Vari grandi sacchi di farina

Nel marzo del 1944, Mussolini, avendo deciso di fare un tentativo (poi fallito) di salvataggio degli ebrei che si trovano nel Sud della Francia, telefona al suo ministro degli interni chiedendo che gli venga mandato un funzionario di polizia che conosca la Francia. Il capo della polizia Carmine Senise indica la persona giusta in Guido Lospinoso che ha lavorato molti anni al consolato italiano di Nizza.  Lospinoso si reca a Nizza dove un ebreo italiano, Angelo Donati, lo mette in contatto con un frate francese, Padre Marie-Benoît. 
Guido Lospinoso, poliziotto e diplomatico italiano.                                                         

Padre Maria Benedetto, come viene chiamato in Italia, è un frate cappuccino francese, una figura che diventerà leggendaria nell’organizzazione dei soccorsi a favore degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale e che verrà chiamato “il Padre degli ebrei”. A Lione, i dirigenti di alcune organizzazioni ebraiche francesi consegnano al frate un promemoria contenente quattro punti da esporre al papa nella speranza di ottenere un aiuto.

Il 2 giugno, padre Benedetto si reca a Roma. Ricevuto da papa Pio XII, gli espone la situazione degli ebrei perseguitati nella Francia di Vichy. Il papa gli risponde che non si potrebbe mai credere a un simile comportamento da parte dei francesi. Padre Benedetto gli mostra allora una relazione con numerosi particolari su come sono organizzate le deportazioni in Francia e dove si parla di campi come Auschwitz e Treblinka. Il 16 luglio, la documentazione è nelle mani del papa. Si perderà nel mucchio di carte che da tante parti giungono in Vaticano. Quanto ai quattro punti sui quali si è convenuto a Lione, non si ha alcuna risposta dal Vaticano. Questo, molto in sintesi, il tentativo fallito di salvataggio degli ebrei di Francia narrato da Sam Waagenaar nel libro Il ghetto sul Tevere.

Padre Maria Benedetto

Alcune persone, combinando audacia, ingegnosità e applicazione instancabile, aiutano allora padre Maria Benedetto a salvare un gran numero di ebrei rifugiati nella capitale. Tra queste c’’è uno straordinario avvocato viennese, Stefan Schwamm, che ha passato alcuni mesi in carcere per fabbricazione di carte d’identità false. Gli ebrei romani si rifugiano in campagna o in istituti cattolici. Per gli stranieri la situazione è più difficile e vi è un afflusso quotidiano di centinaia di persone nella sede della Delasem presso il convento dei cappuccini di via Sicilia. In uno sgabuzzino del convento vi è una vecchia stampatrice che viene utilizzata per ottenere documenti falsi. C’è poi il problema di ottenere le tessere annonarie. Per dare a un semplice foglio di carta un aspetto ufficiale, si mette al lavoro Schwamm e il suo sistema funziona a meraviglia.

Racconta in seguito Maria Benedetto: “Credo di poter dire che bussammo a ogni e qualsiasi porta da cui sperassimo di ricever aiuto”. Col suo complice Schwamm, il frate va a trovare il barone Sigmund von Braun, fratello dello scienziato, ma questi dimostra un gelo polare quando sente che si tratta di aiutare gli ebrei.

Padre Maria Benedetto. Nato nel 1895, padre Benedetto, al secolo Pierre Péteul, partecipa alla Prima guerra mondiale, viene ferito  e insignito della Croix de guerre e della Médaille militaire.

…con particolare tristezza padre Benedetto ricorda ancor oggi il trattamento che gli fu riservato proprio dalle istituzioni da cui s’aspettava d’essere accolto a braccia aperte. Il cardinal Riberi della Nunziatura, interpellato per un aiuto finanziario – a titolo non di dono ma di prestito- rispose bruscamente che “il Vaticano non presta denaro: se ha dà”. E non dette nulla.  Un’altra richiesta finanziaria, sempre alla Nunziatura, ebbe per tutta risposta l’esortazione a “pregare con fervore e assiduità”: un consiglio “che conosciamo benissimo”, pensò senza dirlo padre Benedetto. Né uscì un soldo dal Vicariato, anche se qui monsignor Dionisi si prestò di persona in molti altri modi, fra cui l’autenticazione della firma di padre Benedetto per le false carte d’identità.

Ma se il Vaticano non fornì mai assistenza finanziaria agli ebrei di Roma, padre Benedetto ricevette però vari grandi sacchi di farina, per complessivi trecento chilogrammi. All’atto della consegna, il chierico che li aveva portati domandò: “E chi paga?” Maria Benedetto evitò di rispondere, ma racconta di aver pensato: “Vous en avez du culot!”. E con questo, dichiara padre Benedetto, si chiude il capitolo che comprende tutto l’aiuto economico di qualunque specie elargito dal Vaticano agli ebrei di Roma.

A Milano Schwamm viene arrestato mentre a Roma nel convento di via Sicilia vengono bruciate tutte le carte compromettenti. Il padre superiore ritiene di dover far sparire dalla circolazione Benedetto Maria la cui vita è in pericolo dal momento che un ordine di arresto è pronto per lui sulla scrivania del maggiore Kappler.

Un mese dopo, il 4 giugno 1944, con l’entrata delle truppe alleate a Roma finì finalmente il lungo incubo durante il quale, come disse Schwamm, ”moltissimi romani, per la maggior parte poveri e padri di famiglia, si misero a nostra disposizione senza mai chiedere nulla in cambio”.

Nel decennale della Liberazione, a Milano, il 17 aprile 1955, viene conferita a padre Maria Benedetto una speciale medaglia d’oro dell’Unione delle comunità israelitiche italiane. Successivamente, il frate riceve la Medaglia del Giusto da parte dello Yad Washem di Gerusalemme.

“Il Popolo”, il quotidiano della Democrazia cristiana, dedicò alla cerimonia questo titolo: Il grazie degli israeliti salvati dal coraggio cristiano del popolo. Dal Vaticano, nessuna parola.

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Sam Waagenaar, Il ghetto sul Tevere

Informazioni su Velia Loresi

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