Il futuro del popolo ebraico

La storia dell’ebraismo italiano non è certamente quella di una popolazione originaria che ha conservato la propria civiltà pura e inalterata nel corso dei secoli malgrado l’arrivo di altre genti e numerosi eventi traumatici. Ad essa hanno infatti contribuito altre comunità ebraiche, ashkenaziti, sefarditi, levantini, ponentini, siciliani che, tutti, hanno lasciato delle tracce. Roberto Della Rocca, nel libro “Ebreo chi?”, esaminando la situazione dell’ebraismo italiano afferma che è importante abbandonare atteggiamenti competitivi e sospettosi al fine di trasformare le varietà in nuova vitalità.

Come al solito conservo un passo che mi pare particolarmente interessante e in cui l’autore si interroga sul futuro degli ebrei della penisola e, in particolare, sull’evoluzione delle ‘edòt, gruppi ebraici di formazione culturale diversa da quella italiana, collegati con altre ‘edòt (persiane, libanesi, egiziane ecc.).

È invece necessario trasformare le varietà in autentica ricchezza, come la nostra storia insegna. Un tema che trova anche un suo contesto nel passaggio d’epoca che l’Europa sembra attraversare. Paesi, culture abituati da secoli e secoli a sentirsi al centro del mondo e che, dopo il doppio tentativo di suicidio dell’Europa, quali sono state le due guerre mondiali, hanno perduto quella centralità. Si può forse pensare che da questa prospettiva del tutto nuova sorga un interrogativo verso una tradizione, come quella ebraica, specializzata nel fatto di essere decentrata: come si fa a perdurare come identità, malgrado la perdita del centro? Non è forse questa nostra storia rappresentativa della grande storia degli ebrei, caratterizzata nei secoli da esili e migrazioni, da nuove integrazioni e identità? 

Rav Roberto Della Rocca. Laureato in Giurisprudenza presso l’Università La Sapienza di Roma e laureato rabbino presso il Collegio Rabbinico Italiano, è Direttore del Dipartimento Educazione e Cultura dell’UCEI. 

Tutti questi cambiamenti, l’assimilazione, la rinascita di comunità nell’Europa orientale, le trasformazioni nella società israeliana, lo sviluppo delle ‘edòt pongono nuove sfide e nuovi interrogativi agli ebrei dei paesi attorno al Mediterraneo.

Il futuro del popolo ebraico è esclusivamente in Israele o esiste una via globale, su scala europea o mondiale, che può essere percorsa? La nostra identità esiste solo per agire nell’ ambito della nostra specifica collettività o piuttosto per intervenire e riformare anche nella società circostante? E quale collocazione ci attende nello scontro di civiltà che molti segnali inquietanti stanno annunciando?

Roberto Della Rocca, Antichità e continuità

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Ugo G. Pacifici Noja e Giorgio Pacifici

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