Nostro più pericoloso antagonista

Prima di bruciare le persone, fu bruciando i libri che i nazisti manifestarono spavaldamente la propria identità e una propensione per il sibilante crepitio delle pagine divorate dal fuoco.

È il 10 maggio 1933, in numerose città universitarie tedesche sono dati alle fiamme i libri e riviste di orientamento “bolscevico-pacifista, ateo e marxista” sequestrati nelle settimane precedenti. Le opere di autori tedeschi, ebrei e stranieri, tra cui Bertolt Brecht, John Dos Passos, Il’ja Ehrenburg, Albert Einstein, Rosa Luxemburg, Erich Maria Lemarque vengono divorate dal fuoco. Le cerimonie pubbliche dei roghi avvengono col benestare del regime, tuttavia coloro che vi partecipano agiscono di propria iniziativa e non costretti. 

                                                             Alon Confino

Le dodici tesi degli studenti esprimevano chiaramente come la persecuzione degli ebrei si inquadrasse nella ricostituzione di un grande Reich. Il documento prendeva in esame il rinnovamento generale dello spirito germanico, e tuttavia ben quattro tesi erano dedicate agli ebrei, tra cui la seguente: “Nostro più pericoloso antagonista è il Giudeo e chiunque gli sia sottomesso”.

Il terzo Reich inizia con l’emettere una serie di leggi e normative antisemite a livello locale, regionale e statale che allontanano gli ebrei da tutti gli ambiti della vita sociale, politica, economica e culturale

Questi provvedimenti traducevano in norma di legge le idee espresse  nei roghi dei libri riguardo alla catarsi della Germania dallo spirito giudaico. Nelle cerimonie dei roghi i tedeschi si soffermavano sul recente declino della nazione e sulla sua odierna resurrezione. 

Arnold Zweig. Combatte a Verdun durante la Prima Guerra mondiale. Costretto ad emigrare per le persecuzioni razziali, si rifugia nel 1933 in Palestina. Tornato in patria nel 1948, a Berlino Est, diviene presidente dell’Accademia delle arti tedesca. È autore di saggi sulla questione ebraica e di opere teatrali. Il suo libro più noto è La questione del Sergente Grischa.

Coloro che partecipano ai roghi non hanno in mente una rivoluzione razziale ma solo l’idea di una nuova Germania e, per ora, non si può parlare di un Terzo Reich chiaramente “razziale”.

Ma, tra gli ebrei che si trovano sulla Opernplatz, Arnold Zweig, guardando bruciare i suoi libri, è trafitto da un pensiero: arriverà il momento in cui con lo stesso entusiasmo si osserverà bruciare esseri umani.

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Alon Confino, Un mondo senza ebrei. L’immaginario nazista dalla persecuzione al genocidio

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