Un megalomane ipocrita

Dopo alterne vicende durante il Risorgimento, gli ebrei romani sono finalmente liberi. Il futuro, all’inizio del ventesimo secolo, appare luminoso. Quando, nel 1922, le colonne fasciste marciano su Roma, ci sono duecentotrenta israeliti tra di loro. Sono ebrei che amano Mussolini.

                                              Aldo Finzi

Solo un accenno alla vicenda di Aldo Finzi, ardente nazionalsocialista, che si converte al cattolicesimo, partecipa all’impresa di Fiume con D’Annunzio e diviene membro del Gran Consiglio del fascismo. Finisce fucilato alle Fosse Ardeatine, nel marzo 2944, dimenticato dai fascisti, dai cattolici e odiato dagli ebrei.

A lungo, Mussolini appare imparziale con gli ebrei, ma non sempre è così.

Nella mente di Mussolini il sionismo cominciava a gonfiarsi d’un aspetto nemico. Dietro l’idea di fondare uno stato ebraico protetto dagli inglesi nel Mediterraneo orientale, egli scorgeva sinistre mene dell ’Inghilterra in quello che era per lui il “mare nostrum”. Lo fece capire abbastanza bene in un discorso alla Camera del giugno 1921, quando rilevò che il governo italiano doveva decidersi a scegliere tra il campo dei sionisti e quello, naturalmente avverso, del pontefice Benedetto V. Nessuno doveva vedere nelle sue parole, aggiunse, “alcun accenno ad un antisemitismo che sarebbe nuovo in quest’aula. Riconosco che il tributo di sangue dato dagli ebrei in guerra è stato largo, vastissimo e generoso, ma qui si tratta di esaminare una determinata situazione politica”. Il sionismo finì con l’assillarlo come un tarlo nel cervello.

Tuttavia Mussolini consente che venga costituita a Roma un Comitato Italia-Palestina. Anche nel ghetto le cose sono cambiate, ci sono state demolizioni e sono state aperte nuove strade. Perché non seguire la massa dei fascisti romani?

Per tacitare le persistenti voci antifasciste di un orientamento antisemita del regime, nel 1928 l’ambasciata d’Italia a Washington diffuse una dichiarazione in cui si diceva che “l’Italia è sempre stata la classica terra della libertà ebraica”, ovviamente trascurando ciò che era accaduto prima delle ultime due generazioni. E anche il Vaticano, dando prova di una memoria altrettanto corta, con un improvviso e davvero rocambolesco voltafaccia dichiarò che la Santa Sede aveva “sempre protetto il popolo ebreo dalle ingiuste oppressioni”.

Ma quando Edda Mussolini si innamora di un ragazzo ebreo si scatena la furia del padre che impedirà il matrimonio.

Dopo lunghe trattative, Mussolini concede a Vladimir Jabotinsky di aprire a Civitavecchia una Scuola marittima per ebrei, che viene dotata di un quattro alberi ribattezzato Sara I.   Vladimir Zeev Jabotinsky, fondatore della Legione ebraica.  In seguito ad un’intesa  tra Mussolini e Jabotinsky, nell’ottobre del 1934 giungono a Civitavecchia i primi 28 allievi ufficiali ebrei per essere addestrati alla Scuola Marittima; nei tre anni successivi i diplomati saranno quasi 200. Sulle uniformi portano un’ancora, la Menorah e il fascio littorio, e in alcune cerimonie ufficiali salutano romanamente.

Nel 1937 mentre Mussolini si avvicinava sempre più a Hitler, la Sara I si avvicinò sempre più alla Palestina, finché nell’autunno di quello stesso anno entrò nel porto di Haifa accolta da entusiastiche manifestazioni di giubilo degli ebrei locali…

Mussolini crea così, involontariamente gli ufficiali della futura marina israeliana.

Quando in Germania inizia la persecuzione degli ebrei, Mussolini incarica l’ambasciatore italiano a Berlino, Cerruti, di trasmettere un suo messaggio a Hitler. “Mussolini non capisce nulla del problema ebraico” è la risposta del Führer.

Quattro mesi più tardi Mussolini avrebbe suggerito al cancelliere Dollfuss di provare ad ammorbidire i nazisti austriaci e alleggerire la loro crescente pressione sul governo dando al regime “eine leichte Nuance von Antisemitismus, un lieve tocco di antisemitismo”. Con questa mossa, le sue prese di posizione sulla questione ebraica cominciarono ad assumere tutte le bizzarre caratteristiche degli atti di un megalomane ipocrita.

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Sam Waagenaar, Il ghetto sul Tevere

Informazioni su Velia Loresi

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