Sa haine de la violence

Abramo (dieci generazioni dopo Noé) abbandona il clan paterno per spostarsi nella terra di Canaan. Mi mancano conoscenze geografiche e storiche approfondite e così mi affido a Wikipedia per definire l’antica terra di Canaan cercando e sperando, comunque, di evitare trabocchetti nei quali potrei cadere (so che devo fare attenzione, non tutto quello che si trova corrisponde a una ricerca della verità “vera” e so che sono contrabbandate falsità riguardo alle origini di una terra al fine di dimostrare altro).

E dunque, Canaan è un antico termine geografico che dovrebbe corrispondere all’incirca al territorio attuale di Libano, Israele e parti di Siria e Giordania. È un paese ricco attraverso il quale passano le carovane dirette in Asia, diviso in tante piccole città-Stato sotto la tutela dell’Egitto

Arrivo dei Semiti in Egitto

Dio parla Ad Abramo (ora si chiama Abraham) e gli ordina di fondare un nuovo popolo che sia responsabile della condizione umana nei suoi confronti. Tutto ciò che Dio vorrà dire agli uomini, lo dirà a questo popolo. Tutto ciò che dirà ad Abramo sarà diretto a tutti gli uomini: il monoteismo nasce in questo momento, presso un popolo nomade che non può portare con sé troppi idoli e non ha il tempo di adottare quelli dei paesi attraversati.

Dio ordina ad Abramo di far crescere il suo popolo e di valorizzare la terra. Egli dovrà essere ricco per poterlo servire.

Aussi la Genèse (13,2) mesure-t-elle avec fierté les progrès de cette richesse: “Abraham était lourd en troupeaux, argent et or” tous biens constituant alors les principales monnaies d’échange. Et, pour les obtenir, presque tous les moyens sont bons, y compris la ruse: Abraham va jusqu’à faire passer sa femme Sarah pour sa soeur, escomptant ainsi recevoir des cadeaux de ceux qui voudraient l’épouser!

Poi Dio proibisce ad Abramo il sacrificio umano allontanando il coltello dalla gola del figlio Isacco. Egli non ha bisogno di un sacrificio umano ma non rinuncia al sacrificio dell’animale e mette l’uomo a parte della creazione: non violenza verso altri uomini ma sfruttamento delle ricchezze materiali.

Ces deux premiers ordres de Dieu à Son peuple ne sont pas indépendants l’un de l’autre: la richesse sous forme de troupeaux, d’or ou d’argent est le meilleur substitute à la violence. On retrouvera à mille et une reprises ce lien entre l’argent et le sang, lancinant avertissement lancé par Dieu aux hébreux et, à travers eux, à tous les hommes: l’argent est d’abord un moyen d’éviter la violence. En s’imposant à lui-même le remplacement du sacrifice par l’offrande, le peuple juif annonce tout son destin: il utilisera l’argent comme un moyen de réparer les dommages et d’arrêter l’engrenage des représailles. L’argent va devenir pour lui un moyen de négocier au lieu de combattre, de faire la paix. Par l’argent, le peuple juif va dire sa haine de la violence.

Questi ordini di Dio si ritrovano nel primo atto importante compiuto da Abraham a Canaan. Quando si tratta di seppellire la moglie Sarah, egli non sceglie un terreno conquistato con la forza ma compra una grotta da un ittita, Efron, a Mackpela, non lontano da Hebron e non discute il prezzo esorbitante richiesto, 400 shekel corrispondenti a 4 chili e seicento grammi di oro.

Jacques Attali, l’autore di  Les Juifs, le monde et l’argent,  ricorda come gli esegeti della Bibbia  troveranno che il numero 400  può essere scomposto in 8 volte 50. Otto è il numero che supera quello dei giorni della settimana; cinquanta supera il numero 49, cioè gli anni dopo i quali una terra va restituita al proprietario.  I due numeri rappresentano dunque l’al di là del tempo degli uomini, l’eternità, e anche il diritto eterno acquisito da Abraham sulla grotta, e dai giudei su Hebron e sulla terra di Canaan.

Isaac et Jacob confirment la nécéssité de s’enrichir pour complaire à Dieu. Isaac rassemble des animaux. “Il alla s’enrichissant encore jusqu’à ce qu’il devint puissamment riche. Il eut de grands troupeaux de menu bètail, de grands troupeaux de gros bétail et beaucoup d’esclaves” (Genèse 26,13-14).

