La costruzione della Torre Antonia

Erode il Grande, re di Giudea dal 37 a.C. sino alla morte quattro anni prima dell’era cristiana,  figura con molte luci ma anche con tante ombre, era per me poco più che un nome. Mi appare ora nitida nelle pagine della “Storia degli ebrei” di Paul Johnson.

Sostenitore della civiltà greco-romana e politico brillante anche se capriccioso talvolta al limite della follia, Erode si serve delle sue doti diplomatiche per assicurarsi l’appoggio di chiunque sia al potere a Roma. A capo di un esercito di fanti e cavalieri romani stermina brutalmente gli asmonei, ebrei rigoristi, e la storia della strage degli innocenti appare del tutto verosimile se si considera il suo reale modo di agire. Fa in modo di indebolire il potere del giudaismo rigoristico separando religione e Stato, mandando a morte i membri più in vista del Sanhedrin e rendendo questo un tribunale esclusivamente religioso.

Erode il Grande

L’unità assicurata dalla potenza di Roma apre un periodo di grande prosperità ed Erode elargisce le sue ricchezze a molte città orientali, finanzia le istituzioni della cultura greca e protegge dalla decadenza i giochi olimpici. Fra le sue opere vi sono la ricostruzione del tempio di Apollo a Rodi e la costruzione di una nuova grande città, Cesarea, col porto artificiale più grande di quello del Pireo. A Gerusalemme Erode fa edificare, tra le altre sue dimore regali, una massiccia fortezza, la Torre Antonia.

 Per Erode la costruzione della Torre Antonia a Gerusalemme rientrava in un piano politico, anzi quasi geopolitico. Quando aveva conquistato la città nel 37 a.C., con la potenza delle legioni romane, era stato soltanto con grande difficoltà che era riuscito a persuadere i suoi alleati a non cacciarne tutti gli abitanti e a non distruggerla, perché si era fatto l’idea che fosse un posto ingovernabile. Erode propose di internazionalizzare la città, di introdurre nuovi ebrei per correggere i difetti dei vecchi e di farne la capitale non soltanto della Giudea ma di tutta la razza ebraica. Egli considerava gli ebrei della diaspora più illuminati di quelli palestinesi, più aperti alle idee greche e romane e più disponibili a incoraggiare a Gerusalemme forme di culto compatibili con il mondo moderno. Nominò ebrei della diaspora a cariche pubbliche nella capitale e voleva rafforzare la loro autorità incoraggiando altri ebrei della diaspora a recarvisi regolarmente. Torre AntoniaRicostruzione della Torre Antonia visibile presso l’Israel Museum a Gerusalemme

Solo dopo essersi assicurato il controllo materiale della città, Erode convoca, nel 22 a. C., un’assemblea nazionale per annunciare l’opera alla quale dedicherà il resto della sua vita, la ricostruzione del Tempio, il quale dovrà essere talmente grandioso da superare in gloria quello di Salomone.

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Paul Johnson, Storia degli ebrei

Storia degli ebrei

 

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Dopo aver conservato nel mio taccuino le note su Erode il Grande, ho fatto qualche ricerca in Internet e mi sono resa conto che forse non sarebbe stato bene inserire un personaggio come questo in una raccolta chiamata “Israele per sempre”. Forse Erode non era “del tutto” ebreo?

Ho deciso di “tenerlo” ma se dovessi capire di aver sbagliato sono pronta a cancellare tutto.

 

 

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