L’origine del mio cognome

Io non sapevo nulla dell’identità ebraica di mio padre. Per anni i miei compagni di classe si sono interrogati sul mio cognome: “Abenaim?”, e io rispondevo: “È italiano”, e poi: “forse ha origini tedesche”, azzardavo. Non potevo essere più in errore.

Certo con il passare degli anni cominciavo a pormi dei perché: vedevo che mio padre non seguiva le pratiche religiose della famiglia, mi domandavo perché tutti i miei zii di parte paterna erano morti così giovani, e non capivo perché non mi si spiegava in modo chiaro l’origine del mio cognome. Ma il fatto che mi fece di più insospettire fu quando parlai un giorno a tavola in famiglia di quanto avevo sentito a scuola sui campi di sterminio, sugli orrori e sul tragico destino del popolo ebraico: notai sul viso di mio padre una sofferenza interiore malcelata, e capii che avevo detto qualcosa che lo aveva colpito, lui che ai miei occhi era un uomo così forte.

Ho imparato, leggendo la testimonianza coinvolgente, commovente in alcuni punti, di Umberto Abenaim, “Un cammino verso un’identità ebraica”, una nuova parola: Neshamà. Un convertito autentico è colui il quale, benché nato da una madre non ebrea, è nato con una Neshamà, un’anima ebrea.  Auguro fortemente all’autore di questo capitolo del libro “Ebreo chi?”, nato con un’appassionata neshamà, di raggiungere il suo obiettivo. Spero che il suo desiderio più grande, e cioè essere accolto nella comunità nella quale ha chiesto di essere inserito, possa avverarsi.

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Ugo G. Pacifici Noja e Giorgio Pacifici, Ebreo chi? Sociologia degli ebrei italiani oggi

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