Una vera e propria guerra

Durante l’occupazione nazista, la maggior parte degli ebrei cerca di trovare dei rifugi: non è facile, chi può si nasconde in casa di amici fuori città, molti sono nascosti nei conventi, come Ada Di Segni e la sorella, altri, non avendo alcun appoggio, rientrano nel ghetto dove già si sono installate famiglie di sfollati. Tutti cercano, come possono, di sopravvivere.

Non c’è solo il cibo: ci sono da trovare le medicine per gli ammalati, i vestiti, bisogna seppellire i morti, cercare di mantenere vive le tradizioni religiose, insomma tentare di sopravvivere, il tutto circondati da spie e delatori, e in balia di nemici efferati. È uno sforzo titanico quello a cui sono sottoposti gli ebrei romani durante i nove mesi dell’occupazione tedesca, una vera e propria guerra che combattono senza un attimo di riposo, senza un minuto di tregua.

A fine ottobre iniziano ad organizzarsi i primi gruppi della Resistenza ma non è facile per chi non fa già parte di un partito antifascista o di un’unità militare.

Pacifico di Consiglio è morto a 85 anni nel 2007. 

Molinari racconta del tentativo fallito del giovane Pacifico Di Consiglio e dei suoi amici di cercare i partigiani a sud e a nord di Roma. Dopo l’arrivo dei tedeschi Roselli, che si era nascosto dopo la cattura di Mussolini, esce allo scoperto e con altri compagni si impegna a far rinascere il partito fascista. In realtà, quelli che entrano a far parte del fascismo sono per lo più pregiudicati e prepotenti. Gli ebrei vengono spaventati da varie bande tra cui quella del feroce Pietro Koch. 

Arco delle Azimelle, acquerello di Ettore Roesler Franz (1845-1907)

La caccia agli ebrei diventa spietata.

Sono ancora tanti, gli ebrei, e soprattutto sono completamente indifesi. Nessuno protesta se i loro magazzini vengono saccheggiati, nessuno li difende se vengono arrestati, e soprattutto, nessuno di loro tornerà indietro per denunciare i persecutori.

Con l’arrivo del nuovo questore Pietro Caruso, sorgono diverse bande: “cacciatori” il cui principale obiettivo è estorcere denaro agli ebrei. Molinari passa in rassegna alcuni dei peggiori carnefici: Giovanni Pastore, Giovanni Cialli Mezzaroma, Guido Garulli, Vincenzo Antonelli. Eternità nell’infamia.

Pacifico Di Consiglio. “Nel 1975, una risoluzione dell’Onu equiparò sionismo e razzismo. Moretto affittò un asino e lo portò sotto la sede delle Nazioni Unite nella capitale” (da La Repubblica). Ci sono foto che lo ritraggono?

E ancora leggo di Moretto e di come più di una volta riesce a sfuggire a nazisti e fascisti.

…è solo: la sua famiglia ha trovato rifugi abbastanza sicuri, lui non ha figli. Nulla lo trattiene nel Ghetto. Forse solo la voglia di non arrendersi, di continuare a combattere i fascisti a cui si è opposto tutta la vita.

Loro lo conoscono. Roselli lo conosce. Moretto è troppo noto in Piazza, tutti ricordano quell’ebreo arrogante che si è sempre rifiutato di fare il saluto fascista, che è andato a menarli dopo il 25 luglio, che non ha mai chinato il capo. È uno pericoloso.

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Maurizio Molinari-Amedeo Osti Guerrazzi, Duello nel ghetto. La sfida di un ebreo contro le bande nazifasciste nella Roma occupata

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