Innovazione intellettuale

 Dopo il caso Dreyfus, negli ultimi anni dell’Ottocento, problemi veri e certamente tragici prendono forma. Mentre gli assunzionisti scatenano una campagna antiebraica, i giovani intellettuali ebrei, dopo aver chiesto giustizia per Dreyfus, esigono una vittoria totale. Ma, così facendo, offrono ai nemici un’inquietante prova della potenza intellettuale ebraica. Ciò che le autorità ebraiche temevano sta accadendo: facendo dell’affaire Dreyfus una questione di grande importanza si è messa in moto una macchina assai difficile da fermare.

Nel fermento vivissimo di intelligenze in questo scorcio di secolo spicca quello che,  nella sua storia avvincente come un romanzo, Paul Johnson considera il più significativo, il più grande di tutti gli innovatori ebrei: Sigmund Freud.

Non che Freud fosse un credente, e tanto meno un credente nella Torah. Considerava la religione in genere una forma di illusione collettiva e tutta la sua opera tendeva a dimostrare che le convinzioni religiose (e altre credenze) erano interamente opera umana. Le testimonianze non sono concordi su quanto ebraico e quanto yiddish sapesse, e la sua cultura, piuttosto che giudaica, era europea, classica e scientifica; scriveva in uno splendido tedesco, e il suo stile gli valse il premio Goethe.

Sigmund Schlomo Freud Sigmund Schlomo Freud. Per il suo essere ebreo, Freud appare libero da quei pregiudizi che limitano gli altri nell’uso del loro intelletto.

Quando scopre la psicoanalisi, Freud smette di interessarsi della medicina ufficiale e i suoi interessi si spostano dalla posizione di medico a quella di terapeuta. È una specie di conversione di tipo ebraico: egli vuole scoprire i segreti della natura intima dell’uomo, una ricerca, la sua, essenzialmente religiosa. Prende molti elementi del giudaismo e fonda un nuovo sistema di leggi quasi religioso. “Noi possediamo la verità” scrive. A Roma si ferma ogni giorno ad osservare la statua di Mosè che considera il fondatore del  giudaismo. Ed è mosaica la sua convinzione di essere nel giusto.

 Carl Gustav Jung

Carl Gustav Jung, antropologo svizzero. Per Freud, la rottura con Jung è particolarmente amara. Jung, infatti, avrebbe dovuto essere il Giosuè di Freud-Mosè.

Se è intollerante, Freud è anche molto coraggioso nel difendere quella che egli considera la verità. Dà all’ umanità un nuovo specchio cambiando radicalmente il modo in cui le persone si vedono.

 Alfred_Adler_

Alfred Adler. L’espulsione degli eretici viene accompagnata da un forte odio da parte di Freud, che considera Adler “spazzatura”.

…il risultato finale di questa furiosa attività intellettuale e di questa innovazione intellettuale della fine del secolo, attività nella quale si vide che gli ebrei avevano una funzione di guida, fu di produrre non soltanto una corsa alle armi fra progressisti e conservatori, ma anche un diffuso senso di smarrimento e di ansia. I nuovi intellettuali ebrei secolari percepivano quest’atmosfera non meno fortemente degli altri, anche se vi contribuivano con il loro lavoro.

Quando, all’ inizio del nuovo secolo, l’Europa perde la ragione in un’enorme danza di distruzione, la condizione degli ebrei appare drammaticamente trasformata.

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Paul Johnson, Storia degli ebrei

Storia degli ebrei

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