La colpa di essere nata

Liliana è una bambina di otto anni che conduce un’esistenza tranquilla nella casa milanese in corso Magenta, dove abita con i nonni e il papà. Ma la sua vita, come quella di tanti altri,  è sconvolta dalle leggi razziali: Liliana apprende che non potrà continuare a frequentare la scuola pubblica dove è stata per due anni : non avendo mai fatto nulla di male, non capisce i motivi per i quali viene mandata via, si sente colpevole per qualcosa che non ha commesso.

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Milano, corso Magenta, dove è la casa nella quale Liliana Segre ha vissuto da bambina

Ed era una realtà che dovevo accettare: non potevo più andare a scuola in via Ruffini perché ero ebrea, io che in casa non avevo mai sentito parlare di ebraismo. Questa mancanza di identità che i miei mi avevano trasmesso si è rivelata come una grave assenza: se avessi avuto una consapevolezza della mia appartenenza ebraica, forse avrei sopportato certi eventi, allora e in seguito, con uno spirito diverso, con più coscienza. Invece avvertivo solo la crudezza e la tristezza di parole che a otto anni non si conoscono: “Diversa, quella lì è ebrea”. Ho cominciato a tacere, il silenzio ha rappresentato una costante nella mia vita fino a pochi anni fa, quando ho deciso di diventare una testimone della Shoà.

Nel gennaio del 1944, Liliana è nel carcere di San Vittore, rinchiusa in una piccola cella assieme al padre: è l’affetto reciproco che li aiuta a superare quei momenti difficili.

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“I detenuti di San Vittore furono capaci di pietà, ricchi nella loro povertà assoluta di detenuti in tempo di guerra. Fu un viatico umano indimenticabile”. 

La Gestapo convocava di continuo gli uomini ebrei per sottoporli a interrogatori spietati: li picchiavano e li torturavano per saper dov’erano i nostri soldi e per stanare i nostri amici e parenti che si erano nascosti.

Sapevano tutto di noi, disponevano di elenchi particolareggiati che erano già serviti per gli arresti, quei rastrellamenti in tutta Italia casa per casa. Elenchi che questori e prefetti italiani avevano consegnato ai tedeschi con grigio e vergognoso zelo. Conoscevano i nostri indirizzi, la composizione di ogni nucleo familiare, il ceto sociale, la condizione economica.

Vergognoso!

Anche a Liliana (non servirà granché, ma sento che devo farlo) chiedo scusa per quello che siamo stati, per la nostra indifferenza, per le sofferenze inflitte ad una ragazzina di tredici anni che aveva un’unica colpa: quella di essere ebrea. liliana-segre

Liliana Segre, testimone della Shoà

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Emanuela Zuccalà, Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoà

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