputati.  Tuttavia la loro riabilitazione rimane segreta poiché l’URSS ha adottato un modo particolare di gestire la memoria della Shoah.

Feltri ricostruisce lo sfondo sul quale collocare la vicenda   narrata nel libro La notte dei poeti assassinati.

La maggior parte delle vittime della soluzione finale vengono assassinate in URSS dalle unità speciali delle SS (le Einsatzgruppen) mediante fucilazione e nei quattro centri di sterminio di Chelmno, Belzec, Sobibor e Treblinka, dove  hanno perso la vita circa due milioni di ebrei polacchi.  Questi centri, situati in regioni isolate e difficili da raggiungere nella Polonia, sono luoghi non di prigionia e lavoro forzato con scarse razioni alimentari, percosse e violenze quotidiane come negli altri campi di concentramento. Sono semplicemente luoghi di sterminio.

… lo sterminio sistematico degli ebrei d’Europa iniziò in URSS, nel 1941, come Shoah delle pallottole, che fu perpetrata soprattutto in Ucraina, in Bielorussia, in Lituania e in Lettonia.

Tuttavia la politica messa in atto dal governo sovietico di fronte alla violenza nazista appare paradossale.

 La prima sorpresa riguarda le lapidi, le iscrizioni poste sulle fosse comuni o sui monumenti che ricordano i massacri. Fino al crollo del comunismo (…) su quelle lapidi, invano il visitatore avrebbe cercato la parola ebrei. Infatti, con una forma tutta particolare e originale di negazionismo, le autorità comuniste vietavano la menzione della Shoah come crimine specificamente antiebraico: i crimini in sé non erano negati o cancellati; tuttavia, gli individui assassinati erano in genere  denominati pacifici cittadini sovietici, senza ulteriori precisazioni.

Babij Jar

Già dal novembre 1942, negli atti della Commissione straordinaria d’inchiesta sui crimini nazisti, si comincia a far uso  della formula generica pacifici cittadini sovietici, omettendo la parola ebrei persino nel racconto dell’eccidio di Babij Jar, vicino a Kiev, o le esecuzioni con camion a gas a Minsk. Addirittura, nelle lapidi, la parola nazisti viene sostituita da termini come fascisti tedeschi. E tuttavia, menzionare la nazionalità delle vittime sarebbe indispensabile per comprendere le vere ragioni per cui i crimini sono stati compiuti.

…l’ideologia razziale di Hitler e del nazionalsocialismo era solo un elemento accessorio, utile per la propaganda e per la mobilitazione delle masse; non poteva costituire il nocciolo più duro e più autentico del regime, nucleo che infatti veniva individuato nei servizi resi alla borghesia: schiacciare il proletariato rivoluzionario e  intraprendere una rinnovata campagna di espansione imperialista. 

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Francesco Maria Feltri, Prefazione a La notte dei poeti assassinati. Antisemitismo nella Russia di Stalin.  Edizione in collaborazione con lo United States Holocaust Memorial Museum.

 

Informazioni su Velia Loresi

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