In forme nuove e coraggiose

A Vietri, Flora e Max avviano la ICS (Industria Ceramica Salernitana) con l’obiettivo di produrre oggetti che servano a migliorare la vita quotidiana di chi deve usarli. Come simbolo della sua ceramica, Flora sceglie un pesce. 

                  Vietri sul Mare

Il pesce, secondo Flora, era uno dei simboli più amati del Dio degli ebrei perché non chiudeva mai gli occhi e dunque non smetteva mai di vegliare sul proprio popolo. Lo sceglierà e lo difenderà come simbolo ancora nel 1944 quando sembrava che il Dio degli ebrei avesse deciso di serrarli di fronte a quello che i nazisti stavano facendo al suo popolo.

In Germania la situazione degli ebrei sta peggiorando e a Berlino l’aria è diventata irrespirabile, di qui la decisione, nel 1928, di far venire Il figlio Ralph in Italia, nonostante la presenza in Germania di una famiglia  ricca ed influente.

David Melamerson, Max e Karl Haag, i due fratelli di Flora che avevano combattuto la Prima Guerra Mondiale nell’esercito tedesco, erano convinti che la loro integrazione fosse ormai un dato di fatto e per molto tempo non diedero importanza al manifestarsi sempre più violento dell’antisemitismo dilagante. Questa diversa percezione dell’integrazione e del pericolo fu certamente alla base dei contrasti che opposero Max alla famiglia della moglie. Max era nato e vissuto in uno shtetl lituano e aveva fin troppo vivo il ricordo delle persecuzioni antisemite e dei pogrom violenti subìti dalla sua comunità.     

                                                      Vietri: ceramiche

Ben presto la ceramica ICS viene conosciuta in Italia e nel mondo e ne parla su Domus, il suo mensile di arredamento, Giò Ponti, architetto molto attivo nell’ innovazione del design italiano. I Melamerson si avvalgono della collaborazione di artisti provenienti da tutto il mondo ma, soprattutto, degli operai locali. Nel 1933, Max acquista la ceramica Cantagalli di Firenze e vi trasferisce Ralph assieme ad un gruppo di ceramisti vietresi. La Cantagalli ottiene un rinnovato successo ma Giò Ponti, fascista, in occasione della Triennale di Monza, esaltando l’esperimento, mette in evidenza ceramisti mediocri come Pietro Melandri e Dante Morozzi trascurando il merito dei Melamerson. 

Pannello con Joshua e Caleb che riprende una creazione ICS dei primi anni Trenta, murato nel cortile della fabbrica Pinto. (foto dal libro La ceramica sugli scogli)

Purtroppo la politica non porta mai bene all’arte, soprattutto quando la spinge a esaltare posizioni superate dalla storia. Dante Morozzi era un artista men che mediocre e il favore che Ponti gli tributava era un pegno ideologico, perché lo scultore era un attivissimo fascista della prima ora. Il suo stile pesante neo-rinascimentale poteva piacere solo al delirio dei gerarchi…

In preparazione della mostra dell’artigianato di Parigi, Giò Ponti censisce le principali manifatture italiane. Questa volta cita anche la ceramica di Vietri ma, infamia della critica fascista, attribuisce il successo sempre crescente della ICS a Richard Dolker, lontano da Vietri da otto anni ma vicino all’ideologia del fascismo.

Nonostante questo, la ceramica ICS ha un grande successo anche economico grazie alle esportazioni all’ estero. 

La creta viene piegata con un’estrema libertà in forme nuove e coraggiose. Ogni forma è possibile e la legge che si segue è quella della duttilità del materiale e delle sue possibilità tecnologiche. I colori puri continuano ad essere valorizzati d’accostamenti semplici e solari, ma stesi su quelle nuove forme acquistano ogni volta una freschezza sorprendente.

Qualcosa che non si era mai visto prima. Il successo delle ceramiche è in contrasto con le aspettative della cultura fascista: anche il pubblico colto viene sedotto.

                                             Vietri: pannello

La sua vita in questi anni sembra raggiungere l’incanto di una felicità assoluta. Il dolore per la perdita della figlia Miriam non può certo sopirsi, ma Flora ama sopra ogni cosa i due doni che al momento ha in abbondanza: il mare e la ceramica.

Bellissima nel libro La ceramica sugli scogli la descrizione della preparazione di cibi e conserve nei differenti periodi dell’anno e in occasione delle varie feste religiose a Vietri. Le due comunità, i vietresi e i Melamerson con i loro amici tedeschi, si guardano con curiosità ma anche con simpatia. Il giorno di Sant’Antuono, patrono del fuoco, i proprietari delle botteghe artigiane organizzano un pranzo nelle faenzere e anche Max si impegna affinché il suo pranzo non sia inferiore alle aspettative.

Gli artisti ritraevano la vita quotidiana con quell’aura mitica che Gauguin era andato a cercare nei lontanissimi arcipelaghi del Pacifico, alle Samoa. Niente della crisi terrificante che affamava l’Europa del Nord negli anni Trenta si intravedeva nell’arte dei ceramisti vietresi.

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Antonio Forcellino, La ceramica sugli scogli. La storia cancellata di Flora e Max Melamerson

 

 

 

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