On leur reproche ce qu’on les force à être

À la fin du premier millénaire de notre ère, contrairement à ce que disent tous les mythes, les Juifs ne sont ni riches, ni banquiers, ni conseillers des princes. Ils sont presque tous pauvres, paysans et artisans. Quelques-uns sont prêterurs contraints, pour de faibles montants, à des commerçants, des artisans, des paysans, des couvents, de petits seigneurs. Une poignée sont financiers de monarques et aident à mettre sur pied les administrations des États.

Mentre la popolazione del mondo aumenta considerevolmente, il numero degli ebrei, sotto i colpi dei massacri e delle conversioni forzate, ristagna attorno ai quattro milioni. Se il popolo ebraico non scompare del tutto, è perché rispetta e trasmette regole di vita raccolte duemila anni prima nel terzo libro del Pentateuco, il Levitico: feste, precetti alimentari, lingua, cultura, memoria, etica della libertà e, per finire, etica dell’economia.

Quando l’Impero carolingio si dissolve, gli ebrei vivono in piccole comunità in Sicilia, a Napoli, Venezia, Roma, Londra, Canterbury.

Avoir des Juifs c’est, pour un prince, s’assurer des revenues importants. Les communautés constituent peu à peu des sources financières considérables que les seigneurs protègent et défendent avec soin, choisissant, selon les circonstances, entre saisir tous leurs biens en une seule fois ou prélever régulièrement une part de leurs revenus.

Neuf siècles plus tard, Hitler, Goering, Speer et Himmler débattront encore de la même alternative.  Fin dal Medioevo, per esempio, gli ebrei erano gli unici a poter esercitare legalmente la pratica dell’usura, che invece era vietata ai cristiani. Molti membri delle comunità giudaiche divennero, infatti, degli usurai soltanto perché, contemporaneamente, si vedevano precluso l’accesso ad altre attività economiche: non potevano ad esempio effettuare lavori agricoli, né far parte di alcuna corporazione, mentre una bolla del 1205 di papa Innocenzo III (Etsi Iudaeos) li aveva posti nella condizione di «perpetua servitù». Alle comunità giudaiche medievali, dunque, restavano ben poche scelte: o si dedicavano ad alcune forme di artigianato e di commercio oppure svolgevano quella che era per loro un’attività lecita, proibita ai cristiani, cioè la concessione di denaro in prestito. (Finanza ed ebraismo, un coacervo di luoghi comuni, Andrea Telara).

In Europa, gli ebrei sono, assieme ai chierici, gli unici a saper leggere. La lingua della preghiera e della cultura è sempre l’ebraico; i dirigenti di ogni comunità organizzano l’insegnamento della lingua e della fede. Vengono accolti e alloggiati i visitatori e poveri provenienti da altre comunità e si paga il riscatto per quelli che sono stati rapiti dai pirati. Niente viene sottratto alle imposte per finanziare lo splendore dei luoghi di culto. Ai più ricchi viene proibita l’ostentazione delle proprie ricchezze al fine di evitare l’invidia dei cristiani.

D’où les accusations d’avarice qui commencent à se repandre un peu partout à propos des Juifs. Une fois de plus, on leur reproche ce qu’on les force à être.

Nelle città, gli ebrei sono spesso intermediari e acquistano e vendono ogni genere di prodotti: nel capitalismo nascente, nessun commercio è trasparente senza il mediatore che aiuta a confrontare offerta e domanda. In numerosi luoghi in Europa, gli ebrei sono costretti a esercitare il mestiere di usuraio. 

Haim Baharier ci racconta il suo punto di vista sulla finanza ebraica 
 «Quando sento parlare di jewish banking, un’espressione con cui vengono definiti in inglese il modo di fare banca degli ebrei e la cosiddetta finanza ebraica, mi viene subito un senso di non sopportazione». Parola di Haim Baharier, 66 anni, noto studioso di ermeneutica biblica e di sacre scritture, allievo di celebri pensatori come Léon Askenazi ed Emmanuel Lévinas. 
– Dunque, professore, non esiste nessuna finanza ebraica? 
  Guardi, mi faccia dire innanzitutto una cosa: io non sono mai stato interessato a quelle statistiche che ci dicono quanti sono i premi Nobel assegnati nella storia agli ebrei o quanti top manager e banchieri di origine ebraica ci sono oggi. 
– Per quale ragione? 
  Perché quella dell’ebraismo resta per me l’etica della claudicanza, di chi è consapevole dei propri limiti e sa rimpicciolirsi, senza diminuirsi. (da: Notizie su Israele, Finanza ebraica: solo a sentirla nominare, mi sento a disagio)

Pour leur plus grand malheur. Une fois de plus, ils seront utiles et on les haïra pour les services qu’ils rendent.

Prestare denaro è assolutamente proibito ai cristiani e la Chiesa considera con orrore l’usura. Il prestito e colui che presta sono paragonati alla mela e al serpente nel giardino dell’Eden. Bernardo di Chiaravalle forgia il verbo giudaizzare per designare l’attività dell’ebreo che presta denaro.

Certains rabbins s’en inquiètent. Ils demandent aux Juifs de se détourner de ce commerce qu’aggrave un autre risque: il oblige à vivre dans les voisinage des autres et, bientôt, dans la menace de la haine des autres.

Intorno al 1000 in tutti i paesi cristiani vengono istituite le Corporazioni di arti e mestieri, per appartenere alle quali bisognava professare la fede cristiana; da questo momento gli Ebrei, esclusi da ogni a campo di attività, sono sospinti verso l’unica professione preclusa ai Cristiani: quella di banchieri (come è noto, la Chiesa proibisce di prestar denaro a interesse). La vita degli Ebrei subisce un mutamento radicale; non solo in Italia, ma in tutta Europa: facendo commercio di denaro si rendono necessari ovunque, ed è per questa sola ragione anche che ovunque sono tollerati. Gli Ebrei di Roma possono considerarsi i pionieri di questa nuova attività economica: i banchi di credito.
Questo mestiere veniva esercitato anche da Cristiani, specialmente italiani; ed è perciò che essi erano chiamati Lombardi, nome dato loro nei paesi d’oltre Alpe, sebbene fossero prevalentemente toscani e soprattutto fiorentini; ma dopo il III Concilio Lateranense (1179), in cui si era stabilito che fosse negata sepoltura cristiana a chi prestava denaro a interesse, gli Ebrei si resero più che mai necessari, e il loro lavoro aumentò considerevolmente. Si formarono così a tante piccole Comunità scaglionate in tutto il Paese; non c’era centro dell’Italia settentrionale o centrale che non avesse una Comunità ebraica. (da: Morashà, Gemma Volli, Breve storia degli ebrei d’Italia)

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Jacques Attali, Les Juifs, le monde et l’argent. Histoire économique du peuple juif

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