In league with the devil

 Il pregiudizio che colpisce gli ebrei non ha uguali in nessuna società, in nessun gruppo. Ci sono pregiudizi tra le varie sette dei cristiani e dei musulmani, degli Hindu, nei confronti di popoli che sono stati numericamente inferiori, politicamente deboli, del tutto inesistenti militarmente, negli  ultimi due millenni.

Ma nessun pregiudizio è stato così forte da produrre un richiamo continuo alla violenza e allo sterminio come quello contro gli ebrei.

 Esiste una lunga lista di pregiudizi anche contro i non-ebrei: pregiudizi enormemente radicati e terribilmente dannosi: degli uomini contro le donne, dei bianchi contro i neri, degli italiani del nord contro quelli del sud, degli americani contro gli immigrati latini, e così via. Ma sempre le vittime di tali pregiudizi sono considerate persone, non esseri o creature appartenenti a una differente categoria. Neppure un pazzo lo crederebbe. E tuttavia questo non avviene per quanto riguarda gli ebrei.

Sin dalle origini del cristianesimo, che considerò gli ebrei  come responsabili della morte di Gesù, il pregiudizio antisemita affondò le sue radici nella cultura occidentale: cristiani e non cristiani lo accettarono, credettero in esso, agirono di conseguenza e continuarono a diffonderlo. Il paradigma antisemita considera gli ebrei essenzialmente nocivi, malevoli, potenti, pericolosi.

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It should be clear that the foundational antisemitic paradigm is a specific, historically long-lived, and potent form of the broader phenomenon of antisemitism.

Scrive ancora Daniel Goldhagen in The devil that never dies:

The existence of evil and the many specific harms and suffering that ordinary people endure are hard to understand or accept in any age, particularly in a prescientific age, so Jews were said to be in league with the devil and responsible for them.

Cappella Sistina: il diavolo di Michelangelo nel Giudizio universale 

Prima di proseguire nella lettura, ripongo nel mio spazio un prezioso articolo di Giulio Meotti, Il diavolo Israele, pubblicato sul Foglio del 16 settembre 2013: l’autore commentando il libro di Goldhagen mette in evidenza come  l’antisemitismo globale fa, ora,  degli ebrei, un bersaglio da colpire non solo in Israele ma anche in tutto il mondo.

pregiudizio-antisemita-3Daniel Goldhagen ha dedicato tutta la sua ricerca accademica all’analisi del genocidio. Classe 1959, professore ad Harvard, Goldhagen lavora oggi al Minda de Gunzburg Center for European Studies della stessa prestigiosa università. Enfant terrible degli studi sulla Shoah, ha ottenuto fama internazionale con “I volonterosi carnefici di Hitler”, bestseller in tutto il mondo. Il giovane e fino ad allora sconosciuto professore figlio di un sopravvissuto all’Olocausto, Eric Goldhagen, costruì con quel libro un micidiale atto d’accusa contro gli oltre centomila “tedeschi comuni”, responsabili di aver ucciso milioni di ebrei, quando avevano la possibilità di non farlo, provando anche un certo gusto e senza porsi mai un problema di principio.

Goldhagen scoprì che agenti di polizia furono impiegati per giornate intere a sparare su uomini, donne e bambini, tutti nudi e allineati lungo fosse comuni scavate da loro stessi. E poi la sera tornavano tranquillamente a casa dalle loro famiglie, alle quali raccontavano le bravate del giorno. A volte le mogli andavano perfino a trovarli “sul lavoro” e assistevano a torture di ogni tipo. Esistono foto che documentano questi fatti, foto scattate dagli stessi ufficiali, che poi le portavano in ufficio dove ognuno poteva scegliere le più belle e conservarle come ricordo. In Germania il libro, che scatenò polemiche mai viste, ha ricevuto il prestigioso “Demokratiepreis” con laudatio di Jürgen Habermas. E ha fatto di Goldhagen un paria fra gli storici tedeschi Norbert Frei, Laus Hildebrandr, Eberhard Jäckel, Hans Mommsen, Hans-Ulrich Wehler, da lui accusati di “disinteresse incorreggibile quanto alle responsabilità dell’Olocausto”.

