Una comunità emozionale

La gente tende a concepire la razza come un rigido indicatore di identità che, mediante biologia e sangue, isola nettamente determinati gruppi di individui. Ma le cose non stanno così. Nel Terzo Reich l’idea di razza, pur costituendo il fondamento ideologico della civiltà nazista, era anche un concetto flessibile: esigeva una documentazione ma, soprattutto, faceva appello all’ immaginazione. L’idea nazista di razza spedì i tedeschi, individualmente e collettivamente, alla ricerca delle proprie origini, trasformando il concetto di razza nella metafora delle origini nel nuovo Stato.

Per gli esperti della razza i tratti fondamentali dei gruppi razziali, ariano o ebraico, non sono, pur ammettendo un certo margine di evoluzione dalle lontane origini dell’umanità, modificabili. I tedeschi cominciano ad affollare gli uffici dell’anagrafe al fine di ricostruire le origini della propria famiglia e certificare la purezza del proprio sangue.

Numerosissime leggi discriminano gli israeliti e praticamente li escludono dalla normale vita sociale. Violenze, soprusi antisemiti si intensificano in tutte le città e si comincia a immaginare una Germania senza ebrei. A Monaco, a Berlino, a Dortmunt, a Norimberga vengono demolite le sinagoghe; si distruggono i rotoli della Torah.  L’idea nazista di razza contiene una forte componente religiosa: razza e cristianesimo divengono elementi costitutivi dell’identità nazionale tedesca.

Monaco, 10 marzo 1933, Michael Siegel, avvocato costretto a sfilare per strada senza scarpe, pantaloni e giacca, con un cartello appeso al collo: “Non sporgerò più querela contro i nazionalsocialisti”. Nella stazione di polizia aveva intercesso in favore di un cliente ebreo.

Quando, in seguito alla stabilizzazione del regime, i vertici procedettero a definire le categorie razziali nelle famigerate leggi di Norimberga del 1935, furono le origini storiche e religiose, e non la scienza, a essere chiamate in causa per identificare chi era ariano e chi non lo era.

A tutto ciò si aggiungono elementi di origine nazionale, l’idea di Heimat, che si tratti di patria, regione, città natale o attaccamento a un territorio percepito come casa propria.

Definendo con la stessa parola la propria comunità, la regione natale e la nazione nel suo insieme, i tedeschi prendevano i sentimenti più intimi e immediati associati alla comunità e li proiettavano nelle aree più vaste della regione e della nazione. Così il concetto di Heimat rendeva quella di nazione un’idea più intima e familiare, permeata di tenerezza.

Alla fine, la scienza razziale non è più uno strumento per ricercare la verità e i nazisti continuano a credere alle proprie fantasie sugli ebrei.

L’idea di razza era ben lontana dal poggiare su inoppugnabili dati scientifici. “Nel Mein Kampf, scritto a metà degli anni Venti, Hitler definiva gli ebrei come ‘un popolo dalle caratteristiche razziali bel distinte’, salvo descriverli, una ventina d’anni dopo come ‘una comunità intellettuale’, una ‘razza spirituale’, non proprio quella che si dice una definizione da scienze naturali”.

Nel Terzo Reich ognuno aveva una propria idea di razza. Ma a prescindere da tutte le definizioni, esisteva una categoria che per i nazisti non lasciava adito a dubbi, incertezze o sconti: gli ebrei.

Violenze, atti di antisemitismo, scherno, odio, crudeltà rivelano nei tedeschi emozioni più nascoste: paura e ossessione per la razza, segno di un’identità instabile, e invidia nei confronti degli intellettuali e per il successo degli ebrei in ogni campo accademico e nelle professioni liberali. Poggia, su tutto questo, il disagio dovuto a un senso di trasgressione morale e vergogna.

Per tale motivo i tedeschi aggredivano pubblicamente  gli ebrei: per rafforzare l’io e costruire una comunità emozionale in grado di opporsi a questo intimo senso di vergogna.

++++++++++

Alon Confino, Un mondo senza ebrei. L’immaginario nazista dalla persecuzione al genocidio

Jpeg

Informazioni su Velia Loresi

I love Israel
Questa voce è stata pubblicata in ALON CONFINO, Un mondo senza ebrei. L'immaginario nazista dalla persecuzione al genocidio. Contrassegna il permalink.