Il suo putrido uovo

È Paolo Orano, giornalista e deputato, che dà il via al diluvio antisionista. Il suo libro “Gli ebrei in Italia”  diviene il testo da cui attingono i fascisti seguaci del nazismo: l’attività del sionismo è, per Orano, un tradimento nei confronti dei veri italiani. Gli ebrei devono andarsene o cessare di esistere come ebrei. Una serie di pubblicazioni turpi e abiette inonda l’ Italia.

Il la era dato e la pattuglia antisemita, che fino a quel momento pur facendo molto chiasso non aveva trovato seguito fra le masse religiosamente tolleranti, colse al volo l’occasione che le si offriva. In breve tempo tutta una serie di triviali pubblicazioni inondò il mercato (e continuò a inondarlo sino all’ amara fine) facendo temere il peggio agli ebrei italiani e dando al mondo esterno l’impressione che l’Italia fosse diventata antisemita. Niente di più lontano dalla verità: la gente continuava a considerare tutti eguali i propri compatrioti, fossero cattolici o ebrei. Ma grazie al denaro che ormai fluiva abbondantemente dalle casse di Goebbels e Streicher, presto un certo numero di italiani superò i nazisti nei loro attacchi.

Telesio Interlandi, direttore di settimanali definiti immondi da Sam Waagenaar nel suo libro “Il ghetto sul Tevere”, sprezzante del ridicolo, sostiene che l’elemento giudaico ha una parte preponderante nella vita italiana poiché nel piccolo dizionario dei contemporanei italiani vengono annoverati centoventicinque israeliti.

Nel settembre del 1937 i principali rabbini italiani si riuniscono a Firenze e, in un messaggio, affermano di non aver nulla da temere: “Poiché la nostra coscienza è tranquilla, perché dovremmo dubitare?”

In realtà il fetore emanante dal flusso di pubblicazioni antisemite non giunse al pubblico finché la stampa fascista non se ne impregnò e cominciò a diffonderlo per il paese; e anche allora quel pubblico rimase per lo più indifferente.                                                          Ettore Ovazza

Ettore Ovazza nel suo libro “Il problema ebraico. Risposta a Paolo Orano” ricorda che “le leggi fasciste hanno accordato la libertà religiosa più ampia possibile.

Era l’anno XV dell’Era fascista, nel quale, secondo Ovazza, il fascismo “si opponeva alla violenza religiosa”. Sei anni dopo, il 9 ottobre 1943, Ovazza, la moglie e una figlia di quindici anni, rifugiatisi tra le Alpi e Gressoney, furono catturati dagli alleati dei fascisti, i tedeschi. Due giorni dopo furono fucilati tutti e tre e i loro corpi, pare ancora in vita, furono bruciati in una caldaia di termosifone. 

Pur essendo ormai antisemita, Mussolini si atteggia ancora a protettore degli ebrei. Quando promuove colonnello per meriti speciali Giorgio Liuzzi, qualcuno gli fa notare che il giovane è ebreo come suo padre Guido. Ma Liuzzi ha combattuto nella Prima guerra mondiale ed è stato decorato al valor militare e Mussolini consente che venga promosso.

Nel frattempo, per disposizione di Mussolini, una commissione universitaria composta esclusivamente da presunti scienziati di prim’ordine sta lavorando alla stesura di una dichiarazione governativa sulla “razza”, questa volta non contro gli etiopici ma contro gli ebrei. E, il 14 luglio del 1938, il “Manifesto degli scienziati razzisti” apre gli occhi agli ebrei.

La proposizione di più sfavillante idiozia figurava al paragrafo 7, dove gli scienziati avevano davvero superato se stessi nel mettere insieme delle frasi che avrebbero valorizzato il peggiore dei libri umoristici. “La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo “ariano-nordico”, lessero gli attoniti italiani in quel 14 di luglio. Ciò non voleva dire che in Italia sarebbero state introdotte “le teorie del razzismo tedesco come sono”, tutt’ altro! Gli scienziati, che diventavano sempre più nebulosi, volevano “soltanto additare agli italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extraeuropee, questo vuol dire elevare l’italiano a un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità”. Poveri scienziati, quanto dovettero sudare per comporre una simile frase!

Il testo del “Manifesto degli scienziati razzisti” viene poi pubblicato il 5 Agosto 1938 nel primo numero della Rivista La Difesa della Razza diretta da Telesio Interlandi.

Ormai la maschera è caduta. Tra il settembre e l’ottobre del 1938 vengono emanati alcuni provvedimenti razziali fascisti. Il 25 ottobre, in un discorso al Consiglio nazionale del partito Mussolini dice, riferendosi agli ebrei, : “…se venissero ore veramente supreme, non avremo questa volta esitazione ad eliminarli uno per volta”.

… il 17 novembre 1938, con l’emanazione della legge razziale, la ben allevata gallinella fece il suo putrido uovo.

Il generale Guido Liuzzi, che ha dedicato la sua vita al miglioramento dell’ esercito italiano, deve lasciare il suo posto alla direzione della Scuola di guerra di Civitavecchia.  

                                                   Angiolo Orvieto

Il poeta Angiolo Orvieto, che nel 1935  è stato mandato a Londra da Mussolini per cercare di far abrogare le sanzioni, all’emanazione delle leggi razziali, colmo d’ ira e amarezza, scrive la poesia “Il berretto giallo”:

Mi dian pure la corda,

mi chiudano alle Stinche, mi macellino.

Non lo rimetto quel berretto giallo.

Fuggirò da Firenze.

Andrò come i miei padri anch’io vagando

di paese in paese,

sconosciuto, straniero, miserando,

a spezzar sassi sotto il solleone,

con le braccia abbronzate,

con la mano indurita in aspro callo,

ma libero, ma uomo,

++++++++++++++

Sam Waagenaar, Il ghetto sul Tevere

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in SAM WAAGENAAR, Il ghetto sul Tevere. Contrassegna il permalink.