Après lui, Jacob “devint très riche, il eut de nombreux troupeaux, des servantes et des serviteurs, des chameaux et des ânes.” (Genèse 30, 43). Dieu bénit sa fortune et lui permet d’acheter son droit d’aînesse à son frère Ésaü  _preuve que tout se monnaie, même pour un plat de lentilles… Tomba dei Patriarchi a Hebron

Riporto un brano tratto dalla Genesi con il commento, assolutamente condivisile, di Blogdibarbara, che ringrazio:

 La vita di Sara fu di centoventisette anni. Tanti furono gli anni della vita di Sara. Morì in Kiriath Arbà ora Chevron, in terra di Canaan; e Abramo venne a far esequie a Sara e a piangerla. Levatosi poi da presso al suo morto parlò così ai Chittei: «Io sono presso di voi un estraneo, un forestiero, datemi in proprietà un sepolcro si che io possa togliermi il morto che mi sta davanti e seppellirlo». I Chittei gli risposero: «Ascoltaci, o signore; tu sei fra noi un gran principe, seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri, nessuno di noi ti negherà il proprio sepolcro per seppellirvi il tuo morto» Abramo si alzò, si prostrò alla gente del paese, ai Chittei, e così disse loro: «Se voi volete togliermi dinanzi il mio morto per seppellirlo, ascoltatemi e intercedete per me presso ‘Efron figlio di Tsòchar, affinché mi ceda la sua grotta di Machpelà che è all’estremità del suo campo; me la ceda, alla vostra presenza, come proprietà ad uso di sepoltura, per l’intero suo valore». ‘Efron si trovava in mezzo ai Chittei; e ‘Efron chitteo rispose ad Abramo, in presenza dei Chittei, di tutti coloro che erano convenuti nella piazza della sua città in questi termini: «No, signor mio, ascoltami: io ti cedo il campo e ti cedo anche la grotta che in esso si trova; te la cedo alla presenza dei miei connazionali; seppellisci pure il tuo morto». Abramo si prostrò alla gente del paese. Parlò poi a ‘Efron in presenza della gente del paese: « Ma… se tu… deh! ascoltami, io ti do il prezzo del campo, accettalo, e là seppellirò il mio morto». ‘Efron rispose ad Abramo: « Ascoltami, o signore; un terreno da quattrocento sicli d’argento, fra me e te, che cos’è? Seppellisci il tuo morto». Abramo acconsenti a ‘Efron, e gli pagò la somma che aveva chiesto alla presenza dei Chittei; quattrocento sicli d’argento, corrente fra i mercanti. Così il campo di ‘Efron, posto in Machpelà di fronte a Mamrè, il campo e la grotta che è in esso, tutti gli alberi esistenti nel campo, dentro i suoi confini all’intorno, passarono in proprietà di Abramo, alla presenza dei Chittei, di tutti coloro che erano convenuti nella piazza della sua città. Dopo di che Abramo seppellì Sara sua moglie nella grotta del campo di Machpelà posto di fronte a Marnrè oggi Chevron in terra di Canaan. Il campo e la grotta che è in esso passarono dai Chittei ad Abramo in proprietà per sepoltura. (Genesi, cap. 23)

Ora, che questa sia narrazione storica o leggenda, è del tutto secondario. Che là sotto ci siano i resti di Sarah e Abramo, Rebecca e Isacco, Lea e Giacobbe, o di pinchipallini qualsiasi, o magari anche niente, è del tutto secondario. L’unica cosa che conta è che queste pagine sono state scritte tremilacinquecento anni fa. E da tremilacinquecento anni gli ebrei venerano quelle tombe come luogo in cui riposano i patriarchi. Poi, quasi tre millenni più tardi, arriva il sultano mamelucco Baibars che decide che quella è roba musulmana, ci costruisce i minareti e vieta l’ingresso a cristiani ed ebrei (1266), a cui era consentito arrivare fino al settimo gradino, ossia molto molto fuori. Prima che un ebreo potesse mettere piede all’interno di Machpelah dovevano passare settecento anni, ossia dopo la Guerra dei Sei Giorni. Oggi l’edificio è diviso: un terzo riservato agli ebrei e due terzi ai musulmani (o un quarto e tre quarti, non sono sicura di ricordare bene). Infine è arrivata quella benemerita organizzazione dedita alla difesa e conservazione del patrimonio artistico e culturale che è l’UNESCO e ha definitivamente stabilito che gli ebrei con questa cosa non hanno niente a che fare. (20 settembre 2017)

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Jacques Attali, Les Juifs, le monde et l’argent. Histoire économique du peuple juif

Informazioni su Velia Loresi

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