Goldhagen è stato anche uno dei pochi analisti che, invece di adorare quel ferro vecchio che è la memoria, si è dimostrato capace di leggere l’attualità attraverso la lente della tragedia storica. Così due anni fa ha pubblicato “Worse Than War”, in cui analizza le dinamiche degli stermini del Novecento, dal genocidio degli armeni ai crimini perpetrati da Stalin, da Mao e dai khmer rossi, fino ai musulmani bosniaci uccisi dai serbi, ai tutsi trucidati dagli hutu, ai curdi gasati da Saddam, alle tribù colpite nel Darfur. La tesi di Goldhagen è che le politiche di sterminio di massa non derivino da una sorta di decadenza morale e culturale degli assassini, traggono origine invece da razionali calcoli politici. A questo rilevante storico va il merito di aver saputo concepire l’islam politico come l’ultimo dei movimenti totalitari eliminazionisti del nostro tempo.

Adesso Goldhagen torna in libreria con “The Devil That Never Dies”, sterminato tomo sull’evoluzione dell’antisemitismo (pubblicato da Little, Brown and Company). “Abbiamo bisogno di un punto di vista più fresco, nuovo, sull’antisemitismo”, dice lo storico al Foglio, che qui anticipa il libro in Italia. “Questo odio, il più antico e duro a morire, è mutato: è l’antisemitismo globale con un elemento eliminazionalista, che fa degli ebrei un bersaglio ovunque nel mondo. L’antisemitismo è un insieme di principi, emozioni e pratiche che deprecano e minacciano gli ebrei e alla sua base ha il concetto che gli ebrei sono diversi dai non ebrei, sono minacciosi e potenti, un pericolo per i non ebrei. Si tratta dell’unico pregiudizio globale che vive in paesi con pochi o nessun ebreo, fra persone che non sanno nulla degli ebrei, fra gente che non ha mai conosciuto ebrei. Per la prima volta l’antisemitismo è globale, può essere rinvenuto ovunque nel mondo. Non solo in Europa. O nell’islam. I sondaggi in Europa mostrano che percentuali altissime di opinione pubblica hanno una visione demoniaca degli ebrei, che starebbero addirittura compiendo una campagna di sterminio contro i palestinesi. L’immagine dell’ebreo stereotipato è cambiata, siamo passati da Shylock a Rambo. Il discorso antisemita su Israele e i suoi ebrei, democrazia sotto assedio, li dipinge come mostruosi, come predatori che schiacciano i palestinesi. Nessun altro paese al mondo, nemmeno il Ruanda degli hutu nel 1994, la Corea del nord, l’Iraq di Saddam, è stato paragonato così spesso alla Germania nazista. Israele non ha diritto di esistere, quindi è giusto e necessario distruggere lo stato ebraico. Siamo tornati all’antisemitismo sterminazionista ed eliminazionista. Demoniaco, pericoloso, delegittimato, Israele va annientato. In una vignetta dell’Independent, Ariel Sharon è raffigurato come un cannibale che mangia bambini palestinesi, in una distruzione apocalittica scatenata da Israele. Quella caricatura ha vinto il premio vignetta dell’anno nel Regno Unito”.

