Uomo raffinatissimo e severo

Salto di pari passo la storia di Giovanni Capistrano, a cui è dedicato un capitolo nel libro Il ghetto sul Tevere e anche uno dei principali altari nella chiesa di santa Maria in Ara Coeli a Roma. E tralascio le pagine sull’omicidio rituale con la storia allucinante di Simone Unverdorben che Sam Waagenaar racconta con numerosi particolari. E ancora la descrizione dei carnevali romani e delle feste negli altri periodi dell’anno, con le varie angherie ai danni degli ebrei durate dal 1466 al 1848. 

                                                  Johann Reuchlin

Non posso tralasciare il nome di Johann Reuchlin, giurista e umanista tedesco, cristiano, autore di una grammatica ebraica, il quale scende in campo in difesa dell’ebraismo e apre la strada alla Riforma e al protestantesimo. 

                                             Jacob van Hoogstraeten

Prima che la scena si spostasse a Roma, Reuchlin dovette così difendersi nella natia Germania contro il priore dell’ordine domenicano di Colonia, Jacob van Hoogstraeten. Naturalmente, per la sua campagna contro lo studio dell’ebraico, van Hoogstraeten si servì di un ebreo apostata, la cui ignoranza in fatto di ebraismo era -come spesso accadeva con questi personaggi- pari solo alla sua generale incultura. Johann Josef Pfefferkorn, prima di accettare i sostanziosi favori dei domenicani, era stato un rozzo macellaio. Dopo la conversione, diventò un docile strumento nelle mani dei suoi maestri. Stupidamente beato d’essere salutato come esperto nella lingua ebraica e nella perversità della religione israelita, aveva messo la sua firma sotto svariati libelli altrui che, con titoli come La confessione ebraica e Lo specchio ebraico, descrivevano il pericolo rappresentato dal giudaismo ed esaltavano la santità che si sarebbe diffusa dopo la distruzione del Talmud.   

                                            Statua di Johann Reuchlin a Pforzheim

Per raggiungere i suoi scopi, Pfefferkorn cercò di assicurarsi l’aiuto di Reuchlin che ormai, -intorno al 1510- era diventato un’autorità riconosciuta in fatto di lingua ebraica e di ebraismo in generale (aveva anche alle spalle due anni trascorsi a Roma, dal 1498 al 1500, a perfezionare le sue conoscenze con studiosi ebrei). Uomo raffinatissimo e severo, Reuchlin sapeva riconoscere un furfante lontano un miglio e naturalmente rifiutò di avere a che fare con i progetti di Pfefferkorn; e quando l’imperatore gli chiese la sua opinione circa i disegni perseguiti e in parte già attuati dall’apostata, gliene tracciò un quadro spietato. I domenicani andarono su tutte le furie e, sotto il nome di Pfefferkorn, pubblicarono un nuovo libello che questa volta se la prendeva violentemente con Reuchlin. 

Papa Leone X

 Non so bene, ma la vicenda di un ebreo apostata che combatte altri ebrei mi ricorda qualcos’altro, penso alla collaborazione richiesta da parte di alcuni intellettuali ebrei a un giornale cristiano ( si sa qual è la posizione di Avvenire) affinché venga condannata l’autodifesa dell’esercito israeliano al confine di Gaza.

Ugo Volli   Grazie, illustri genitori e accademici

Sempre di ebrei contro se stessi si tratta, nonostante tutte le differenze che possono esserci tra le due vicende.

Tornando a Reuchlin, il giurista si appella a papa Leone X alla cui corte un gruppo di ebrei si prende cura dell’anima (tre musicisti: Jacopo di Sansecondo, servito da modello a Raffaello per il personaggio di Apollo sul Parnaso nel quadro conservato ai Musei Vaticani, Giovan Maria e Angelo Mordechai) e del corpo del pontefice. Il medico ebreo è Jacob ben Immanuel Provincial, noto come Bonet de Lattes. Reuchlin decide di rivolgersi a quest’ultimo per avere udienza dal papa. Leone X ordina un’inchiesta e il Concilio Laterano dà ragione a Reuchlin.

Van Hoogstraeten, adirato, corre a Roma per affiggere un manifesto di protesta sulle mura della città e su una statua in legno posta in Trastevere.

Accadde un fatto curioso. I romani, forse non tanto per simpatia verso gli ebrei quanto per avversione ai domenicani, strapparono la nota di protesta e van Hoogstraeten dovette lasciare la città sconfitto.  

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Sam Waagenaar, Il ghetto sul Tevere

Informazioni su Velia Loresi

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