Valorosi assassini

6 marzo 1944. Nel campo di sterminio di Birkenau, tre comandanti, gli Oberscharführer, ispezionano lo spazio attorno ai crematori, devono stabilire un piano per rafforzare la vigilanza delle guardie.

Per il Sonderkommando e per Salmen Gradowski, che fa parte del gruppo da 16 mesi, è una sorpresa, qualcosa che non era mai accaduto prima. Probabilmente, pensa il giovane, è giunta alle SS qualche voce riguardo alle famiglie giunte dalla Boemia e dalla Moldavia 7 mesi prima, sanno ciò che succede nel campo, vedono ogni giorno il fumo nero che si leva dai camini, potrebbero ribellarsi, creare delle difficoltà. Bisogna prendere delle precauzioni. I membri del Sonderkommando (140, quasi tutti, visto che il gruppo è già stato decimato) devono riposarsi per essere ben in forma affinché i due crematori in funzione possano agire a pieno regime.

Il pittore ebreo David Olère, nato a Varsavia nel 1902 e naturalizzato francese, frequentò gli ambienti artistici di Montmartre e Montparnasse nella Parigi degli anni Venti e Trenta. Arrestato nel 1943 dalla polizia francese, venne deportato ad Auschwitz-Birkenau. Fece parte del Sonderkommando per tutto il periodo della detenzione Sopravvisse alla “marcia della morte”. Sino al 1985, anno della sua morte, non smise di testimoniare – con disegni e quadri – l’orrore di quegli anni.

I forni rimangono accesi per tre giorni. Inizia l’inganno. Le famiglie di ebrei cecoslovacchi, sono cinquemila persone, hanno sempre creduto e sperato di poter sfuggire alla sorte degli altri prigionieri. Ma viene diffusa la voce che verranno trasferiti in un altro campo di lavoro; le persone più anziane rimarranno, e le famiglie non verranno divise. Inoltre verrà assegnata una doppia razione a quelli che partiranno.

E immaginarono anche un terzo inganno, sadico, diabolico. Fecero circolare la voce che sino al 30.3, per vari motivi, non ci sarebbe stato servizio postale per la Cecoslovacchia. Chi avesse voluto continuare a ricevere dei pacchi, come in quei mesi, avrebbe dovuto scrivere con parecchie settimane d’anticipo le lettere agli amici, datandole al giorno 30, e consegnarle al potere, che le avrebbe inviate regolarmente…

Per tre giorni si ricorre a tutti i sotterfugi, a tutti gli inganni per mascherare la realtà. Tutti si lasciano convincere. Ma che altro possono fare?

E poi le famiglie vengono divise. Rinchiuse in baracche, le assi delle porte vengono inchiodate. Da quelle tombe si innalzano pianti e lamenti.

I diavoli e le bestie immonde hanno arrangiato bene il loro gioco. Hanno separato le famiglie di proposito, per meglio confondere le vittime, per stordirle con una nuova preoccupazione prima di farle morire.

Uomini giovani e combattivi sono diventati angosciati e rassegnati, paralizzati dal timore di ciò che può accadere ai figli, alle mogli da cui sono separati.

E benché abbiano il presentimento che la loro vita stia per giungere al termine -non vogliono crederlo, perché sono, per la maggior parte, giovani, sani e pieni di vigore, in grado di lavorare e di produrre. E gli assassini, quei criminali hanno loro “assicurato” che li avrebbero inviati al lavoro, e il loro cuore vuole illudersi, che li si è rinchiusi qui perché vivano, e che non li si manderà laggiù, nella grande costruzione che sputa il fumo di migliaia di vittime, giorno dopo giorno.

Continuando nella lettura, cresce la rabbia per quegli “eroi”, valorosi assassini (così li definisce Gradowski), vincitori con l’inganno più disgustoso. Peccato che ormai siano già tutti morti. Bisognerebbe poter riversare, sputare su di loro tutto il nostro disprezzo.

Quest’oggi è la festa di Purim per il nostro popolo, e forse sul punto di morire, potrebbe prodursi il miracolo.

Ma il cielo resta indifferente. Non si è commosso davanti ai pianti dei piccoli, né delle madri, né dei padri, né dei vecchi, né dei giovani. Muta, impassibile, la luna è rimasta al suo posto, serena e incurante…

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Salmen Gradowski, Sonderkommando. Diario di un crematorio di Auschwitz, 1944. a cura di Philippe Mesnard e Carlo Saletti

 

 

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