Quadrelli bianchi verdi e blu

Nel 1931, la fabbrica di ceramiche di Max Melamerson, a Vietri, riceve una commessa importante: dovrà fornire le piastrelle per i pavimenti di Palazzo Venezia a Roma. Il palazzo costruito nel 1460, e scelto come sede del Museo del Rinascimento italiano da Federico Hermanin, soprintendente alle Gallerie e ai Musei del Lazio, è divenuto nel 1929 residenza di rappresentanza di Benito Mussolini.

                             Roma, Palazzo Venezia

Hermanin considera il museo come ambientazione delle opere d’arte del Rinascimento e il palazzo stesso un’opera d’arte. Per questo vengono restaurati i soffitti e vengono recuperate le pitture antiche. I pavimenti che erano in cotto con colori blu e verde, provenienti da Genova, vanno sostituiti. 

Il raffinato senso filologico di Hermanin lo portò a progettare, per la nuova pavimentazione del museo, un tappeto di piccoli “quadrelli” di cotto, in parte invetriati con i colori bianco, blu e verde e in parte lasciati in semplice cotto. Il tappeto di “quadrelli” variava grazie all’ inserimento di losanghe alternate a triangoli…     

     Palazzo Venezia, pavimento

Una manifattura ceramica di alta qualità si trova sulla spiaggia di Vietri sul Mare, diretta da due ebrei in fuga dalla peste antisemita. Presumibilmente è il barone Werner von der Schulenburg che mette in contatto l’entourage di Mussolini e i Melamerson, permettendo così che possa avvenire, qualche anno dopo, il piccolo miracolo dei pavimenti di Palazzo Venezia. Il carteggio conservato nell’Archivio del Palazzo rivela tutti gli ostacoli che Max incontra, dalla disonestà del rappresentante romano della fabbrica, Christian Ubele,  alle difficoltà nella spedizione del materiale poiché a Salerno mancano i camion necessari a trasferire a Roma decine di casse. 

Il pavimento è una felice commistione tra antico e moderno, con il disegno astratto e variato di quadrelli bianchi verdi e blu, smaltati come pietre preziose che si alternano alle losanghe e ai quadrelli in cotto senza smalto. La decorazione segue motivi geometrici astratti che accostano i colori, come in quegli anni facevano Klee e Kandinskij sulle tele. Il pattern decorativo è sempre leggermente variato e si va dalla semplice alternanza di quadrelli colorati blu e verdi, posti ogni quattro file di quadrelli in semplice cotto, al “tappeto” del tipo rinascimentale, nel quale lungo la parete corre una doppia cornice formata da rombi blu e verdi alternati a rombi in cotto. All’ interno della cornice si alternano quadrelli smaltati e quadrelli in cotto, chiusi da una striscia continua di mattonelle azzurre.

Nel 1935 il lavoro termina. 

Si può dire, senza dubbio, che i pavimenti di Palazzo Venezia siano stati una delle scelte più felici del restauro in “stile” italiano tra le due guerre e abbiano portato la manifattura ICS di Vietri sul Mare in cima alle manifatture artistiche nazionali.

Ma dalla Germania arrivano notizie sempre più preoccupanti.

Le notizie avevano un sapore apocalittico, venivano al pettine nodi che si erano trascinati per secoli nelle regioni del Nord-Est d’ Europa. Di quella storia secolare di persecuzioni e discriminazioni Max e Flora sembravano essersi liberati nell’ esilio azzurro di Vietri, invece il pericolo si materializzava con le lettere inviate da Amburgo.

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Antonio Forcellino, La ceramica sugli scogli. La storia cancellata di Flora e Max Melamerson

Informazioni su Velia Loresi

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