Il mikvè più antico d’Europa

Inserisco, nella lettura di “Andare per ghetti e giudecche” di Anna Foa, questo interessante (ma anche divertente) intervento di Blog di Barbara, con belle foto del mikvè e del parco archeologico di Siracusa e anche di una bella signora in minigonna. Naturalmente ringrazio Barbara, e spero in… un miracolo anch’io.

No, scherzo, va tutto bene così.

E DUNQUE

settembre 24, 2012

per dieci giorni ho arrancato penosamente con la caviglia bendata e col bastone, trattandola frequentemente con i gel adatti e col ghiaccio artificiale. Poi è successo che sono stata portata a vedere il mikvè più antico d’Europa (si prega di notare la scala per la quale sono scesa per arrivarci) e con la punta delle dita ho sfiorato l’acqua (la foto, per la verità, è stata un bel po’ fotoshoppata, perché una volta scaricata e vista a schermo intero, ci siamo accorti che la scollatura del vestito si era abbassata in maniera decisamente imbarazzante, e quindi si è dovuto provvedere a ricoprire il troppo scoperto) e lì è avvenuto il miracolo: i legamenti rotti si sono velocemente riaggiustati, l’edema si è fortemente ridotto, i dolori attenuati, al punto che il giorno dopo mi sono arrischiata ad uscire senza le bende elastiche e quello successivo ho definitivamente abbandonato il bastone (poi sono stata beneficata anche di altri quattro miracoli, ma di quelli non parlo).

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Mikvah

Una Mikvah (Bagno rituale ebraico) è un bagno rituale ebraico, usato a scopo di purificazione. 

Quando nel 1492 gli ebrei furono cacciati da tutti i domini dei re di Spagna e Aragona (ai quali apparteneva anche Siracusa, assieme a tutta l’Italia del Sud), la comunità ebraica di Siracusa, nella speranza di tornare un giorno in patria, provvide a nascondere l’accesso alla propria mikvah, ostruendolo completamente e mimetizzandolo.

Per mezzo millennio l’esistenza di questo ambiente, rimasto perfettamente sigillato, fu dimenticata.
Fino a quando, nel corso dei lavori di ristrutturazione per trasformare in albergo il palazzo esistente sopra la mikvah, fu riscoperta la lunga scalinata d’accesso e fu rimossa la terra (cinque camion!) che la ricopriva. 
L’ambiente si presentò agli scopritori colmo d’acqua dolce fino al soffitto.

La Mikvah di Siracusa si presenta oggi al visitatore come una stanza rettangolare principale, interamente scavata nella roccia calcarea (a 18 metri di profondità) e sorretta da quattro piloni, dotata di tre vasche scavate sotto il livello del pavimento. 
Nelle sue pareti si aprono tre nicchie laterali, due delle quali dotate anch’esse di una vasca. Una delle nicchie laterali ha intercettato un pozzo circolare, di probabile epoca ellenistica. 

Sul soffitto s’apre un’apertura di aerazione ed illuminazione, che in superficie sbocca accanto all’attuale accesso alla scalinata. In passato la poca luce proveniente da questo condotta era l’unica illuminazione presente, assieme a quelle delle lampade ad olio, alcuni esemplari delle quali sono stati trovati durante gli scavi e sono esposti in una vetrina dell’albergo soprastante.

Gli studi svolti finora su questo ambiente hanno portato ad ipotizzare che possa trattarsi del bagno rituale ebraico più antico giunto fino a noi in Europa: l’epoca della costruzione proposta dagli studiosi è infatti il sesto secolo d.C., in piena epoca bizantina. 
Per quali motivi la comunità ebraica di Siracusa si accollò questa impressionante mole di lavoro? 
Per motivi religiosi. L’acqua della mikvah doveva infatti essere obbligatoriamente “acqua viva”, cioè in grado di affluire e defluire senza intervento umano, e la costante infiltrazione sotterranea a quella profondità garantiva tale caratteristica. Questo fu il motivo per cui lo scavo di questo ambiente si addentrò profondamente nella roccia del sottosuolo, alla ricerca della falda acquifera, non essendo adatte agli usi rituali l’uso in superficie di vasche d’acqua stagnante. 

Ancor oggi, ostruito ormai il canale di deflusso da lavori eseguiti in epoca moderna, la proprietà dell’albergo deve azionare regolarmente (ovviamente non durante le visite) delle pompe: se non lo facesse, l’acqua che filtra senza interruzione dalle pareti delle vasche riempirebbe nuovamente l’intera mikvah.
Si noti che un altro bagno rituale, molto più piccolo, si trova anche sotto la chiesa di San Filippo apostolo.  (da Algilà)

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Anna Foa, Andare per ghetti e giudecche

Informazioni su Velia Loresi

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