Un popolo senza tempo

I provvedimenti varati dal regime nazista tra il novembre 1938 e l’agosto 1939 mettono fine alle poche fonti di sussistenza rimaste agli ebrei. Il 12 novembre 1938 Göring, Goebbels e Heydrich, si riuniscono per discutere della questione ebraica; ormai si prospettano ghetti, segni di riconoscimento e segregazione. l’Istituto per lo studio e l’eliminazione dell’influenza ebraica sulla vita della Chiesa tedesca formula nuove interpretazioni bibliche: la nuova Riforma dovrà portare a termine l’opera iniziata da Lutero.

Ma è il 30 gennaio 1939 che viene pronunciata per la prima volta la parola “annientamento”. In occasione del discorso al Reichstag, Hitler chiarisce i rapporti tra tedeschi e ebraismo: “…e vi dico che se il capitale giudaico internazionale dentro e fuori l’Europa riuscirà nuovamente a precipitare le nazioni in una guerra mondiale, il risultato non sarà la bolscevizzazione della terra e dunque la vittoria del giudaismo, ma l’annientamento della razza ebraica in Europa.”

Il senso del discorso non si rivela principalmente decifrando ciò che Hitler volesse dire con la parola “annientamento” o come la intendesse realmente l’opinione pubblica tedesca. Lo stesso Führer non sapeva esattamente quale significato darle, la sera del 30 gennaio 1939. Il senso principale del discorso è che esso rispecchiava, e insieme plasmava, un modo di sentire esistente. Più che esprimere un’idea nuova, il 30 gennaio Hitler conferì carattere ufficiale a una realtà che era già stata creata.

Nel settembre dello stesso anno, le misure che vengono adottate contro gli ebrei polacchi possono essere già chiamate genocidio. Esse sono per i soldati contemporaneamente qualcosa di nuovo perché i tedeschi non hanno mai trattato nello stesso modo gli ebrei loro connazionali, ma anche qualcosa di già accettabile, perché abituati all’idea che l’ebraismo non possa trovar posto nel nuovo Reich.

Il genocidio perpetrato contro gli ebrei polacchi fra l’autunno 1939 e il giugno 1941, quando la Germania invase l’Unione Sovietica, non fu la conseguenza di un’aberrazione dello sforzo bellico nazista né della convinzione, da parte dei vertici del regime hitleriano, che il Reich si trovasse militarmente in pericolo.

La Germania sta trionfando, Vienna, Praga, Varsavia, Copenaghen, Amsterdam, Bruxelles e Parigi sono sotto il suo dominio.

Il genocidio fu piuttosto la conseguenza di un’esperienza e di un’immaginazione condivise dalla popolazione tedesca, costruite nel corso dei sei anni precedenti.

I nazisti programmano il ghetto come soluzione temporanea, in attesa della definitiva eliminazione degli ebrei una volta che la guerra sarà conclusa. Ma a livello di immaginazione, gli ebrei sono già morti.

Il ghetto di Łódź

Süss l’ebreo e L’ebreo errante sono due film girati nel 1940. Entrambi ideati da Goebbels, sono assai diversi l’uno dall’altro. Nel primo, trionfa il lieto fine e Süss viene condannato a morte. Nel secondo il regista Fritz Hippler mostra ripugnanti scene degli ebrei nel ghetto di Łódź presentati come un’orda di ratti. Mentre Süss l’ebreo ha un grande successo, (i tedeschi mettono da parte i loro sentimenti personali sui massacri e cercano di non pensarci), L’ebreo errante si rivela un insuccesso. Gli spettatori, infatti, non possono assolutamente ignorare il senso da dare al chiaro messaggio di annientamento.

Valentina Cortese e Vittorio Gassman nel film L’ebreo errante

Fra il settembre 1939 e il giugno 1941…i nazisti trasformarono gli ebrei in un popolo senza tempo, ancora in vita (per poco) ma sostanzialmente privo del diritto ad avere una storia, un passato, un presente o un futuro.

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Alon Confino, Un mondo senza ebrei, L’immaginario nazista dalla persecuzione al genocidio

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