Il senso mutato delle parole

Non sono esperta di diritto ma penso che avrei dovuto avere l’occasione di leggere molto prima questo libro di Eric Zemmour il quale svela con chiarezza il percorso in  discesa che, iniziato il 16 luglio 1971, ha portato alla “priorità del diritto” in Francia.

Nel 1958, in Francia, i principi fondamentali enunciati dalla Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, vengono inseriti assieme a quelli del 1946 come riferimento filosofico (e non come un testo giuridico) nel preambolo della Costituzione. E tuttavia la decisione del Consiglio costituzionale  presieduto da Gaston Palewski di annullare la legge Marcellin (sulla libertà di associazione) con la motivazione che essa deroga a uno dei principi fondamentali enumerati nella Dichiarazione del 1789 è simile ad un piccolo sasso che, rotolando, provoca una valanga.

Palais Royal sede del Consiglio costituzionale

Parigi. Palais Royal, sede del Consiglio costituzionale

È appunto in quel 16 luglio 1971 che abbiamo lasciato senza saperlo le sponde della Repubblica fondata nel 1789 con il suffragio popolare e che siamo entrati, ad occhi chiusi, nel cammino accidentato del governo dei giudici.

Frontone di Palais Royal sede del Conseil_constitutionnel

Frontone del Palais Royal

Tornando indietro nel tempo, il Consiglio costituzionale era stato creato dal generale De Gaulle per proteggere l’esecutivo dal potere del Parlamento. Il suo ruolo di controllo di costituzionalità era limitato al rispetto da parte del Parlamento della propria limitata competenza legislativa.  Alla guida del Consiglio De Gaulle aveva posto il fedelissimo Gaston Palewski.

Tuttavia, alla morte di De Gaulle, Palewski, che odia Pompidou, si erge a difensore delle libertà: ora il giudice può frugare nelle dichiarazioni del 1789 e del 1946, le interpreta e le impone ai partiti, le fa rispettare come se avessero valore costituzionale.

Anche Giscard d’Estaing è dalla parte dei giudici: d’ora in poi deputati e senatori dovranno presentare ogni legge davanti al Consiglio e la politica viene costantemente sottoposta al diritto. Nel 1985 il presidente Mitterand pone a capo del Consiglio Robert Badinter che, a Palais Royal, consente che il Consiglio diventi un’arma di guerra politico-giuridica. Il Consiglio passa da un controllo tecnico della legge a una censura politica del suo contenuto. I politici sia di destra che di sinistra non si oppongono e le maggioranze, anticipando le censure del Consiglio, eliminano i progetti di legge che rischiano di essere respinti.

Nel 2007, Nicolas Sarkozy  pensa che sia opportuno consentire ai semplici cittadini il diritto di attaccare una legge davanti al Consiglio costituzionale.

Il Consiglio di Stato e la Corte di Cassazione hanno riconosciuto la superiorità  del diritto europeo sulle leggi nazionali ed è stata modificata la Costituzione per renderla conforme al trattato europeo (al contrario di ciò ha fatto la suprema Corte tedesca modificando i trattati europei per renderli conformi alla Costituzione tedesca).

De Gaulle nel 1968

Il generale De Gaulle aveva concepito le istituzioni della V Repubblica come un nuovo Consolato per ridargli la sua libertà d’azione -e la sua efficacia- rispetto ad uno Stato imbrigliato dai giochi di partito, dalle fazioni e dai feudalismi.  “Ricordatevi di quello che vi dico”, aveva avvertito. “Prima c’è la Francia, poi lo Stato, da ultimo, quando la maggior parte degli interessi dei due sono salvaguardati, c’è il diritto”.

Dopo la sua morte, abbiamo capovolto la piramide gerarchica: prima c’è il diritto, poi lo Stato e infine, quando non è messa alla gogna, la Francia. Il culto germanista dello stato di diritto ha soppiantato la suprema ragione di stato gollista grazie all’ intermediazione della “priorità del diritto” richiamata costantemente in tutti i trattati europei. Le parole hanno mutato di senso.

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Éric Zemmour, Il suicidio francese

Il suicidio francese

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