Un nuovo cristianesimo privo di radici ebraiche

Su un certo piano, la Kristallnacht non costituì una drastica rottura nell’ indirizzo politico nazista, ma la semplice amplificazione di una strada costantemente battuta a partire dal 1933. Dando alle fiamme la Bibbia, i tedeschi raggiungevano direttamente l’Armadio Sacro per mettere in pratica ciò che molti nella società tedesca, come gli eruditi che studiavano gli ebrei, andavano propugnando da alcuni anni: recidere qualsiasi legame tra giudaismo e identità tedesca.

A lungo gli studiosi hanno sostenuto che alla base di tutto c’era la volontà di dominio accuratamente strutturata del regime nazista, ma, sostiene Alon Confino, la storia è fatta da esseri umani e non da strutture. Inoltre, si chiede lo storico, perché, sollevando il problema della razza, la violenza distruttrice si rivolse contro un libro sacro, simbolo della civiltà europeo-cristiana sia nel Duomo di Monreale che nella Cappella Sistina o nella Cattedrale dell’Annunciazione a Mosca? E contro un simbolo religioso come le sinagoghe? In realtà, scopo della Kristallnacht non era solo aggiustare il presente ma anche sistemare il passato.

Non aveva (la Kristallnacht) a che fare principalmente con la politica di emigrazione o con un odio incontrollabile, bensì con l’edificazione di una civiltà razziale mediante l’annullamento dell’autorità esercitata dagli ebrei su un passato di antica moralità, incarnato dalla Bibbia.

Alcune delle sinagoghe date alle fiamme dai nazisti nella notte tra il 9 e il 10 novembre 1938

Aquisgrana  
 Baden Baden

Dortmund

Monaco di Baviera

Francoforte sul Meno

Oberrasmstadt

Bruciando la Bibbia e ostentando così, in maniera brutale, la loro superiorità, i tedeschi annunciano ai popoli dell’Europa che sono loro, ora, il popolo eletto. Ma a questo va aggiunto qualcosa di ancora più sconvolgente e cioè che non è solo la storia di tedeschi ed ebrei che si vuole modificare ma anche il ruolo stesso degli ebrei all’interno della civiltà cristiana. Se l’ideologia razziale ha fornito la prova scientifica delle eterne colpe dei giudei, con la Kristallnacht i nazisti creano una comunità nazionale e cristiana libera da radici israelite.

In questo, i nazisti trovano sostegno nelle Chiese nazionali, il Movimento cristiano tedesco, la Chiesa confessante e, anche, la Chiesa cattolica. Si spiega in questo modo, forse, il silenzio di papa Pio XII, quel silenzio che ancora fa male e che è sempre così difficile da capire?

…gli atti e le dichiarazioni degli apparati religiosi, che presero le distanze dagli ebrei e dalla loro sorte, cominciarono di fatto a creare un nuovo cristianesimo privo di radici ebraiche.

Confino sottolinea il silenzio dei tedeschi, dovuto forse a paura, opportunismo, volontà di rimozione, senso di colpa o altre difficoltà.

Dietro la facciata di allegra distruzione, facevano capolino emozioni contraddittorie, tra cui il senso di colpa.

Si potesse dare un nome a tutti quelli che si fecero fotografare sorridenti o ghignanti dinanzi alle sinagoghe incendiate, ricordarli a eterna vergogna.

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Alon Confino, Un mondo senza ebrei. L’immaginario nazista dalla persecuzione al genocidio

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15 risposte a Un nuovo cristianesimo privo di radici ebraiche

  1. Velia Loresi ha detto:

    Non posso che dirti grazie. E approfitto della tua generosità per ‘rubarti’ di tanto in tanto, qualcosa (sempre indicando la fonte), soprattutto le testimonianze di sopravvissuti alla Shoà, ancora non mi sono abituata all’idea che tutto sia potuto realmente accadere.
    Quanto al resto, se certe cose si facessero per guadagno (per non parlare delle spese), ci sarebbe soltanto da scappare via velocemente!

  2. blogdibarbara ha detto:

    Errata corrige: andare a Roma per la revisione.

  3. blogdibarbara ha detto:

    Colgo l’occasione per togliermi qualche sassolone, per non dire macigno, dalle scarpe, che serve anche come introduzione alla risposta.
    Nel libro compaiono tre nomi di traduttori; in realtà io ed Elena abbiamo fatto cinque sesti della traduzione, le quattro successive revisioni le abbiamo fatte io ed Elena, la postfazione l’ho scritta io, con un paio di piccoli aggiustamenti suggeriti da Elena, la ricerca per la tabella con le condanne l’ha fatta Elena, con revisione mia, l’idea di aggiungere la mappa con i luoghi delle vicende è stata di Elena, e io ho contattato l’amico Fulvio Del Deo, che è molto bravo con questi giochetti, e lui l’ha fatta. Aggiungo che prima di cominciare a tradurre, per ben nove mesi – un vero e proprio parto – io su un fronte ed Elena su un altro ci siamo infaticabilmente battute per trovare un editore. Aggiungo infine che non solo non abbiamo preso un centesimo per il nostro lavoro di traduzione, ma io ho speso alcune centinaia di euro fra treno e taxi per andare a Roma per la traduzione, e qualcosa ha speso anche lei per ospitarmi.
    Tutto questo per chiarire che il libro lo considero mio e di Elena al 100%, e mi ritengo pertanto libera di autorizzare qualunque cosa. Quindi prendi pure tutto quello che vuoi, che non potrà fare altro che bene.

