Uno dei grandi “ispiratori”

22 marzo 1929: viene nominata dal guardasigilli Alfredo Rocco una commissione con lo scopo di predisporre un disegno di legge per la riforma e l’unificazione delle norme sulle università israelitiche. Sono chiamati a farne parte il senatore Berio come presidente, un rappresentante del ministro dell’Interno, Raimondi, uno di quello della Giustizia, Consiglio, e tre ebrei: Sacerdoti, Sereni e Falco.

Trovo queste notizie nel capitolo “L’ebraismo italiano: un inquadramento storico- giuridico”, scritto da Ugo G. Pacifici Noja e inserito nel libro Ebreo chi?, autori Ugo G. Pacifici Noja e Giorgio Pacifici.

Mario Falco è un giurista di altissima levatura, docente di Diritto ecclesiastico all’Università Statale di Milano, assai stimato e apprezzato all’interno del mondo accademico, ostile nei confronti del regime fascista, come testimonia la figlia Anna nel libro Una bambina ebrea a Milano. Il professor Mario Falco offre un determinante apporto alla legge sulle Comunità del 1930.

Mario Falco non fu, è bene ricordarlo, l’autore della legge di riordino in tema di Comunità israelitiche; certamente, però, egli fu uno degli elementi centrali e uno dei grandi “ispiratori” di quella legge. In questo senso si spiega l’attenzione che molti studiosi, anche di lingua inglese, hanno dedicato al Falco. Se, quindi, non è corretto dal punto di vista della filologia giuridica, o più ancora dell’esegesi, fondare una ricostruzione storico-giuridica esclusivamente su quella figura, tuttavia non può costituire oggetto di stupore l’attenzione che a quel giurista viene ancora oggi dedicata.

L’idea che gli spazi di autonomia e libertà delle istituzioni ebraiche potessero essere fagocitati dalla visione accentratrice di cui il fascismo era portatore, dette spazio a quella visione  di cui Falco si fece interprete, secondo cui tutte le Comunità ricevevano in quanto riconosciute come “corpi morali”, e dotate di poteri di imperio e di privilegi fiscali in materia di riscossione. 

Regio Decreto 30 ottobre 1930, Norme sulle Comunità israelitiche e sull’Unione delle Comunità medesime

Mario Falco è protagonista delle trattative che portano nel 1930 all’approvazione della Legge Falco che regola i rapporti tra lo stato fascista e le comunità ebraiche. Nonostante che il regime miri essenzialmente ad un maggior controllo delle comunità ebraiche, la Legge Falco è accolta con favore dagli ebrei italiani in quanto garantisce sufficienti margini di libertà di culto. Falco cerca di porsi in una posizione di mediazione con il regime ma nel 1938 è costretto a lasciare il lavoro universitario a causa delle Leggi razziali.

Dopo il Concordato con il Vaticano, con la legge Falco le piccole comunità israelitiche vengono assorbite dalle grandi che avranno il compito di custodirne il patrimonio storico e artistico. L’iscrizione alla Comunità è obbligatoria e gli ebrei non potranno più uscirne e poi rientrare a farne parte come era possibile finché vigeva la legge Rattazzi che concedeva piena autonomia alle Comunità e ammetteva libertà d’iscrizione.

Mussolini smentisce le voci di misure antisemite che il governo starebbe preparando. In realtà, egli ha l’obiettivo di assicurarsi un maggiore controllo sulle Comunità, e la stampa rispolvera tutte le calunnie che da sempre vengono rivolte agli ebrei.

Il 14 luglio 1938 viene pubblicato il Manifesto della razza; il giorno dopo esce un’edizione dell’infame libello dei Protocolli e inizia le pubblicazioni una rivista, “La difesa della razza”, diretta da Telesio Interlandi. Copertina della rivista La difesa della razza del 20 settembre 1938

Infine il 1° settembre 1938 vengono promulgate le Leggi razziali  con le quali gli ebrei sono messi al bando dalla vita pubblica.

 Pacifici Noja, nel suo studio sull’ebraismo italiano, mette in evidenza come le leggi razziali antisemite determinano l’annullamento di quello che la legge Falco aveva stabilito.

 Le leggi “razziali” però intervenivano, e -giova ricordarlo-in maniera non casuale, dopo il compimento di una serie di precisi atti politici con i quali il fascismo, pur con tutta la sua ambivalenza e la sua contradditorietà, aveva fatto comprendere quale fosse il proprio atteggiamento nei confronti degli ebrei italiani. Un atteggiamento che, lungi dal manifestarsi in un brusco voltafaccia rappresentato dalle leggi razziali, come talora è stato sostenuto, deve piuttosto essere visto come “(…) il momento culminante di un razzismo e di un antisemitismo presenti nel fascismo fin dalle sue origini nel 1919(…)” (citazione da Francesco Germinario, Fascismo e antisemitismo).

Ugo G. Pacifici Noja, L’ebraismo italiano: un inquadramento storico-giuridico

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Ugo G. Pacifici Noja e Giorgio Pacifici, Ebreo chi? Sociologia degli ebrei italiani oggi.

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