Una temibile Dar-a-islam francese

Nelle pagine del suo libro “Il suicidio francese”, esaminando a fondo la società francese in ogni suo aspetto, Zemmour ribadisce con forza lo stesso concetto: la sottomissione progressiva, inarrestabile della Francia all’Islam e la perdita della sua identità nazionale dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi.  Il quadro è chiaro: i primi immigrati erano almeno in parte ben disposti ad allontanarsi dalle usanze del paese d’origine: le ragazze avevano nomi francesi, venivano proibite la poligamia e l’infibulazione, gli abiti ispirati al profeta erano sostituiti da un abbigliamento più adatto ad un clima diverso, veniva messo da parte l’autoritarismo dei fratelli maggiori nei confronti delle sorelle.

Con la globalizzazione del paese imposta dalle élite economiche e culturali e attraverso un’ efficace propaganda antirazzista, rischia di essere accusato di razzismo chi osa difendere le proprie condizioni di vita, stravolte dalla distruzione dei punti di riferimento tradizionali.

Con il ricongiungimento familiare voluto da Giscard negli anni Settanta, nascere sul territorio francese diventa l’equivalente di un diritto di possesso, una conquista. Da quel momento, ogni azione dell’esistenza umana, cibo, amicizie, matrimonio, abbigliamento, socialità, è stata sottoposta al controllo rigoroso della Legge religiosa, favorendo la nascita di una temibile Dar-a-islam francese.

velo-islamico

 Nel suo libro “Quatre.-vingt-treize, Gilles Kepel rivela che alle spalle delle studentesse velate di Creil si agitava l’ombra dei militanti islamisti

 Sfogliando le pagine, leggo le riflessioni dell’autore sul velo islamico…

…Il velo non riguarda più le donne se non come segno di controllo, non da parte degli uomini, ma dell’intera comunità dei credenti. Ed è per tale ragione che i dibattiti democratici, le formule magiche femministe, le decisioni del Consiglio di Stato o le leggi non hanno alcuna presa. Quel velo è il simbolo dell’inizio di una organizzazione islamica della società. Fa della donna che lo porta un modello e un motivo di rimorso per chi non lo ha ancora adottato. Ciò significa che la comunità osserva e sorveglia i suoi membri.

La questione sollevata da quel pezzo di stoffa non era dunque quella della laicità, ma quella dell’assimilazione.

..e sulla globalizzazione in Francia.

La Francia non era più un paese diverso dagli altri, ma un angolo indistinto del pianeta: non più un popolo ma un agglomerato indifferenziato di individui, nati per caso sulle strade di Parigi o altrove; non era più una nazione sovrana, ma dei cittadini del mondo costretti ad accogliere altri cittadini del mondo, dei puntini anonimi sul globo, degli individui qualunque che vengono da ovunque in qualsiasi momento, e che si piazzano dove vogliono.

Francia, nazione non più sovrana in nome del multiculturalismo

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Éric Zemmour, Il suicidio francese

Il suicidio francese

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