Un affronto alla storia

Finita la Seconda guerra mondiale, molti iniziano a prendere le difese dell’atteggiamento tenuto dal papa Pio XII durante il martirio dell’Europa.

La maggior parte di questi portavoce vaticani si occupò della mancata presa di posizione pubblica di Pio XII in favore degli ebrei. Alcuni argomentarono sottovoce, altri servendosi di  megafoni. Samuel Waagenaar, autore del libro Il ghetto sul Tevere, nasce nel 1908 ad Amsterdam. Si trasferisce negli Stati Uniti dove lavora come fotografo.  Il 25 agosto 1944 è testimone oculare della liberazione di Parigi, che documenta anche fotograficamente. Nel 1946, si trasferisce a Roma dove svolge la sua attività di giornalista freelance. Nel 1964, appare la sua opera più famosa: Mata Hari. Vita e morte di una spia bella. Muore nel 1997

Tra i sacerdoti che magnificano l’opera del Vaticano e di Pio XII spiccano due figure: padre Robert Leiber e padre Ludwig Hudal, entrambi gesuiti. 

Ludwig Alois Hudal

Monsignor Hudal è rettore di Santa Maria dell’Anima, la chiesa-madre dei cattolici di lingua tedesca residenti a Roma. Il 16 ottobre 1943 invia una lettera al generale Stahel, comandante delle truppe germaniche nella città, con l’intento di fermare la deportazione degli ebrei.

Nella lettera urgente inviata al generale, e scritta, a quel che sembra, su richiesta di un intimo collaboratore del papa, padre Hudal rilevava che la sospensione delle deportazioni era opportuna per “non danneggiare il buon nome dei tedeschi all’estero” e faceva capire che non era da escludere “ che il papa finisca col prendere ufficialmente posizione contro gli arresti, cosa che potrebbe diventare un’arma nelle mani dei nostri nemici”. 

Roma, chiesa di Santa Maria dell’Anima

È possibile che padre Hudal abbia scelto con cura le parole per meglio influenzare il generale.

Naturalmente la razzia non fu sospesa né grazie alla lettera di padre Hudal né per ordine di Himmler, ma cessò momentaneamente solo perché gli ebrei superstiti erano tutt’a un tratto spariti e i tedeschi non potevano prenderli più tanto facilmente.

Nessuno fa nulla per salvare la vita a millecentoventisette ebrei che sono stati arrestati, impedendo ai tedeschi di mandare a morte certa quegli sventurati. Le deportazioni continuano sino a due giorni prima che la città venga liberata nel giugno 1944. 

Monsignor Eugenio Pacelli e padre Leiber

Padre Robert Leiber, professore di Storia della Chiesa alla Pontificia Università Gregoriana, pubblica un articolo su Civiltà cattolica intitolato “Pio XII e gli ebrei di Roma”.

…l’articolo dell’eminente studioso  distorceva i fatti e capovolgeva la storia, chiamando bianco quel ch’era nero e nero ciò ch’era bianco e dando vita a un mito composto di non-verità che costituiscono un affronto alla storia.

Per Leiber a Roma ci sono state due organizzazioni pontificie che hanno assistito gli ebrei, la Delasem (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei) e l’Opera di San Raffale. Per soccorrere gli ebrei poveri sono stati gli istituti religiosi a fornire in parte i fondi. Il resto è stato elargito da Pio XII.

Ma quando i dirigenti delle comunità ebraiche di Roma leggono queste affermazioni di padre Leiber, protestano vivamente. La Delasem non è mai stata un’organizzazione ecclesiastica e i cinque milioni affidati al cardinale Boetto non sono stati consegnati se non per errore alla Nunziatura di Roma.

Il mito costruito da padre Leiber è durato a lungo.

Chi si fermi alla sua versione non dovrebbe aver motivo di dubitare che ogni singolo atto di carità, ogni coraggiosa iniziativa intrapresa a favore degli ebrei di Roma sia in realtà da ascrivere a merito del Vaticano e a precise disposizioni di Pio XII: quel Pio XII che in tal modo si vorrebbe riabilitare dalla dura prova degli anni di guerra, anche se a spese e a scapito di tanti umanissimi e modesti sacerdoti italiani e francesi. 

 Sam Waagenaar assieme alla regina Giuliana d’Olanda durante la visita alla mostra “Donne di Israele” (1960) 

Sam Waagenar presenta l’edizione francese del suo libro su Mata Hari

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Sam Waagenaar, Il ghetto sul Tevere

 

 

 

 

 

Informazioni su Velia Loresi

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