Incutevamo terrore

Dopo i bombardamenti del novembre 1942 sulla città di Torino, tanti torinesi si affollano alla stazione di Porta Nuova   per fuggire dalla città. La famiglia Zargani cerca rifugio ad Asti in una palestra della Gioventù Italiana del Littorio. Il piccolo Aldo non riesce a dormire e, durante la notte, ascolta due ragazzi, una Giovane Italiana e una Camicia Nera, che parlano tra di loro. La ragazza sospetta che siano ebrei.

Vibrava come una corda tesa dai suoi imperativi morali, voleva svegliarci per “sbatterli fuori, così imparano”. La Camicia Nera, invece, forse per semplice desiderio di quieto vivere, cercava di placarla, sostenendo che poi non era neppur certo che fossimo ebrei e che non lo sembravamo, o almeno a lui non pareva: “…ma da che cosa lo capisci che sono ebrei, dall’ odore di zolfo? Vengono da una città incendiata” le sussurrava ridacchiando sottovoce…

Bombardamenti su Torino, 20-21 novembre 1942. Scriveva Emanuele Artom: “Sembra che una nuvola di fuoco, resa ancor più luminosa dall’ oscurità, gravi su Torino”.

La mamma di Aldo chiede al Provveditore agli Studi di Asti di accogliere nella scuola elementare i due figli. 

Entrai, per un’invenzione burocratica e antirazzista del Provveditore, nella quarta elementare della scuola “Vittorio Alfieri” come “auditore esterno, anno scolastico 1942-194343”.

Rientrano a Torino, ma di nuovo la famiglia è alla ricerca di un rifugio sicuro per sfuggire agli agenti della Gestapo forniti degli indirizzi di tutti gli ebrei, regalo, questo, delle “miti leggi razziali italiane” all’alleato tedesco. Gli Zargani, tutti assieme, si recano ad Acqui, al Grand Hotel Terme.

Il papà parlava a un’aristocratica signora con i capelli turchini, descriveva la nostra condizione e implorava: “…siamo inseguiti dalla giestàpo …”, “…la giestàpo ha i nostri nomi…”. La dama non poté resistere a lungo e dovette scandire: “Ghe-sta-po’, si dice ghe-sta-po’”, e fu questo tutto il soccorso che ci diede. Che altro non abbia fatto per noi se non in campo culturale lo deduco dalle maledizioni che mio padre farneticava, uscendo dal cancello della villa, alternandole alla frase: “Beh, bambini, adesso lo sapete: ci cerca la Ghe-sta-po’”.

Fu forse quello l’ultimo episodio di indifferenza, quando tornammo alla pensione il proprietario ci invitò ad andare via e subito, appena fatti i bagagli. Aveva capito che eravamo ebrei, o glielo aveva detto qualcuno. Gli incutevamo terrore.

Ora gli Zargani sono ospiti di una affezionata domestica, che avevano dovuto licenziare in seguito alla promulgazione delle Leggi razziali, in via Berthollet a Torino.

In via Claudio Berthollet, a Torino, gli Zargani sono ospitati dalla loro affezionata havertà, in dialetto ebraico-italiano, donna di servizio.

 Ma ecco una notizia sulla Stampa. La legge il padre, che è stato, durante la Prima guerra mondiale, nel genio guastatori, sul Carso. A grandi caratteri è scritto sul giornale che tutti gli ebrei saranno rinchiusi nei campi di concentramento. Con amara ironia, l’autore ricorda la richiesta di aiuto al cardinale Maurilio Fossati all’Arcivescovado di Torino. È il primo dicembre 1943, il giorno del terribile bombardamento alla Snia Viscosa, con centinaia di morti.

Il cardinale Maurilio Fossati

All’Arcivescovado, Aldo chiede ai genitori un regalo: un paio di pantaloncini alla zuava e degli stivaletti e i genitori, per accontentarlo, corrono a cercare il regalo desiderato nella città bombardata.

Il povero Cardinale e il suo fido Segretario fecero del loro meglio nell’opera di consolazione, ma sembrarono non avvedersi che il mio cuore era bucato da una corona di spine, come quella di Gesù che lo tira fuori dalla Sua tunica per far vedere, con le gocce di sangue che gli colano sulle mani, i dolori del mondo patiti tutti da Lui.

Infine, Alberto e il fratellino possono riposare in un dormitorio per suore.

Ore 21 e 30 del primo dicembre 1943. “È stato terribile”, sussurrava il Cardinale al papà, uscendo dallo stanzone con la mano sulla fronte, “terribile”.

Solo allora, mentre mi addormentavo, compresi che nella sua bontà aveva capito il mio strazio, anche lui lo aveva patito, ma non aveva potuto trovare accesso alla mia anima, perché lui era un Cardinale cristiano e io un bambino ebreo.

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Aldo Zargati, Per violino solo. La mia infanzia nell’Aldiqua. 1938-1945 

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