Goldhagen sciorina numeri da paura: “Duecento milioni di europei vedono gli ebrei israeliani come simil nazisti”.Ricorrono nuovamente, spiega, tutti i topoi della vecchia pubblicistica antisemita, come l’infanticidio, l’omicidio rituale, il deicidio, l’avarizia, la malvagità innata, il doppiogiochismo. Di recente il Volkskrant, uno dei maggiori giornali olandesi, ha pubblicato una vignetta in cui Israele è paragonato alla Corea del nord come minaccia alla pace mondiale. Lo stato ebraico è rappresentato da un ebreo ortodosso, grasso, in abiti neri, e l’immancabile nasone (Joseph Goebbels chiamava l’ebreo “satana scarlatto dal naso adunco”).
In Spagna, solo tre giorni dopo che un attentatore palestinese aveva fatto strage di israeliani in una discoteca, il periodico liberal Cambio 16 pubblicò una vignetta in cui si vedeva Sharon con un naso adunco, in testa una papalina kippah, sul petto una svastica inscritta in una stella di David, che diceva: “Se non altro Hitler mi ha insegnato come invadere un paese e distruggere ogni insetto vivente”. Il giornale norvegese Dagbladet ha pubblicato una vignetta in cui si vedono terroristi palestinesi, liberati in cambio di Gilad Shalit, provenienti da una prigione che reca l’insegna del lager di Buchenwald: “Jedem das Seine” (a ciascuno ciò che merita). Oggi ormai i più grandi giornali d’Europa incolpano l’intero popolo israeliano, lanciando accuse del sangue a livello economico, religioso e politico; lo indicano fra gli obiettivi a uso dei terroristi arabi; paragonano Gaza a Guernica, Jenin a Katyn e la barriera di sicurezza al ghetto di Varsavia; reinventano la storia della Terra Santa per proclamare che la sovranità ebraica è un complotto scellerato.

Goldhagen enumera i nuovi antisemiti: “Laici, di sinistra, difensori dei diritti umani”, antisemiti terzomondisti e umanitaristi, che fanno base nelle burocrazie internazionali, nelle ong e al Palazzo di vetro: Navi Pillay, commissario Onu per i diritti umani e grande accusatrice d’Israele; intellettuali come Stéphane Hessel, il blasonatissimo autore di “Indignatevi”, che ha promosso il boicottaggio delle merci israeliane, infine “La Israel Lobby” di John Mearsheimer e Stephen Walt, che Goldhagen paragona ai “Protocolli dei savi anziani di Sion”. “L’assalto a Israele dopo il 1967 è stato particolarmente forte nella sinistra”. Prendiamo lo scrittore portoghese José Saramago, premio Nobel per la Letteratura. Secondo Goldhagen, il suo articolo sul País del 21 aprile 2002 è un distillato dei nuovi classici antisemiti dell’opinione pubblica occidentale. “Per Saramago, gli ebrei sono differenti, sono malevoli, potenti, razzisti, mostruosi. E’ difficile immaginare un altro prominente intellettuale europeo scrivere una simile diatriba contro un altro gruppo etnico”.

Goldhagen prende di petto anche il palestinismo, ovvero l’ideologia antisraeliana promulgata dai gruppi arabi palestinesi: “Negano che Gesù fosse ebreo, negano che gli ebrei siano un popolo, negano che gli ebrei abbiano una umanità, negano che gli ebrei abbiano diritto alla vita”. Si tratta, dice Goldhagen, di un “negazionismo nuovo”, persino più sinistro di quello osceno e lampante dell’Olocausto. Un negazionismo che viene da “medici, avvocati, insegnanti”, le classi acculturate dell’occidente.
“Le menzogne su Israele sono state tremendamente efficaci nel convincere le persone. D’altronde, la più grande menzogna di Hitler fu proprio contro gli ebrei. In questo senso gli antisemiti che assaltano Israele sono gli eredi di Hitler. E’ la falsa idea per cui sarebbe Israele a produrre antisemitismo, anziché la reale concatenazione per cui l’antisemitismo produce antisraelismo”.
Secondo Goldhagen, è Israele oggi il bersaglio di una vera e propria internazionale dell’odio. “In quanto terra politica degli ebrei, gli antisemiti hanno centrato il loro fuoco sullo stato d’Israele. L’esistenza di un potente e indipendente stato degli ebrei, una democrazia sotto assedio che Freedom House giudica ‘free’ come gli Stati Uniti, è una minaccia, che gli antisemiti vogliono indebolire e al fine distruggere. Gli antisemiti sono disturbati dall’immagine degli ebrei con potere, perché significa che non saranno servili. E’ il mondo alla rovescia. Israele, colosso militare regionale, è l’incarnazione del potere degli ebrei per eccellenza”.   

