Un memoriale

Subito dopo la Seconda guerra mondiale, molti ex prigionieri, soprattutto polacchi, sopravvissuti ai campi di sterminio, decisero che tutto ciò che riguardava Auschwitz doveva essere salvato: documenti che i nazisti nella loro fuga non erano riusciti a bruciare, prove nascoste, oggetti. Vennero organizzate le prime visite guidate per quei visitatori che volevano vedere dove erano morti i propri cari.

…si avviò un dibattito pubblico per decidere cosa si sarebbe dovuto fare della vasta infrastruttura dell’ex campo. La decisione finale venne presa nel 1947. Lo Stammlager Auschwitz I, con i fabbricati annessi, così come Auschwitz II-Birkenau, con i terreni dietro al campo che contengono le ceneri di coloro che furono assassinati, sarebbero stati trasformati in un museo. In altre parole, in un memoriale.  

Immagini di Auschwitz

Il museo sarà un simbolo che rappresenterà tutto: Auschwitz III-Monowitz, i capannoni delle imprese tedesche situati attorno al campo, i cinquanta campi più piccoli e tutti gli altri luoghi in un’area di centinaia di chilometri quadrati. Il monumento ad Auschwitz è stato inaugurato nel 1967 e si trova tra le rovine delle camere a gas più grandi, al termine della rampa di Birkenau: un monumento nell’immensa area del campo che già rappresenta, di per sé, un monumento.

Il progetto è, per Piotr Cywiński, direttore del Museo memoriale, sufficientemente astratto da non suscitare alcuna particolare impressione. Sarebbe impossibile avere un monumento che trasmettesse maggiori emozioni delle rovine delle camere a gas o delle baracche. La lastra del basamento, assai ampia, viene usata come piattaforma per i discorsi e le cerimonie.

Ma come sfondo per le cerimonie, che è la consueta funzione dei monumenti, non è mai stato essenziale. Invece, i filari di betulle, che non hanno valore storico ma sono cresciuti spontaneamente dietro al monumento, formano -loro sì- uno sfondo ideale, chiudendo il paesaggio, in modo che l’attenzione dei partecipanti non sia distratta dal viavai quotidiano che anima gli edifici delle vicinanze.

 

 Da Aushwitz proviene il maggior numero di sopravvissuti e dunque di testimonianze: ed è questa, secondo Cywiński, la principale differenza tra Auschwitz-Birkenau e gli altri campi di sterminio ed è anche ciò che determina la sua importanza simbolica. Gli altri luoghi furono alterati e resi quasi irriconoscibili e non è non facile, camminando nelle foreste di Treblinka, comprendere tutto che vi accadde. Auschwitz è dunque il centro simbolico di qualcosa di molto più grande ed esteso.

…un simbolo sempre più completo di tutta la politica tedesca dell’Endlösung der Judenfrage, a prescindere da dove essa fosse stata perpetrata, e anche di tutto il terrore e di tutte le altre tragedie della Seconda guerra mondiale.

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Piotr M. A. Cywiński, non c’è una fine. Trasmettere la memoria di Auschwitz

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