Le caratteristiche della mia razza

Éva ha tredici anni e vive con la madre a Nagyvárad, in Ungheria. È il 13 febbraio 1944, è il giorno del suo compleanno e la ragazza elenca nel suo diario i regali ricevuti.

                                 Oradea (nome ungherese:Nagyvárad)

Éva ha un ricordo che la tormenta: nel 1941 la sua amica Márta è stata portata via assieme alla famiglia, dopo che le due ragazze avevano fatto una passeggiata in bicicletta e si preparavano a fare merenda con fragole e panna. Éva è una ragazza molto intelligente, è convinta che tutti faranno la stessa fine. A nulla servono le rassicurazioni della madre, dello zio Béla Zsolt (il secondo marito di sua madre), che è stato deportato in Ucraina per 15 mesi e poi rinchiuso nel carcere militare di corso Margit a Budapest, e del nonno, ex presidente dell’Unione farmacisti di Nagyvárad, proprietario di una farmacia che non può dirigere perché ebreo.

Alla festicciola di compleanno sono presenti due donne cattoliche, Mariska, la cuoca, e Juszti, la bambinaia, che non vive più con loro ma ha dovuto trasferirsi presso la famiglia Poroszlay poiché il Volksbund le ha vietato di abitare in casa di ebrei. Qualche tempo prima, Juszti aveva portato per qualche giorno Éva con sé

Quando c’erano degli ospiti nella tenuta, Juszti mi ha portata fuori di corsa, perché il notaio e il maestro parlavano male degli ebrei anche in mia presenza. Per caso ho sentito Poroszlay dire alla signora Boriska, sua moglie, che sono ancora una bella bambina, ma crescendo verranno le caratteristiche della mia razza. Non lo credo perché il mio papà, l’architetto Béla Heyman, sembra un ariano. È alto, snello, e ha gli occhi azzurri come i modelli maschili ariani sul giornale Signal.

Il mio bel papà dagli occhi azzurri vuole ancora bene agli ungheresi e agli ariani: di solito si intrattiene con loro alla pasticceria Japport. Papà sembra davvero un ariano ed è un uomo molto bello.

 

 

 

 

 

 

 

Copertina di Signal del 1943

Signal era una rivista quindicinale a colori pubblicata negli anni tra il 1940 e il 1945 e progettata dall’Ufficio Propaganda della Wehrmacht  con l’obiettivo di documentare all’estero la forza militare della Germania e contrastare così la propaganda nemica. Signal è la visione di sé che il Terzo Reich voleva dare all’estero. Sono soprattutto la veste grafica, la fotografia a colori, l’uso di un linguaggio misurato, privo di riferimenti espliciti all’odio antisemita, che contribuirono al grande successo della rivista.

 

 

 

 

 

 

 

Copertina del 1944

Nel 1945 Άgnes Zsolt, sopravvissuta a Bergen Belsen, ritrova il diario della figlia Éva, conservato da Mariska.

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Agnes Zsolt, Io voglio vivere. Il diario di Eva Heyman

 

 

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