  4. Velia Loresi ha detto:

    Se non va bene, dimmelo e cancello.

  5. Velia Loresi ha detto:

    A proposito del libro, ho trovato bellissima la vostra postfazione. Vorrei, avendola riletta, rubarne un piccolo brano per inserirlo in un angolo del mio spazio (sempre che alle autrici non dispiaccia): “Perché L’indifferenza uccide non è un azzeccato slogan di Pubblicità Progresso, bensì una drammatica verità: l’indifferenza, meno di settant’anni fa, ha permesso che sei milioni di esseri umani innocenti fossero condotti al macello, l’indifferenza ha permesso di ignorare migliaia di treni che partivano pieni e tornavano vuoti, l’indifferenza ha permesso, a poche centinaia di metri di distanza, di ignorare l’odore di migliaia di tonnellate di carne umana bruciata; e la stessa indifferenza ha permesso oggi che un ragazzo fosse torturato e ucciso nel cuore di una grande città, ha permesso di ignorare le sue urla strazianti, ha permesso di dimenticare un “mai più” solennemente giurato e mai onorato.” Con nome e cognome, ovviamente, dei traduttori.

  6. blogdibarbara ha detto:

    Poi l’anno dopo siamo state insieme alla sua tomba, a Gerusalemme.

  7. blogdibarbara ha detto:

    Io no: l’ha conosciuta Elena quando hanno fatto la presentazione del libro a Roma.

  8. Velia Loresi ha detto:

    Oltre alla tensione per il lavoro da svolgere c’era, posso immaginare, la sofferenza di dover continuamente confrontarsi con quel fatto dolorosissimo. Avrai sicuramente conosciuto la madre di Ilan.
    Un ottimo lavoro, comunque!

  9. blogdibarbara ha detto:

    Sapessi a me e a Elena tradurlo: una sofferenza infinita. Quando alla fine del lavoro sono andata a Roma per cominciare la revisione – che poi abbiamo completato via skype – una leggeva il testo e l’altra controllava la traduzione, alternativamente, ogni tanto dovevamo fermarci perché proprio non ce la facevamo a continuare. O ci alzavamo e cominciavamo a camminare furiosamente su e giù per il corridoio. O ci mettevamo a ridere senza motivo come due quindicenni sgallettate per scaricare la tensione. Una cosa tremenda.

  10. Velia Loresi ha detto:

    So bene che conosci il francese, ho nella mia piccola raccolta la storia terribile di quel ragazzo francese, Ilan Halimi, che mi ha causato tanta rabbia quando leggevo.

  11. blogdibarbara ha detto:

    Io ho letto quello di Pierre Joffroy. All’epoca ho dovuto leggerlo in francese (L’espion de Dieu) ma adesso c’è anche tradotto. Credo che sia il migliore.

  12. Velia Loresi ha detto:

    Ho già provveduto ad aggiungere il tuo suggerimento alla lunga lista di titoli sul mio taccuino (quanto al Vaticano, si sa con certezza, nonostante il silenzio al riguardo, che fu tra i primi ad essere informato riguardo ai campi di sterminio). Ho accertato che diversi libri su Kurt Gerstein sono reperibili in internet, e quindi nessun problema, leggerò qualcosa sicuramente.

  13. blogdibarbara ha detto:

    Io l’ho scoperta (non fa parte delle correnti “storiche” che conosciamo tutti, tipo luterani, calvinisti ecc.) leggendo la storia di Kurt Gerstein, iscrittosi al partito nazista per ragioni pratiche (poter lavorare) e membro di questa chiesa; capitatogli per caso di assistere alla prima prova del Ciclon B e inorridito dalla cosa, ha tentato in tutti i modi di informare alleati e Vaticano. Vicenda interessantissima, se non la conosci ti suggerisco di leggere il libro che le è stato dedicato.

  14. Velia Loresi ha detto:

    Grazie Barbara per il tuo contributo, mi dai l’opportunità di approfondire almeno un poco l’argomento. È vero quello che dici, questa chiesa confessante, di cui, lo confesso, mai avevo sentito parlare prima, era contraria alla volontà dei nazisti di sradicare l’ebraismo dalla storia del cristianesimo.
    Sorta un anno dopo l’ascesa al potere di Hitler come Cancelliere, la Bekennende KircheBK si oppose alla volontà dei nazisti di allineare la chiesa evangelica al nazionalsocialismo. Nel 1934 con la dichiarazione teologica di Barmen (Barmen Theologische Erklärung) rifiutò le ideologie politiche del nazismo, anche quelle che non erano strettamente ecclesiastiche (rifiutando la collaborazione con gli organi di controllo del regime e con proteste e atti di opposizione), tuttavia, (cito Alon Confino), …senza contestare Hitler e il regime nazista.
    E, per altri (da Wikipedia): diversi suoi membri, pastori e no, rimasero fedeli al Reich tedesco, giungendo perfino ad approvare, in alcuni casi, la politica bellicista ed espansionista hitleriana.
    Leggerò, appena mi sarà possibile, Sergio Bologna, La Chiesa confessante sotto il nazismo: 1933-1936. (per colmare le mie lacune, verrò a trovarti sul tuo blog).

  15. blogdibarbara ha detto:

    Mi risulta che la Chiesa Confessante sia sempre stata contraria al nazismo, non tanto per ragioni politiche quanto per ragioni strettamente religiose, ossia la pretesa revisione del cristianesimo in senso nazista, con rigetto delle sacre Scritture e dell’ebraicità di Gesù.

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