Goldhagen non risparmia critiche all’islam in sé: “Il Corano e gli Hadith trattano gli ebrei in modo orribile, gettando le basi del paradigma antisemita del mondo arabo-islamico. C’è stata un’enorme crescita dell’antisemitismo negli ultimi vent’anni, in Europa e in giro per il mondo. Ma il fenomeno più rilevante è rappresentato dall’antisemitismo che si è sviluppato nelle nazioni islamiche, dove gli israeliani e gli ebrei vengono dipinti con le stesse immagini demonologiche che possono essere trovate nel repertorio della Germania nazista. Il discorso islamico antisemita ha infuso un’anima violenta nell’antisemitismo globale. In Siria le immagini mostrano combattenti lealisti che uccidono e mutilano i ribelli sunniti. Un comandante dei ribelli è stato ripreso mentre estrae un organo di un combattente governativo, promettendo lo stesso destino agli alawiti. I palestinesi e altri musulmani minacciano gli ebrei israeliani di fare la stessa fine. ‘Il totale annichilimento di Israele’, come ha detto nel maggio 2012 il capo di stato maggiore iraniano, generale Hassan Firouzabadi. Nella sua ricerca della distruzione di Israele, l’Iran è pronto a soffrire delle perdite. ‘Noi amiamo la morte mentre loro amano la vita’”.
L’antisemitismo ha conosciuto tre fasi e noi stiamo vivendo proprio quest’ultima. “La prima, quella cristiana, con il giudaismo visto come ‘falsa’ e ‘oscura’ religione. Il secondo, nel XIX secolo, con il darwinismo sociale, gli ebrei come classe irredimibile e potente. La terza fase, avviata negli anni Novanta, vede gli ebrei come un mostro globale. Siamo passati dall’antisemitismo religioso, cresciuto in epoca cristiana, all’antisemitismo moderno, di cui quello nazista è stato la massima espressione, fino a questa terza fase, l’antisemitismo globale. Gli ebrei hanno ucciso il figlio di Dio, sono nemici di Dio, sono a patti col diavolo, sono i nemici di Allah, uccidono i bambini musulmani, hanno iniziato tutte le guerre, corrompono le fondamenta morali della società, avvelenano i pozzi, seducono le donne non ebree, sono dietro la prostituzione, sono criminali, disonesti, insidiosi, cospirano, schiavizzano l’umanità, stanno dietro al capitalismo, al comunismo, all’Unione sovietica, hanno inventato l’Aids, sono dietro l’11 settembre, hanno causato la guerra in Iraq e la crisi finanziaria del 2008, sono l’avanguardia dell’occidente per distruggere l’islam. Come si vede, l’antisemitismo è una demonologia, un male che cambia forma, ma che non morirà mai”.

La previsione di Goldhagen non lascia scampo: “I tabù antisemiti ancora tengono in Europa. Ma le barriere contro gli ebrei israeliani sono cadute. L’Olocausto avrà anche guarito gli europei dall’antisemitismo, ma il mondo è ancora una volta infettato da simili piani. Gli ebrei non sono civili. Gli ebrei in Francia sono come gli ebrei di Tel Aviv. Ipso facto, vanno entrambi uccisi”. Questo lega, chiosa infine Goldhagen, il volonteroso carnefice Mohammed Merah, che fece strage di bimbi ebrei alla scuola Ozar Hatorah di Tolosa, e il kamikaze palestinese che fece strage di anziani ebrei sopravvissuti alla Shoah dentro al Park Hotel di Netanya.
E’ questo il male evocato dal titolo del libro di Goldhagen: “Il diavolo è tornato. Si è insinuato fra centinaia di milioni di persone. Ha convinto intere masse a torturare il nome di Dio. Questo diavolo è l’antisemitismo. Ed è una piaga dell’umanità”.

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Daniel Jonah Goldhagen, The devil that never dies

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Informazioni su Velia Loresi

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