Voci e profumi

Durante la mattina, la Piazza si anima. I commessi degli empori escono richiamati dalle massaie, che si sporgono dalle finestre a gridare l’ordinazione, e portano fuori la merce da mettere nei canestri. Non occorre neanche uscire per fare la spesa, nel Ghetto. Dalle botteghe provengono voci e profumi che siano quelli dei negozi o quelli della cucina delle famiglie dei bottegai, che dopotutto abitano nello stesso edificio.

Ogni volta che mi trovo a camminare nell’antico Ghetto di Roma, provo una grande emozione nel pensare a tutto ciò che è accaduto in quel piccolo spazio nel corso di tanti secoli, e in particolare negli ultimi due, immagino le vite delle persone che lì hanno vissuto, a come deve essersi svolta la loro esistenza tra quei palazzi, in quelle stradine. Cammino tra la folla dei turisti, vorrei guardare ogni angolo, leggere le lapidi, ma devo stare attenta, mettendo da parte la mia normale distrazione, a non urtare le persone che camminano in direzione contraria alla mia. Inoltre devo decidere che cosa scegliere da mangiare, carciofini fritti, baccalà, insalata di puntarelle, se assaggiare anche un buon gelato kasher. Ora i tavolini sono tutti per strada e, cercandone uno vuoto, osservo i volti delle persone sedute, immagino di poter vedere nei lineamenti di probabili discendenti, il viso chi ha vissuto qui cento, duecento anni fa.

Ghetto di Roma, via Rua, acquerello di Ettore Roesler Franz

Ma, dopo aver scoperto la descrizione del Ghetto negli anni trenta del secolo scorso in “Duello nel ghetto” di Maurizio Molinari, decido che devo concentrare la mia attenzione solo sulle strade, sui palazzi, le finestre, i cortili che intravedo. Voglio seguire da vicino la storia di Pacifico Di Consiglio, che abitava in via Sant’Angelo in Pescheria al numero 28, e di Ada Di Segni che viveva con i genitori e i fratelli al numero 36 di piazza Costaguti; e ancora di Luigi Roselli, via dei Delfini. Leggo, consulto le cartine del Ghetto, sento le voci, i rumori, il profumo del cioccolato o delle mandorle tostate, le grida degli stracciaroli.

Ghetto di Roma, Portico d’ Ottavia, acquerello di Ettore Roesler Franz

In Piazza ci si incontra, si prende il caffè, si gioca e si chiacchiera, si discute e si litiga, senza alcuna differenza di religione o di status sociale. È la tipica piazza italiana, il luogo dove si svolge la vita sociale. Le differenze tra chi va in sinagoga il sabato e chi va invece va la domenica in chiesa sono minime. In fondo, si tratta di mondi che hanno convissuto assieme per secoli.

E mi pare di vedere zì Lella, zì Fenizia la Friggitora, zì Giovanni lo Spiantato e tutti gli altri, viene quasi voglia di trovarsi lì, nonostante i tempi terribili che si stanno preparando.

In quest’estate del 1938 gli abitanti del Ghetto, affaccendati nelle loro attività, non vedono l’ombra che si stende sul loro piccolo, faticoso, colorato mondo.

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Maurizio Molinari, Amedeo Osti Guerrazzi, Duello nel ghetto. La sfida di un ebreo contro le bande nazifasciste nella Roma occupata

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