Attraverso la morte del padre

Nel ’68  concetti come Derisione e Destrutturazione distruggono le strutture tradizionali di famiglia, lavoro, stato, scuola. Jean-Francois Revel intuisce che la nuova rivoluzione giunge dagli Stati Uniti: è la rivoluzione delle minoranze, dei neri, delle femministe, dei gay. Si affermano un universalismo, un amore sconfinato per l’altro che finiscono per diventare odio verso se stessi.

1 Maggio '68Lo stesso de Gaulle il quale tanto ha fatto nel tentativo di restaurare il prestigio, la grandeur della Francia,  durante il Maggio ’68 comprende  che ciò che è morto non può più essere risvegliato. All’inizio da l’ordine di reprimere le rivolte. Di sparare alle gambe e, per fortuna, i suoi ordini non vengono eseguiti. Ma quando, l’11 maggio, Pompidou fa riaprire la Sorbona compie, secondo Éric Zemmour (che pure a suo tempo ha applaudito), un’azione sbagliata: questa capitolazione avrà come conseguenza il rinfocolarsi della rivolta.

Zemmour è sicuramente di parte. Afferma che la distruzione della famiglia patriarcale ha significato la distruzione di un’istituzione che, non certo concepita come luogo della felicità privata, consentiva comunque di fondare un popolo, una società, una nazione.

2 Maggio '68…ondate di femminilizzazione e di universalismo post-cristiano ruppero le dighe di una Francia ancora patriarcale che ancora poggiavano sul potere del padre in casa come a capo dello Stato.

La vittoria della rivoluzione passava attraverso la morte del padre. Di tutti i padri. Era la condizione indispensabile alla riuscita di una rivoluzione. Già nel 1793 la condanna a morte di Luigi XVI aveva ghigliottinato tutti i padri, come ebbe a notare Balzac. Ma Bonaparte, con il codice Civile, aveva rimesso il padre sul suo trono. Anche De Gaulle, dopo centocinquanta tentativi istituzionali, riuscì a rimetterlo alla guida dello Stato. È questo lavoro secolare di restaurazione che è stato saccheggiato.

3 Maggio '68La perdita di potere della famiglia tradizionale ha portato altre sofferenze e insoddisfazione continua. Ma il padre andava scalzato, è morto e, per molti, è bene che sia stato così. Ed è bene che non si torni mai più indietro. Leggo ancora Zemmour:

Il rifiuto del nazismo dopo la guerra spinse alcuni intellettuali tedeschi a ricercare e a trovare nel ceppo familiare tedesco l’origine del nazismo e soprattutto dell’incomprensibile (ai loro occhi) sottomissione del proletariato tedesco al delirio hitleriano. D’improvviso le consuete spiegazioni socio-economiche non ebbero più valore; solo la famiglia e il padre, questo tiranno, erano la causa di tutto.

La ricerca di nuovi equilibri richiederà, nel tempo,  sforzi e grandi intelligenze e non aiuta rimpiangere un passato che non può, non dovrà tornare.

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Éric Zemmour, Il suicidio francese

Il suicidio francese

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