Andrà tutto bene

  • Ricordo l’urlo disperato e folle in un’opera che ho visto molto tempo fa: “Fermate il mondo, voglio scendere!” Ma non è possibile fermare questo folle globo su cui ci muoviamo, e la forza di gravità non ci lascerà scappare dalla sua morsa. E così, volenti o nolenti, vivi o morti (vivi, ovviamente, per tutto il tempo possibile) devi esserci dentro.
  • È bello averti, Brur, ed è bello avere un qualche posto in cui riposare la mia testa sfinita.
  • So che non sto con te abbastanza ed è difficile per te restare così tanto da sola. Ma confido che tu, io, entrambi, riusciremo a vivere la nostra giovinezza in pieno. Tu la tua giovinezza e la tua vita, io la mia vita e quel che resta della mia giovinezza.
  • Andrà tutto bene.

Sono le ultime parole scritte da Yoni Netanyahu alla sua ragazza Bruria, con data 29 giugno 1976.

Mi sono commossa sino a piangere leggendo la postfazione scritta daI fratello di Yoni, Iddo, il quale narra nei particolari gli avvenimenti dell’Operazione Entebbe. Vado per ordine, cercando di ricordare i momenti salienti di quei giorni.

Domenica, 27 giugno 1976. Yoni è impegnato in un’operazione militare tra il Sinai e la zona centrale di Israele, con la sua unità, il Sayeret Matkal

Lunedì 28 giugno 1976. Alcuni terroristi arabi e tedeschi sequestrano un aereo dell’Air France decollato dalla Libia con molti israeliani a bordo e lo dirottano verso l’aeroporto di Entebbe in Uganda. Qui Idi Amin è in contatto con le organizzazioni terroristiche arabe.

Martedì 29 e mercoledì 30 giugno iniziano le discussioni tra i capi dell’esercito israeliano, si cerca un modo possibile per liberare gli ostaggi. Yoni viene tenuto informato su queste discussioni. Tra lunedì e martedì Yoni scrive la sua ultima lettera.

Terminal dell’aeroporto di Entebbe, in Uganda

Giovedì 1 luglio 1976. Vengono liberati gli ostaggi non israeliani. Cominciano ad arrivare informazioni sul terminal di Entebbe dove sono rinchiusi gli ostaggi. Yoni riceve l’ordine di preparare l’unità per un possibile raid. Heud Barak parte per il Kenia per organizzare una possibile sosta degli aerei al loro ritorno. Dan Shomron coordina le operazioni da terra. Si precisano in tutti i particolari i vari momenti dell’azione.

Venerdì 2 luglio 1976. All’una di notte, Yoni convoca i suoi generali per fornire istruzioni sui preparativi, poi, rimasto solo, continua a lavorare. Più tardi incontra il ministro della difesa Shimon Peres. Durante la notte lui e i suoi uomini studiano il piano e fanno un’esercitazione.

La mattina successiva, sabato 3 luglio, Yoni saluta Bruria e si reca all’aeroporto di Lod dove incontra Joshua Shani il comandante dello squadrone degli Hercules.

Poi inizia l’operazione: poco prima dell’arrivo ad Entebbe, Yoni incoraggia i suoi uomini. Uno di questi, Shlomo, racconterà in seguito:”…disse qualche parola di incoraggiamento a ciascuno di noi. Era come se ci stesse lasciando, come se sapesse quello che stava per accadergli.. Non diede ordini, cercò soltanto di instillarci fiducia”.

Al ritorno, a missione compiuta con la liberazione di tutti gli ostaggi, Matan Vilnai, capo dei paracadutisti del raid affermerà:”…quello che mi colpì allora fu una sensazione che, per un militare, era del tutto illogica: se Yoni era morto, allora l’intera operazione non era valsa la pena”. Shimon Peres scriverà nel suo diario di non aver saputo trattenere le lacrime.

Yoni riposa nel cimitero militare di Gerusalemme, sul Monte Herzl. “È andato per primo, è caduto per primo”: sono le parole di Muki, compagno di Yoni durante il raid.

Bibi, Iddo e Yoni Netanyahu

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Yonathan Netanyahu, Lettere (con Introduzione di Michele Silenzi)

È andato tutto bene, caro ragazzo, soldato Yoni, grande, indimenticabile eroe.

Informazioni su Velia Loresi

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