Le braccia aperte della Chiesa

Il cardinale Gian Pietro Carafa, prefetto del Sant’Uffizio, viene eletto papa nel 1555 col nome di Paolo IV. In questo stesso anno il nuovo papa istituisce, con la bolla Cum nimis absurdum, il ghetto di Roma. Gli ebrei vengono rigidamente segregati non solo a Roma ma in tutto lo Stato della Chiesa. E mentre in Spagna si decide di rinunciare alla presenza degli ebrei, a Roma si sceglie la conversione e quindi la presenza.

Le braccia aperte della Chiesa erano una realtà concreta di conventi, chiese, istituzioni che stringevano da presso le mura del ghetto, a soffocare gli ebrei in un abbraccio che si voleva fatale. Fatale, naturalmente, non agli ebrei in carne e ossa ma all’ebraismo. 

 Papa Paolo IV

Inizio della bolla infame, emanata il 14 luglio 1555, “Cum nimis absurdum” che impone una serie di limitazioni ai diritti delle comunità ebraiche presenti nello Stato Pontificio.

«Poiché è oltremodo assurdo e disdicevole che gli ebrei, che solo la propria colpa sottomise alla schiavitù eterna, possano, con la scusa di esser protetti dall’amore cristiano e tollerati nella loro coabitazione in mezzo ai cristiani, mostrare tale ingratitudine verso di questi, da rendere loro offesa in cambio della misericordia ricevuta, e da pretendere di dominarli invece di servirli come debbano; oi, avendo appreso che nella nostra alma Urbe e in altre città e paesi e terre sottoposte alla Sacra Romana Chiesa, l’insolenza di questi ebrei è giunta a tal punto che si arrogano non solo di vivere in mezzo ai cristiani e in prossimità delle chiese senza alcun distinzione nel vestire, ma che anzi prendono in affitto case nelle vie e piazze più nobili, acquistano e posseggono immobili, assumono balie e donne di casa e altra servitù cristiana, e commettono altri misfatti… 

Vi è, all’inizio del Novecento, quando i vecchi edifici vengono demoliti, spazio per quattro isolati, il Tempio Maggiore, le palazzine Liberty su via Catalana, le scuole e l’edificio umbertino su via Portico d’Ottavia. Rimane intatto lo spazio tra via Portico d’Ottavia, via Reginella, piazza Mattei e una parte di via Sant’Angelo in Pescheria, spazio che papa Leone XII ha concesso nel 1823; tutto il resto viene abbattuto. Mi riprometto di osservare e imparare a riconoscere, ripercorrendole e fotografandole, tutte le strade dell’antico ghetto.

…inizialmente mancò nel mondo ebraico la consapevolezza piena della frattura che il ghetto avrebbe determinato nella sua esistenza. Il ghetto fu a lungo visto come un provvedimento provvisorio, destinato a scomparire con il cambiamento dei pontefici o con un aumento dei contributi da pagare alla Curia. Ma nell’ insieme, la trasformazione della vita degli ebrei romani in una sorta di reclusione a metà, sottoposta a infinite pressioni da parte del mondo esterno, fu radicale e per più di tre secoli definitiva.Paolo IV muore nel 1559, appena 4 anni dopo l’emanazione di questi provvedimenti che così tante conseguenze avranno nella storia degli ebrei romani.

E se, nel 1700, nello Stato Pontificio e ancor più fuori inizia il cammino verso la modernità, immobilismo incapacità di rinnovarsi, chiusura non migliorano certo la situazione nel ghetto romano.

La Chiesa non riuscì a sbarazzarsi, convertendola, della sua minoranza, ma riuscì senz’ altro a tenerla in uno stato di arretratezza e di chiusura.

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Anna Foa, Andare per ghetti e giudecche 

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