Solo quando Hitler sarà morto

19 marzo 1944. Άgi, la madre di  Éva che vive a Budapest col secondo marito, Béla Zsolt, è tornata a Nagyvárad e alcuni amici, i  Friedländer, sono venuti a trovarli. La ragazzina, che vive con i nonni, sogna di trasferirsi a Budapest dopo la guerra, quando non ci saranno più le leggi razziali contro i giornalisti.

La mamma di Anni, la signora Bora, dice che dopo la guerra lo zio Béla potrà diventare anche ministro e in tal caso avremo una casa splendida a Budapest e anche un’auto. Άgi però non vuole che lo zio Béla diventi ministro, lei vorrebbe solo  che potesse tornare a scrivere articoli di fondo e libri. Lei dice che fare il ministro non sarebbe una cosa buona, perché non ci serve il potere bensì la tranquillità. Tuttavia ci sarà tranquillità solo quando Hitler sarà morto; io però ho visto nel cinegiornale che sta bene, non morirà tanto presto! Secondo nonna Lujza lo uccideranno, ma nemmeno lei sa quando.

Nagyvárad, Cattedrale romano-cattolica

Non sanno che il peggio deve ancora arrivare. È una bella giornata e Éva si reca assieme al nonno nel parco del vescovado.

Il palazzo vescovile è bellissimo. Nonno dice che risale all’epoca di Maria Teresa e ha trecentosessantacinque finestre, quanti sono i giorni dell’anno. Passeggiando per il parco Nonno mi ha raccontato che quando Άgi era molto più piccola di me di quanto io sono ora, e andava in seconda elementare, a Nagyvárad c’era il comunismo. Anche allora avevano tolto la farmacia a Nonno ma non come nel caso del vitéz (prode: titolo onorifico assegnato per meriti militari) Szepesváry, perché Nonno ne era rimasto il direttore e Nonna aveva continuato a lavorarci, e ricevevano uno stipendio che bastava per tutto.

Oradea ( Nagyvárad in ungherese) è un municipio della Romania  presso il confine ungherese.  Il vescovo pugliese  Rogerius descrive la distruzione della città da parte dei tartari nel suo Carmen Miserabile. Oradea ospitò nel rinascimento la celebre biblioteca creata dal vescovo Andrea Scolari. La città, con una popolazione a maggioranza ungherese, fu annessa nel 1918 alla Romania. Si ricorda lo sterminio degli ebrei (un quarto circa della popolazione) da parte dei nazisti durante il periodo in cui la città era tornata a far parte dell’Ungheria. La città è stata restituita alla Romania nel 1945.

Anche zio Béla e il suo amico Sándor Friedländer escono per recarsi al caffè ma, pallidissimi, tornano dopo dieci minuti.

Sento ancora la voce del signor Friedländer: “È la fine, stamattina i tedeschi sono arrivati a Budapest”.

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Άgnes Zsolt, Io voglio vivere. Il diario di Éva Heyman

Informazioni su Velia Loresi

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