The crime of silence

Nel periodo che va dal “never again” dopo la Prima Guerra Mondiale al “never again” della Universal Declaration of Human Rights dopo la Seconda, si conta una serie di violenze e massacri a partire da quello degli armeni.

Con la persecuzione, in Turchia, di un milione e mezzo di cristiani da parte della maggioranza musulmana, inizia, tra l’indifferenza del mondo,  l’ ipocrisia del 20° secolo. Nel 1915, tra aprile e ottobre,  testimoni parlano di marce forzate, esecuzioni e brutalità di ogni genere che vengono ordinati da tre leader del Partito dei Giovani Curdi, Enver, Djemal e Talaat: non era il trasferimento ma lo sterminio il reale proposito delle deportazioni.

In July 1923 the Lausanne Treaty was signed between the great powers and the new Turkish republic, without any mention of Armenian or the rights of the Armenian people. For this important treaty the Armenians did not exist, never even existed! The new Turkish borders and annexations were recognized.

The world assisted quietly  the genocide of the Armenians during the war, and after the war accepted the results obtained by Turkey with the distruction of their Armenian minority. Thus the “crime of silence”, as described by the Permanent People’s Tribunal on the Armenian Genocide that assembled together in Paris in 1984.

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Ismail Enver  ahmed-djemalAhmed Djemal mehmed-talaatMehmed Talaat

I tre Pascià, gli assassini responsabili del massacro degli armeni

 Dopo la Guerra, nel luglio 1919, Enver, Djemal e  Taalat furono condannati ma le condanne non ebbero alcuna conseguenza. Nel 1920 il trattato di Sèvres decretò che gli Armeni sarebbero potuti tornare nelle loro terre e le conversioni forzate sarebbero state annullate, ma il trattato non fu mai ratificato.

Il crimine del silenzio fu ripetuto anni dopo: durante la persecuzione degli ebrei, il mondo non fece nulla per fermare ciò che stava accadendo e, dopo la guerra, la maggior parte dei criminali nazisti rimase impunita.

henry_morgenthauHenry Morgenthau, ambasciatore americano presso l’Impero Ottomano durante la Prima Guerra Mondiale, testimone del genocidio armeno.

L’ambasciatore americano Morgenthau, a Talaat che gli chiedeva perché, lui ebreo, fosse così interessato alla sorte degli armeni che erano cristiani, rispose che intendeva fare riferimento non ad una razza o a una religione ma a degli esseri umani.

Voglio solo ricordare molto brevemente la distinzione che Dolinger, autore di The Case for Closing the UN, fa tra differenti modi di avvicinarsi a due diversi genocidi. Per alcuni la Shoà è unica ma molti non sono d’accordo. Il genocidio degli ebrei fu pianificato meticolosamente per anni. E tenendo conto del fatto che la Shoà seguiva secoli di persecuzioni e ricordando anche la posizione della Chiesa Cattolica, tutto questo rende indubbiamente unica la persecuzione degli ebrei.

D’altro canto, vi è una grande somiglianza tra ciò che accadde in Turchia e ciò che avvenne anni dopo in Germania. Elie Wiesel era ossessionato dalla tragedia degli armeni che aveva spinto Hitler ad affermare: “Chi si ricorderà degli ebrei? Chi ricorda ancora il massacro degli Armeni?”

E tuttavia, nel 2013, per il difensore dei diritti umani conosciuto come European Court of Justice negare  che il massacro degli armeni fosse un genocidio non era da considerare un atto criminale.

The European Court of Justice said that the genocide is a very narrowly defined legal notion that is difficult to prove…

Il crimine del silenzio continua.

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Jakob Dolinger, The case for closing the UN. International Human Rights -A Study in Hypocrisy

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