L’ odio per se stessi

Odio verso se stessi: un filo sottile lega personaggi geniali come Heinrich Heine (Detestava essere ebreo.  Scrisse delle “tre brutte malattie, la povertà, il dolore e l’essere ebreo.”)

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Moritz Daniel Oppenheim, Ritratto di Heinrich Heine.  I contemporanei di Heine non gradiscono che un ebreo abbia un orecchio talmente perfetto per la loro lingua da scrivere poesie tra le più belle. Per Paul Johnson è come se un talento raffinatissimo si sia distillato nel ghetto per molte generazioni emergendo poi all’ improvviso e trovando nel tedesco dell’inizio del 1800 il suo strumento perfetto.

e Karl Marx (Marx era un pensatore ebraico, era anche un pensatore antiebraico.)

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Karl Marx. Mentre cerca, ogni volta che gli è possibile, di nascondere le proprie origini ebraiche, Marx attacca ferocemente gli avversari che fanno la stessa cosa.

Per Karl Jasper, lo stile di Marx non è quello del ricercatore, egli adduce solo ciò che sostiene e conferma le sue verità, non investiga ma rivendica qualcosa con la convinzione non dello scienziato ma del credente. E tuttavia il suo antisemitismo ha profonde radici sia nella corrente idealista tedesca che in quella socialista francese.

Marx assorbì da entrambe queste correnti, aggiungendo a quelle torbide acque i flutti della propria angoscia. Nel suo studio sugli ebrei rivoluzionari lo storico Robert Wistrich interpreta l’odio di alcuni di loro per se stessi come il riflesso della furia di esponenti di talento di una minoranza oppressa cui viene negata la posizione e il riconoscimento sociali che il loro valore avrebbe meritato.

I pensatori dell’illuminismo, sia francesi sia tedeschi, sostenevano che gli aspetti sgradevoli del giudaismo dovevano essere eliminati prima che l’ebreo potesse essere libero: gli ebrei contro i quali veniva esercitata tale discriminazione accettavano questo concetto e così indirizzavano spesso la loro rabbia più contro l’ebreo non riformato che contro i persecutori di entrambi.

L’odio per se stessi si concentrava sull’ ebreo del ghetto, che era naturalmente l’archetipo per gli antisemiti. Heine, che in verità sapeva molto poco di come la maggior parte degli ebrei vivesse realmente, quando l’umore lo portava a detestarsi faceva appello a tutti i tipici luoghi comuni antisemiti. Marx, che ne sapeva ancora di meno, si ispirava per i suoi scherzi direttamente al caffè studentesco dei gentili. Ed entrambi usavano caricature del ghetto per tormentare ebrei istruiti e battezzati come erano loro stessi.

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Paul Johnson, Storia degli ebrei

 Storia degli ebrei

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